Chi era Bava il Beccaio? Gianni De Gennaro nella squadra di Monti…

(Valentina Ascione) – E’ uno schiaffo, l’ennesimo, alle vittime delle violenze del G8 del 2001 la nomina, deliberata dal governo, del prefetto Gianni De Gennaro a sottosegretario di Stato, con delega ai servizi segreti. Quel De Gennaro che da Capo della Polizia fu accusato di aver istigato alla falsa testimonianza il questore di Genova nel processo per il sanguinoso raid alla scuola Diaz; condannato in appello ma assolto in Cassazione lo scorso novembre: una sentenza accompagnata da non poche polemiche. Proprio come la sua nomina, nel 2008 con il governo Berlusconi, ai vertici dei servizi segreti come direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza. Incarico ricoperto fino ad oggi.

E pensare che la recente uscita del film di Daniele Vicari ha tentato di riportare a galla la memoria su Genova. Di ripercorrere, attraverso gli atti processuali la notte della “macelleria messicana” alla Diaz. Una notte notte del diritto. Tra le mura della caserma di Bolzaneto si consumò quella Amnesty International ha definito “la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale”.

Diaz, il film, vuole contrastare e invertire la tendenza alla rimozione collettiva che nel nostro Paese si applica con grande agilità a tutto ciò che rischia gettare ombra sullo stato di diritto, sui principi democratici e sul rispetto dei diritti umani universalmente riconosciuti. E si propone, inoltre, di offrire un’occasione di riconciliazione tra i cittadini e le forze dell’ordine, sollecitando una reazione che fosse in grado di sanare quella profonda frattura causata dalle violenze di Genova, come ha spiegato a questo giornale il produttore Domenico Procacci. Magari attraverso un’assunzione di responsabilità e una parola di scuse che in undici anni non è mai stata pronunciata, mentre i responsabili di restavano ai propri posti mai nemmeno sfiorati da richiami o azioni disciplinari.

Invece, ecco un’altra sberla alla memoria, alla verità, alla giustizia. Questa nuova nomina, ovviamente legittima (non saremo certo noi, da garantisti quali siamo, a insinuare il contrario) da un punto di vista della legge, ma che allunga quella catena di opacità del potere capace di sopravvivere ai governi, alle stagioni politiche, alle crisi finanziarie. Una catena che si allunga, sottotraccia, mentre tutto finge di cambiare affinché nulla cambi. E un altro colpo di spugna passa su quel sangue, il sangue di Genova, che nessuno dovrebbe lavare.

Valentina Ascione
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