Nichi Vendola è “diverso”. Quando l’Unità si scopre omofoba…

(Marco Petrelli) – Bobo è intento a dipingere un tavolino. Lo fa usando il verde, colore della speranza e dell’ecologia. Mi piace interpretare così la scelta cromatica di Staino attribuita a quel vecchio bonaccione di Bobo, ormai da decenni protagonista indiscusso delle vignette satiriche de L’Unità.

Un tipo simpatico Bobo che, con i suoi occhiali rotondi calati su quel nasone a becco di pellicano,  affronta con feroce sarcasmo tematiche sociali, politiche culturali.

Intellettuale? No, Bobo è un uomo del popolo, un militante di sezione fedele ma non stupido, capace di arrivare a capire, pur nella sua semplicità, le più intricate vicende politiche che, puntualmente, spiega alla curiosa ragazzina. Anche lei, la piccola, rappresenta qualcuno: quel bacino di lettori che si pone domande di fronte alle scelte del Partito, dei suoi alleati e alle mosse degli avversari.

Una satira diretta quella di Staino, che coglie nel segno: l’intricato mondo della politica spiegato a chi, per inesperienza o per ingenuità, non sempre arriva a cogliere il nocciolo del problema.

Ho conosciuto Bobo tanti anni fa, appena dopo il crollo del Muro. Ero un bambino che, con i soldi del nonno in mano, era entrato in un bar a comprare caramelle. Non mi ero reso conto di dove fossi entrato, convinto mio malgrado che ‘Circolo ricreativo Antonio Gramsci’ fosse un nome poco adatto ad un caffé.

Bobo era lì sulla sua Unità, giornale che occupava la maggior parte dei tavoli del locale. Era intento ad andare casa per casa a distribuire copie di quello spazio che da tempo occupava, col fazzoletto rosso al collo e la punta di orgoglio tipica di chi crede nei valori di un’idea e sa di essere d’aiuto al suo partito.

“Giovani compagni crescono” mi disse il barista accompagnandomi per mano all’uscio e regalandomi l’Unità. Molti anni dopo si accorse che non avevo seguito l’insegnamento del buon Bobo.

Gli anni passano per tutti. Anche per i personaggi della carta stampata. Al fazzoletto rosso, ora Bobo preferisce il tavolo verde da dipingere, quasi fosse indeciso, confuso sul suo Pd, quel partito che ‘viene da lontano’, che riconosce tra i suoi riferimenti Enrico Berlinguer, Palmiro Togliatti e nello stesso tempo JFK, in uno strano connubio tra amici intimi del Patto di Varsavia e viscerali sostenitori dell’anticomunismo.

Nichi Vendola, comunista con la – C – maiuscola, riceve avvisi di garanzia. La ragazzina chiede a Bobo se Vendola si dimetterà e lui risponde: “Non credo, Lui (Vendola) è diverso”.

Diverso? Diverso nel senso che Nichi sia di SEL, vorremo sperare. O perché il brizzolato pugliese è reo di non leggere da tempo il foglio fondato da Antonio Gramsci?

Oppure no, fermi tutti: diverso perché Vendola è omosessuale? Un gioco di parole che tradisce omofobia?

D’altronde, va detto, non sarebbe questa la prima gaffe della redazione di via Ostiense. Ricordate le campagne femministe messe in crisi dal bel fondoschiena? O l’ironia, più che nera pesante e di cattivo gusto, fatta su un metronotte che puntava la pistola verso Berlusconi?

E’ straordinario come, di tanto in tanto, l’organo del PD riesca a mettere in difficoltà i vertici del Partito. Certo, anche ad un organo politico è legittimo venga concessa autonomia e libertà, tuttavia “il diverso” di Staino suona male, rivelando un velato sessismo.

Fosse stata una vignetta partorita dal Secolo d’Italia, da Libero o da Il Giornale, quel “Lui è diverso” avrebbe causato non poche polemiche nell’ambiente politico. Ovvero, non essendo allineati al pensiero di sinistra, De Angelis, Belpietro e Sallusti sarebbero stati crocifissi per una battutaccia di quel genere.

Ma si sa, ormai è piuttosto chiaro che, finita l’ Era Berlusconi, il Pd abbia trovato nuovi nemici contro i quali battersi con la stessa foga (e gli stessi mezzi) rivolta al Cav.

Nichi Vendola, un tempo osannato per aver conquistato la roccaforte ‘pidiellina’ di Milano, è oggi il nemico ideale per la retorica del Partito Democratico, un nemico attraverso il quale compattare base elettorale e militante.

Quanto all’ emblema della satira gauche , il buon vecchio Bobo pare ormai esautorato da un ruolo che non gli appartiene più. Da vecchio militante del PCI non è abituato a giochini e trame di un partito che, di sconfitta in sconfitta, è sempre più nell’ angolo e desideroso di accaparrarsi qualche fondo statale per continuare a respirare.

Lui, Bobo, per il suo PCI avrebbe dato l’anima e non avrebbe esitato a raccogliere fondi per tesseramenti e campagne. Ma ormai, di fronte al vuoto ideologico, allo smarrimento della base e all’appoggio incondizionato al Governo Monti  passioni e pulsioni lasciano spazio alla delusione. E Bobo, prossimo alla pensione, si esercita nel bricolage, elaborando qualche battuta, anche cattiva. Non gli importa se Vendola si offenderà. Sa che nell’attuale panorama di disfacimento, il suo è un compito importante: vendere più copie possibile, per evitare che il suo regno di carta e inchiostro segua la medesima sorte del PD.

Marco Petrelli

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks