Se “L’Uomo Ragno” degli 883 è un esempio di militanza politica: chiedo pietà…

L’articolo che segue, di Graziano Lanzidei, è la risposta polemica a un altro articolo di Luciano Lanna [LEGGI QUA]  che indica la canzone degli 883, “Hanno ucciso l’Uomo Ragno”, come criptomanifesto politico. 

La Redazione

Fino a qualche giorno fa, se qualcuno m’avesse chiesto cosa pensavo degli 883, gli avrei detto che era un gruppo di musica leggera italiano, uno dei tanti che aveva avuto un successo enorme durante gli anni ’90 con canzonette senza arte né parte. Il cantante stesso ha tentato un po’ di fortuna da solista, anni dopo, cercando di richiamare nei testi e nel tempo i successi di allora, ma senza successo. Ha provato a fare come Jovanotti, che da cantante leggero si è ritrovato a fare il subcomandante Marcos della musica italiana, ma con scarso successo. E se la stessa persona m’avesse chiesto di dirgli due canzoni di questi 883, gli avrei detto le due più famose, almeno per me: Hanno ucciso l’Uomo Ragno o La regola dell’amico.

Mi ricordo queste canzoni di Max Pezzali e Mauro Repetto, i titoli delle altre non me li ricorderei nemmeno sotto tortura. Le cantavano tutti, all’epoca, ma a me piaceva più la seconda della prima. Piaceva, che adesso a rifletterci ‘piacere’ è un verbone buttato lì a caso. E’ che alla canzone son stato legato per un po’ di tempo da considerazioni filosofiche. Sono nato nel 1975 e negli anni 90 ho passato la fase post-adolescenziale ad interrogarmi su come ci si doveva comportare con le ragazze. Non ero spigliato ma nemmeno introverso. Rifletto e sono un buon ascoltatore e questo faceva di me, molto molto spesso, un amico che raccoglieva gli sfoghi di questa e di quest’altra. Arrivò quella canzone e fu un’illuminazione. Un po’ come per tanti dev’esser stato Teorema, durante gli anni 70. Che mentre io parlavo e intellettualizzavo e scrivevo e mi maceravo a sentire come gli altri facevano gli stronzi – che poi vai a sapere come andavano veramente le cose, quella era una campana sola –, qualcuno, un Filippo Inzaghi qualsiasi dei rapporti sentimentali, si infilava in area allo scadere e segnava in qualsiasi maniera possibile. Un altro stronzo le cui gesta poi avrei ascoltato, tra lacrime e singhiozzi. Io, al contrario, mi sentivo Zidane. Bei numeri, clamorosi doppi passi, ma scarso senso del gol. Uno ogni tanto, anche di notevole fattura a dire il vero, ma niente più. Non mi potevo definire esattamente uno stronzo. E per un po’ ho pure pensato a come Zidane si potesse trasformare in Inzaghi. Ma poi con l’età uno capisce che non si tratta di essere Inzaghi o Zidane. Totti o Batistuta. La questione è più complessa e le metafore calcistiche, così come la regola dell’amico, lasciano il tempo che trovano. De gustibus non disputandum est. Ognuno va con chi vuole, basta che lo decida liberamente. Forse non esistono manco gli stronzi. A meno che non esistano anche i fessi. E comunque stare da una parte della barricata, o dall’altra, è una scelta anche quella. Libero arbitrio.

Gli 883 sono un prodotto da laboratorio. Nello specifico sono uno dei prodotti del laboratorio più famoso d’Italia: quello di Claudio Cecchetto. Uno dei tanti che sono stati partoriti in Italia negli ultimi 20 anni dall’inventore dell’inno rivoluzionario: Gioca jouer. Ritmo ballabile, canzoni da canticchiare sotto la doccia o in spiaggia, testi leggeri e scontati. Con un po’ di grafica accattivante, il gioco molto spesso è bello che fatto: dischi venduti a pacchi per una stagione a due e poi dimenticatoio. Jovanotti, per sopravvivere s’è dovuto reinventare a sinistra. Sennò pure lui, dopo Vasco non ci casco e La mia moto non è che sarebbe andato tanto lontano. E per rendersi conto di cosa stiamo parlando, sarebbe necessaria una contestualizzazione. Perché la memoria fa spesso brutti scherzi: quel 1992 quando uscì fuori Hanno ucciso l’Uomo Ragno, l’onda rivoluzionaria di Smell like teen spirit dei Nirvana approdava anche in Italia – e la musica non sarebbe stata più la stessa –, gli U2 tiravano fuori un altro capolavoro come One, i Red Hot Chili Peppers cantavano Under the bridge, i Pearl Jam sbalordivano me e il resto del mondo con Jeremy.

Se uno me l’avesse chiesto fino a qualche giorno fa, gli avrei risposto come v’ho già detto: gli 883 sono un gruppetto, uno dei tanti, che ha avuto un po’ di successo. Se uno mi chiedeva chi erano i Gazzosa, o Gazoosa, gli avrei risposto che pure loro erano un gruppetto, che però non aveva avuto così tanto successo come gli 883. La loro canzone bandiera fu Www… mi piaci tu. E divenne per un periodo anche colonna sonora dello spot Vodafone o Omnitel, adesso non ricordo (e non mi va di andare a cercare, perdonatemi).

Solo che se Luciano Lanna, giornalista che apprezzo, in un suo articolo scrive che Hanno ucciso l’Uomo Ragno addirittura «apparve allora come una metafora dei sogni giovanili che la cronaca di quei giorni stava uccidendo» mi sa che la risposta di prima non può bastare. Anche perché poi aggiunge: «quella canzone di Pezzali si trasformò nell’inno generazionale dei ragazzi nati negli anni Settanta e primi anni Ottanta, quelli che nel 1992 si mobiliteranno in forma nuova per le battaglie antimafia, per supportare Mani Pulite, per chiedere un nuovo sistema elettorale, per sostenere i referendum radicali del ’93 contro la partitocrazia». Così s’è reso necessario un approfondimento. L’unica cosa da fare era prendere l’intero testo della canzone e analizzarlo. La prima volta che l’ho fatto, ho dovuto pensar male di Luciano e di Edmondo Berselli. Perché la canzone mi sembrava tutto, tranne che un inno alla rivolta. Capisco la volontà di Fli di avere qualche cantautore di riferimento, ma quand’è troppo è troppo. Il massimo della rivolta che mi è capitato di vedere, parlando di 883, sono le persone che ancora si ostinano a dire che Mauro Repetto era un elemento fondamentale. Ma mai ho sentito mezzo accenno alle monetine a Craxi, agli attentati della mafia, al sostegno ai giudici di Mani Pulite. Mai.

Poi, è bastato prendere la ricetta del testo, whisky e margarita, e bere. Fino allo stordimento. Come in un locale sordido del Bronx. Sordido io e sordido lui, il locale. E, proprio come in una puntata di “Voyager”, il mistero s’è iniziato a disvelare.

Solita notte da lupi nel Bronx
nel locale stan suonando un blues degli Stones

Fermiamoci un attimo. Perché già dalle prime due righe, le cose iniziano a non quadrare. Bronx? Non è forse il quartiere di New York? E cosa c’entra con l’Italia? Forse Pezzali ha anticipato di una decina d’anni la nuova corrente della letteratura italiana – Wu Ming, Evangelisti – che parlano delle cose d’Oltreoceano utilizzandole come metafora per poter parlare dell’Italia? Niente si può escludere, siamo solo all’inizio.

Loschi individui al bancone del Bar
pieni di whisky e margarita

Una notte da lupi, non può che far venire in mente loschi individui. Seduti al bancone del bar, già gonfi di whisky e margarita, che come mix non dev’essere affatto male. E’ forse la metafora di una generazione ormai perduta. Le stragi del sabato sera, i comi etilici del venerdì notte. Anche qui, insomma, la denuncia sociale sembra scorrere sotterranea.

 Tutto ad un tratto la porta fa “slam”
il guercio entra di corsa con una novità

E io qui sulla figura del guercio mi fermo un secondo. E invito voi a fare altrettanto. Meriterebbe un serio approfondimento, lo so, ma per ragioni di spazio devo limitarmi. Quindi, en passant, dico che c’è il ruolo visionario del guercio, uno dei grandi classici. Nella mitologia, in genere, chi non aveva il dono della vista per vedere il presente, in genere riusciva a predire il futuro. Così come i folli. Quindi, ritornando alla canzone, in questo locale sordido del Bronx, dove la gente si consuma di whisky e margarita, entra uno guercio che ha una novità, una visione.

Dritta sicura si mormora che
i cannoni hanno fatto “bang”

Dritta sicura è un po’ ridondante, questo va detto. Che mica il guercio è un cazzaro. Però magari è una di quelle ridondanze utilizzate nello stile omerico perché derivato dalla narrazione verbale. Il concetto è rafforzato dall’utilizzo del verbo ‘mormorare’. Perché il guercio entra di corsa, arriva fino al bancone, e poi mormora. A maggior suffragio c’è l’utilizzo del gergo: i cannoni hanno fatto bang. Che cannoni sta per grandi pistole. Un gergo non propriamente mafioso, né meridionale, che forse in Italia non si usa, se non nei film. Un modo per non appesantire un linguaggio, per non renderlo riconoscibile. Per non incorrere nella fatwa mafiosa o camorristica come Saviano. Coraggiosi e paraculi, gli 883.

Hanno ucciso l’uomo ragno
chi sia stato non si sa
forse quelli della mala
forse la pubblicità 

Ecco il verso incriminato. Quelli della Mala. Fateci caso, la Mala è termine prettamente settentrionale. Recentemente in tv hanno dato un film sulla Mala del Brenta. Che era un modo, utilizzato all’inizio del manifestarsi di certi episodi, proprio per non voler connettere certi fenomeni alla criminalità organizzata. Non è mafia, non è camorra. E’ ben altro. E’ mala. E’ roba nostra. Roba e non cosa, attenzione. Perché se uno dice Cosa Nostra, intende Mafia. E invece no, quella è solo Mala. Malavita, per esteso. E malavita può essere tutto e può essere niente. Vaghi, come al solito. La pubblicità. Che dire pubblicità adesso fa venire in mente tutto il sistema berlusconiano, ma nel 1992 ancora non era sceso in campo il Berlusca. Un pezzo quasi visionario, se vogliamo. Dico Mala per non dire Mafia ma intendo proprio quello. E parlo di pubblicità. Roba davvero da guercio, da visionario, da oracolo.

Hanno ucciso l’uomo ragno
non si sa neanche il perchè
avrà fatto qualche sgarro
a qualche industria di caffè

L’industria di caffè, a voi, che fa venire in mente? Perché il guercio, da buon oracolo, non è che spiattella la verità tutta insieme. L’oracolo è paraculo. Per mantenere il suo fascino è costretto anche a tirar fuori qualche enigma. E l’enigma in questa canzone l’abbiamo trovato al ritornello. “Avrà” formula dubitativa “fatto qualche sgarro / a qualche industria di caffè”. Il mistero forse sarà possibile risolverlo tra qualche riga.

Alla centrale della polizia
il commissario dice che volete che sia
Quel che è successo non ci fermerà
il crimine non vincerà

Notate qui la contraddizione della polizia. La critica degli 883 al potere costituito. Il guercio sa anche cosa dicono in centrale. «Hanno ucciso l’Uomo Ragno» e il commissario «ma che volete che sia, a noi non ci fa paura niente, il crimine non vincerà e quel che è successo non ci fermerà». Parola di commissario. Qui c’è da vagliare tutta la tradizione fumettistica ’60-’70-’80. Dove il commissario non faceva proprio la figura del più sveglio della città. Loro erano abituati a rassicurare, a tranquillizzare, a dare pacche sulle spalle. “Cazzo ci vuole” sembra sempre che dicano con il viso. Che poi gli 883 non ce la dicono tutta, per motivi di spazio, ma questi del commissariato non è che lo vedevano proprio di buon occhio l’Uomo Ragno. Chissà quanti erano già stati licenziati, perché lui combatteva il crimine al posto loro. Pezzo di merda, pure il comportamento antisindacale oltre a quel costume ridicolo?, deve aver pensato il commissario tra sé e sé.

Ma nelle strade c’è il panico ormai
nessuno esce di casa nessuno vuole guai
Ed agli appelli alla calma in TV
adesso chi ci crede più

E subito dopo è reso chiara la contraddizione di prima. Il commissario dice «il crimine non vincerà», dichiarazione solenne. Ma nessuno ci crede. Tutti si fanno prendere dal panico e, per non sbagliare, non escono nemmeno di casa. Così la polizia, paracula quasi come gli 883, prende a fare appelli in tv ma quelli dentro casa, che non se la sentono di uscire, non ci credono. Cazzaro è il commissario. Mica il guercio. Che il guercio, se poi andiamo a vendere il testo, ste cose l’ha proprio predette lui. E’ lui che dice a quelli ubriachi nel bar del commissario, della contraddizione, della gente che s’appanica, degli appelli inascoltati in tv.

Hanno ucciso l’uomo ragno
chi sia stato non si sa
forse quelli della mala
forse la pubblicità

Hanno ucciso l’uomo ragno
non si sa neanche il perchè
avrà fatto qualche sgarro
a qualche industria di caffè

Il ritornello ribadisce quello che ho scritto prima. Rimane l’interrogativo: cosa vorrà dire il guercio con sta cosa dell’industria di caffè? Chi è il proprietario dell’industria di caffè nei dintorni del Bronx? Forse qualche malavitoso? La pubblicità, la malavita e l’industria del caffè. Le cose iniziano a diventare più chiare.

Giù nelle strade si vedono gangs di
ragionieri in doppio petto pieni di stress
Se non ti vendo mi venderai tu
per cento lire o poco più

L’homo homini lupus: “se non ti vendo mi venderai tu”. Proprio come una volta, nel Medioevo e in qualsiasi altro periodo di confusione e caos. Tanto caos che i primi che si ribellano chi sono? I ragionieri. Che ancora vanno in giro col doppio petto, proprio a simboleggiare un’epoca che non c’è più. Ma c’è lo stress. E con lo stress c’è la modernità, proprio come in una delle poesie di Baudelaire. Che le gangs di ragionieri in doppio petto devono far paura più di Warriors e Orphans messi insieme. Basta chiudere gli occhi e immaginarli. Con lo sguardo da matto come Michael Douglas in Giorno d’Ordinaria Follia. E riflettete ancora, approfittando degli occhi chiusi: i ragionieri cosa rappresentano, se non una presa per il culo dei banchieri? Dell’alta finanza? “Siete solo ragionieri” è il peggior insulto. “In doppio petto” e “pieni di stress”. Roba che Mario Monti potrebbe svenire. Così come all’epoca chissà che colpo che dev’esser preso a Carlo Azeglio Ciampi. Uno schiaffo in faccia ai poteri forti, insomma.

Le facce di VOGUE son miti per noi
attori troppo belli sono gli unici eroi
Invece lui sì lui era una star
ma tanto non ritornerà

Morto un eroe se ne fa un altro. Proprio come i Papi (plurale di Papa, Berlusconi non c’entra niente). Il Guercio qui dà il suo meglio. Ai tizi che ormai non lo seguono più e che chissà a cosa stanno pensando dopo essersi sfasciati di whisky e margarita, rivela una verità clamorosa. Di quelle che fanno tramare i polsi. Cita una rivista famosa e scopre che dietro quelle facce da copertina, si celano eroi su eroi. Ce ne abbiamo a bizzeffe. E’ inutile che vi ubriacate perché ne è morto uno. Ce n’è di gente che rischia del proprio per migliorare il mondo e la società. E qui si cela anche una critica all’Uomo Ragno e un messaggio sociale. Lui sì, è vero, era una star, ma tanto non ritornerà. Si è fatto ammazzare il coglione. Ma c’è chi è disposto a prendere il suo posto. Noi. Perché la copertina di Vogue è solo una metafora del metterci la faccia. Siamo tutti belli, quando compiamo il nostro dovere sociale. Siamo tutti belli e siamo tutti eroi. Proprio come gli attori. Anche il Guercio forse ha iniziato a farsi qualche bicchierino. Ma poco importa, lui rimane visionario comunque.

Hanno ucciso l’uomo ragno
chi sia stato non si sa
forse quelli della mala
forse la pubblicità

Hanno ucciso l’uomo ragno
non si sa neanche il perchè
avrà fatto qualche sgarro
a qualche industria di caffè

Hanno ucciso l’uomo ragno
chi sia stato non si sa
forse quelli della mala
forse la pubblicità

Hanno ucciso l’uomo ragno
non si sa neanche il perchè
avrà fatto qualche sgarro
a qualche industria di caffè
a qualche industria di caffè


Il doppio ritornello e la chiusa finale con raddoppiamento dell’ultimo verso è la chiamata ufficiale a risolvere il dilemma. Gli 883 – per bocca del Guercio, il narratore visionario onniscente oracolo – ci lanciano un messaggio: vi abbiamo dato tutti gli elementi per capire chi è stato ad uccidere l’Uomo Ragno, a portarci nel panico ma nello stesso tempo anche a risvegliare le coscienze di tutti. Adesso tocca a voi. E allora riepiloghiamo: la mala, la pubblicità e le industrie di caffè. Senza contare la complicità inconsapevole della Polizia, che un po’ la morte dell’Uomo Ragno se l’augurava. E poi c’è la gente. Quella che si fa prendere dal panico, che si chiude in casa e non vuol credere a niente. C’è il bar malfamato, gli sfascioni e il Guercio. “Avrà fatto qualche sgarro a qualche industria di caffè”. Quel che prima sembrava una formula dubitativa, dopo essere stato ripetuto più e più volte, diventa quasi un’affermazione. Il Guercio, alla fin fine, può tirar fuori un’ipotesi campata in aria? Dalla serie: “io vi dico chi è stato, poi voi fate come cazzo vi pare”. E se gli amici sfattoni che stanno piegati sul banco, a sentire in sottofondo le parole biascicate del Guercio, non reagiscono la colpa è del margarita e del whisky. Simboli della corruzione della gioventù.

Graziano Lanzidei
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