Brutto è bello. Ma il lifting è di destra o di sinistra?

(Angela Azzaro) – I tradizionali steccati valoriali, già profondamente in crisi a causa dei sacri dettami della Bce, sembrano saltare davanti all’annoso nodo della bellezza e del rapporto con il proprio corpo. Rifarsi è di destra o di sinistra?

La sinistra che, in tutte le salse e in tutti i tempi, ha predicato la supremazia della libera scelta e della cultura sulla cosiddetta natura, davanti alla possibilità di farsi e di rifarsi per apparire più belli cede alle lusinghe delle filosofie reazionarie, per stabilire che è sbagliato e un po’ nazista. Eppure a seguire il ragionamento originario fino alle estreme conseguenze dovrebbe arrivare a conclusioni perlomeno opposte riconoscendo in coloro che modificano il proprio corpo i novelli proletari, che ancor prima che nella società, rivendicano su se stessi la possibilità di cambiare. Il destino cieco mi ha dato quel certo naso, quella certa bocca, quelle gambe un po’ cicciotte e sbilenche e io non mi arrendo. Non accetto l’esistente per come mi viene imposto e lo modifico. Mi batto, mi ribello, confliggo. E mi rifaccio.

L’assalto al cielo è doppio: perché utopico – ognuno in questo mondo ha il diritto di essere bello – e perché ci emancipa dalla religione che affida a Dio la possibilità di modellarci a sua immagine e somiglianza dimenticando di dare ad alcuni quello che dà agli altri. In fondo non è questa la massima diseguaglianza che subiamo e per cui molti finiscono in analisi? La sinistra, anche quella più laica, potrebbe tramite la chirurgia estetica liberarsi definitivamente da quel filo rosso che, pur negandolo, la lega in maniera indissolubile alla morale delle Chiese varie ed eventuali.

Nella realtà come sappiamo è molto diverso. La sinistra ha orrore di chi modifica il proprio corpo. Pronta ad esaltare i film dove gli umani diventano terminator o replicanti, non sa apprezzare neanche minimamente chi si rifà il naso o ancora peggio le tette. Eppure anche le donne e qualche uomo di sinistra si rifanno. Ma è un rifarsi di chi lancia il sasso e nasconde la mano. Potrei ma non lo faccio. La discrezione ancora prima che occupare palazzo Chigi aveva già preso d’assalto le sale d’attesa di quei medici che si prendono cura delle rughe di chi ha a cuore il proletariato e, pur avendo le tasche piene di soldi, ha timore a far un gesto plateale: mi rifaccio e me ne vanto. I soldi. Ecco il punto. La maggior parte non ha il denaro per affrontare trattamenti estetici particolarmente importanti. La sinistra però non chiede di renderli gratuiti e per tutti. E’ più facile fare il lifting in segreto o denigrare chi si rifà, accusandolo di essere volgare.

La destra non cade meno in contraddizione. Cantori della natura e della volontà di Dio, diventano miscredenti davanti alla possibilità di sconfiggere il tempo che passa. Sono conservatori su tutto, ma assurgono al ruolo di futuristi quando si tratta di dare al loro volto sembianze diverse. Picasso gli fa un baffo. Guardate alcuni volti e labbra asimmetrici per capire che se le regole auree della bellezza greca sono state superate, la nuova frontiera è un linguaggio moderno. Anzi, postmoderno. L’individualità e l’individualismo tanto esaltati lasciano il posto a una comunità di simili, in cui il tratto comune non sono più l’origine e il sangue, come la destra persegue, ma la libera scelta del chirurgo a cui rivolgersi. Il tratto comune sono quel tipo di naso e quel tipo di bocca e non la villa all’Olgiata. Se non fosse per il denaro, anche per la destra saremmo tutti uguali rispetto alla possibilità di rifarci. Saremmo. Se non fosse che si rifà solo chi può permetterselo e in attesa di una sinistra che si batta per il servizio nazionale di chirurgia estetica dobbiamo fare i conti con una destra che a volte sembra sinistra e con una sinistra che a volte sembra destra.

Le femministe non sono da meno. “Io sono mia” si ferma davanti al dibattito sul corpo modificato. Il corpo è tuo se segui le leggi di quella stessa natura che fino a due minuti prima era costruzione ideologica del dominio patriarcale. Schiave del desiderio maschile: ecco chi sono quelle reiette che oggi si presentano davanti agli schermi televisivi con un volto completamente diverso. Ma anche le femministe più aperte, pur ammettendo che ci si possa rifare il seno o i glutei, cedono infine alla tentazione di mettere dei paletti o di giudicare. Quante volte avete sentito in questi mesi: “Ma quanto era più bella prima Carla Bruni”?

Più bella? O più brutta? La contesa è aperta. Coloro che sostengono la chirurgia estetica considerano più brutto il corpo segnato da un tempo che sfugge al controllo umano. I fautori della natura considerano brutto il corpo modificato. Ma se il brutto fosse bello e il bello fosse brutto diventa complicato decidere in questo finale di partita che ha tanto il sapore della resa dei conti tra opposte ideologie che si somigliano più di quanto si differenzino.

Angela Azzaro
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