Cari amici di Fli, vi scrivo…

Cari amici di Fli,

iniziamo subito con una precisazione: non ne conto molti di amici fra voi. Diciamo: Claudio Barbaro, Fabio Granata, Flavia Perina, Luciano Lanna e pochi altri…  ed è quindi sostanzialmente a loro che mi rivolgo.

Io vi seguo nelle peripezie del vostro partito dai tempi del dito puntato di Gianfranco Fini contro il cavalier Berlusconi. Addirittura, mi ero entusiasmato per il discorso del vostro leader a Mirabello nel 2010 [leggi QUI]. M’ero tanto entusiasmato che partecipai perfino alla convention della vostra culla in quel di Milano nel febbraio 2011 (Flavia Perina, bontà della sua fantasia creativa, mi ricorda ancora mentre mi davo da fare negli stand…). E, poi, sia pure da indipendente, accettai di candidarmi in quello splendido esperimento che fu la lista Pennacchi-Fli di Latina, a maggio dell’anno scorso.

La cosa non fu per me facile: capirete bene che per un refrattario agli schieramenti come sono, aderire a quel progetto fu un’enorme fatica. Eppure, la feci. Fui stupido, fui miope, mi lasciai illudere? Probabilmente, sì… Eppure, in quel momento, a cavallo fra il 2010 e il 2011, ho pensato che qualcosa, sulla scorta di quel famoso dito puntato, potesse muoversi nella direzione giusta: lotta al berlusconismo imperante, nascita di un nuovo partito libertario e anticapitalista, navigazione verso la terza repubblica. Qualcosa, insomma, che valesse il mio impegno e il mio – per usare uno slogan che vi piace – “metterci la faccia”. Sia chiaro: non ne sono pentito, non è nel mio stile. Ma certo un’autocritica mi è doverosa.

L’autocritica parte dal dopo voto di sfiducia al governo Berlusconi del dicembre 2010. Era un voto dirimente: avesse avuto successo, probabilmente non ne staremmo a parlare qui e adesso. Berlusconi a casa, per un’operazione politica targata soprattutto Fli, avrebbe segnato il punto. Purtroppo, le cose non andarono secondo auspici. Comprati 5 o 6 parlamentari dalle file di opposizione, Berlusconi scavalcò il crinale dell’indecenza…  Ma, voi, e dicendo voi intendo soprattutto lui, Fini, che avete fatto? Già all’indomani vi siete imbarcati in un’avventura senza orizzonte targa Terzo Polo, con l’ex democristiano Casini e con il neoguelfo Rutelli… Qual era la prospettiva? Con una lungimiranza che solo le donne del popolo possiedono, sempre su questo foglio elettronico, Il Fondo, Sabrina de Gaetano [leggi QUI] lo aveva predetto: “non voglio morire democristiana”. Potete darle torto, oggi che perfino Pierfurby Casini vi ha scaricato?

I risultati di questa imbarcata erano facilmente prevedibili. Da tutti, tranne che da Fini. Crollato il governo Berlusconi e affidato il mandato a Mario Monti, non avete battuto ciglio: applausi a scena aperta all’uomo della Goldman Sachs e delle banche affiliate e via a celebrare la liberazione dall’uomo di Arcore. E qui i nodi sono venuti al pettine: perché finito Berlusconi, senza un’idea di alternativa alla sua politica, è finito pure l’antiberlusconismo di tutti ma, soprattutto, il vostro. Un antiberlusconismo che rifletteva le mascherate di Repubblica e de Il Fatto: fuori i bunga-bunga presidenziali e il mondo ci sorriderà. Un moralismo di bassa, bassissima lega che avrà pure prodotto i suoi frutti, ma che nella sostanza politica non voleva dire niente.

Infatti, non erano i bunga-bunga di Silvio Re, il male. Il male era una politica liberista incapace di tutto e, per sovrapprezzo d’incapacità, di assolvere i diktat della Bce. E’ venuto Monti e voi lo avete accolto come salvatore della Patria. Ricordo bene il vostro coordinatore nazionale, Italo Bocchino, avanzare d’acchito l’ipotesi che Mario Monti sarebbe stato il vostro leader politico alle elezioni del 2013.

Ma c’è di più. “Mai più con il Pdl”, dicevate. Eppure, alle recenti ammministrative in più di qualche comune, vedi Verona ad esempio, proprio con il Pdl vi siete associati. E i risultati si sono visti…

Ora, Fabio Granata dice che quel dito puntato contro Berlusconi fu un’occasione sprecata. E ha ragione. Dice pure che l’appiattimento sul governo dei banchieri è un errore. Non mi piace fare il grillo parlante, ma siccome io lo avevo detto a monte, non vi appaia, il mio, un gracidar di cicale: era fin troppo evidente che ancorati al peggior presidente del Consiglio (Monti) e al peggior presidente della Repubblica (Napolitano) nella storia infausta di questo strano Paese (il nostro: l’Italia) gli esiti sarebbero stati questi.

Lasciatemelo dire, avete perso una grande occasione: quella di essere veramente l’alternativa politica in questo Paese che non sapendo più a quale santo votarsi, pur di non votare Pdl o Lega non sceglie voi, ma il movimento qualunquista a 5 stelle di Beppe Grillo. E perché l’avete persa? Per seguire le tesi di Fini. Ma Gianfranco Fini non ha mai avuto tesi politiche… Ha, invece, sempre avuto chiara la sua ambizione personale. Da ultima, quella di fare il presidente della Repubblica alla scadenza del mandato del suo nuovo (ennesimo per lui, Fini, l’eterno secondo) “numero uno”: Giorgio Napolitano.

Cari amici di Fli, io non sono un politico e non so dirvi cosa dovete fare. E anche se lo sapessi non ve lo direi: le decisioni e le risposte spettano a voi. I poeti possono fare solo due cose: sbagliare versi e porre domande…

Cordialmente…

miro renzaglia

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