Umberto Bossi. La fine di un borghese piccolo piccolo…

Le dichiarazioni di Umberto Bossi, dopo le dimissioni del figlio dal consiglio regionale lombardo sono state: «Renzo ha fatto bene a lasciare, già da due mesi mi diceva che fare il consigliere non gli piaceva, s’era stufato». Parole assurde, come se una carica pubblica nella propria regione (tra l’altro di una regione per cui, a livello di partito, si dovrebbero difendere a spada tratta gli interessi) fosse un gioco, uno sport o un giocattolo di cui ci si può stufare.

Ancora più assurde sono state le dichiarazioni nella convention di Bergamo, dove Bossi e Maroni sono saliti sul palco per ridare slancio al partito dopo le recenti batoste giudiziarie. Bossi ha pianto, si è scusato per coloro che portando il suo nome hanno infangato il nome della Lega ma poi ha rincarato la dose contro i veri responsabili di questa situazione: il centralismo romano e i giornalisti. Da una parte il leader maximo del leghismo ammette i propri errori, si scusa, piange, ma poi scarica la colpa su “poteri esterni” che hanno ammalato l’integrità del movimento leghista. Altrettanto pittoresco l’intervento del futuro leader Maroni, che invocando come in una messa nera i nome dei colpevoli Belsito e Mauro, faceva esplodere la folla in fischi e ovazioni con la promessa di epurarli. Anche qui qualcosa di esterno, di non identificabile con la purezza del partito che l’ex ministro dell’Interno vuole ripristinare.

E’ vero che “le indagini devono fare il proprio corso” ma al momento, come tutti hanno voluto ricordare, proprio quel modello Lega fatto di purezza e di integrità (tutta legata al “sangue e suolo” padano) viene meno dalla carte, e viene meno proprio negli uomini più vicino al “nucleo” di questa identità: se si vuole escludere Belsito, la Mauro è stata donna vicinissima al senatur e Renzo è addirittura “sangue del suo sangue”. Ma se qualcuno in questi giorni ha ascoltato le dichiarazioni dei militanti e degli stessi dirigenti leghisti, si capisce che la forza di questa follia identitaria leghista non si è sopita, ma anzi si è rafforzata. E si rafforza sopratutto nel volto nuovo che prenderà la guida, cioè il volto istituzionale di Roberto Maroni, che a differenza di Bossi (e di Calderoli, Borghezio e affini) riesce ad essere da una parte capo di un popolo arrabbiato e dall’altra volto rassicurante della lotta alla criminalità organizzata (sarebbe buffo però se le indagini sui “legami Lega – ‘ndrangheta” fossero del tutto vere, ma staremo a vedere).

Forse rischiamo di peccare in “chiaroveggenza”, ma non è assolutamente detto che il fenomeno leghista si fermi qui. Anzi: è proprio nelle nuove facce presentabili che stanno per prendere il timone, facce come quella di Maroni, di Tosi, di Zaia, che si gioca il futuro di questo partito. Partito con il quale tutti sono stati costretti a flirtare in passato e forse anche in futuro: il Pdl dovrà comunque fare i conti con l’ex alleato e non possiamo dimentarci di quando e quanto il Pd cercava l’appoggio leghista per far cadere Berlusconi.

Sono proprio le reazioni intorno al “caso Lega” a far sorridere. L’ espressione “lo vedi anche loro rubano” rende bene il quadro della situazione: non abbiamo mai apprezzato la Lega, ma di certo non ci sarebbe dispiaciuto vivere nell’ipotesi che ci fosse in Italia un partito (anche se lontano da noi) che non rubava. Invece tutti esultano, non rendendosi conto che questa è anche la fine della tanta decantata Seconda Repubblica: cade infatti l’ultimo di quei partiti salito in parlamento perché indenne dallo scandalo Mani Pulite. Altro dato particolare è l’ “identarismo al contrario”, cioé il moto di orgoglio che si è avuto ad esempio nella Capitale: ” anche la Padania è ladrona! “. Anche che? Io non ho mai rubato e come me tanti romani! A “rubare” sarà il parlamento, sarà la politica, in tutte le sue sfaccetature e le sue dislocazione geografiche!  E’ da discutere allora tutto il sistema dei finanziamenti pubblici, perché è lì tutto il problema, altro che festeggiare per l’ennesima magagna scoperta.

Ma l’articolo più indicativo che ho letto è stato postato su suo blog di La Repubblica da Piergiorgio Odifreddi, intitolato “La fine di un troglodita” [LEGGI QUI]  dove, tra l’altro è detto:

Umberto Bossi ha incarnato per venticinque anni l’anima più rudimentale, ignorante e becera dell’italiano medio. E la Lega Nord ha rappresentato gli interessi più provinciali, conservatori e qualunquisti di una piccola (anzi, piccolissima) borghesia, degnamente rappresentata dal suo indegno leader.

Tutto giusto, come gli altri aggettivi usati nel proseguire: “una persona sgradevole e volgare”, “Le patetiche cerimonie a Pontida”, “kitsch”, ecc… Ok, ma detto questo?

L’opposizione in Italia ha subito vent’anni di Berlusconi definendolo un folle, un erotamane, un megalomane, un dittatore, un uomo del quale vergognarsi. E’ vero, ma intanto Berlusconi ha continuato a vincere le elezioni ed oggi il suo partito è ancora il più forte in parlamento e guida un triumvirato proprio con la stessa opposizione che si è sempre indignata nei confronti dell’Imperatore. La stessa opposizione che non ha una visione di futuro per uscire da questi crisi e che canta vittoria per la leggera modifica sulla riforma del Lavoro. La stessa opposizione che sostiene un governo tecnico dichiaratamente di destra (lasciamo perdere la dietrologia, ma ci sembra evidente che il governo Monti sia un governo di destra!). Odifreddi con la Lega fa lo stesso errore: sminuisce il leader, il partito e i suoi miltanti. Come se quel movimento, come se quei miltanti o quelli elettori fossero qualcosa di “estraneo” al corpo della nostra nazione, qualcosa che non ci riguarda, che non capiamo e non vogliamo nemmeno capire. Come se una percentuale di italiani che ha sfiorato il 10% fosse una cosa irrisoria. E’ una follia, è chiaro, ma ci sarà un motivo per il quale accade? Ci sarà una causa di sconfitta anche in questa opposizione che si dice sana ed etica se è esistita (e forse continuerà ad esistere) la Lega con il suo mito assurdo della Padania e la rivendicazione identitaria basata sul nulla?

Basterebbe guardare i libri di storia: perché in Italia prevalse il fascismo? Leggendoli sembra una cosa successa così, per caso: il solito mitomane, volgare e violento che fa una marcia e si prende una nazione per vent’anni. Ma la storia, come i movimenti degli uomini sono qualcosa di più complesso. Qualcosa anche ci riguarda, come la Lega, che forse non morirà come tutti pensano.

Simone Migliorato

.

.

.

 

 

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks