Rugby. The great italian sport swindle…

(Graziano Lanzidei) – A me er rugby non me piace. Lo so che nun siete d’accordo, che v’è venuto da dimme che nun c’ho capito niente del rugby, nun ho capito lo spirito insito in questo sport che è ‘no sport pe’ gente tosta, pe’ gente che non deve chiede mai, pe’ gente che se massacra in campo ma fòri risolve tutto co’ ‘na pacca sulla spalla. “’Tacci tua, quante me ne hai date” poi ‘n soriso e via, tutti ar pub a sfasciasse de birra e de sputanture e de polenta. Loro, quelli del rugby intendo, se so inventati pure un nome figo, er terzo tempo, che pe’ un periodo hanno voluto introdurre pure ner calcio. I risultati, facile immaginallo, so’ stati catastrofici. Che le squadre de pallone a fine partita se incontravano a metà campo e manca poco che ripijavano a menasse. “’Tacci tua” e basta. “E la birra?” ha chiesto qualcuno fomentato dal terzo tempo, magari qualche dirigente de federazione tutto baldanzoso. “Ficcatelanderculo” j’avranno risposto in coro. Tanto che adesso del terzo tempo manco ne parlano più i telecronisti. Se je lo dici a qualcuno della Lega de A o della FIGC je viè er mar de testa.

Guardamose in faccia – metaforicamente è chiaro –, perché me dovete di’ la verità: tutto ciò, er terzo tempo, la gente cazzuta, la gente che se pija a pacche sulle spalle dopo essese mozzicata le recchie dell’avversario, che cazzo ha a che fare con lo sport? Niente, inutile che ce girate intorno. Nun c’entra proprio niente. Succede pure tra amici, a gioca’ a calcetto. Le stesse cose, pure i mozzichi alle recchie. O i nasi che se infrangono sulle gomitate. Certe volte gli stessi meccanismi è possibile ritrovalli pure nelle risse. Che du gruppi se pijano a pizze e poi diventano li mejo amici. Ma mica c’è tutto sto fomento o st’apprezzamento generale. Mica je mettemo a disposizione l’Olimpico e se mettemo a rinvià la partita della Roma pe’ fa giocà a calcetto ‘na decina de amici e tutti a tifà che se menino più forte che mai, tanto sapemo che dopo vanno a beve insieme e ce pare tutto finto, tutto caricato. Perché a sto punto non sarebbe mejo er wrestling?

Pe’ questo ho dichiarato guerra ar rugby, che ho dovuto aspetta’ lunedì sera pe’ vedemme la Roma. Ma come te permetti, rugby, de toccamme negli affetti più cari. Che voi siete grandi e grossi e per carità, lungi da me, non è che uno vòle fa a schiaffi. Ma simme provochi a sta maniera, chemme vieni a toccà nell’intimo, a sfruguglià, che arrivi fin dentro la mia pace domestica… no, questo nun l’accetto. Ecchecazzo. Volete pure l’acqua colle recchie?

Se la volemo di’ tutta? In Italia che cazzo ce l’avemo a fa er rugby? Se uno nasce in Nuova Zelanda cià pure qualche ragione a gioca’ e a segui’ il rugby. Primo: che cazzo d’altro si potrebbe fare in Nuova Zelanda? Se uno ce va in vacanza dice: guarda la natura, guarda che meraviglia, anvedi. Ma se uno c’è nato in Nuova Zelanda e quella natura la vede da ragazzino e se rende conto che, oltre alla natura, non c’è nient’altro? S’incazza e se sfoga giocando a rugby. Mena a tutti, ma più pe’ fa amicizia. Secondo me se lo so inventato loro er terzo tempo, più pe’ avè na scusa pe annà ar pub che pe’ altro. Secondo: metti che noi semo la Nuova Zelanda, semo i più forti al mondo, l’altre squadre l’asfaltamo, ogni volta è ‘na festa che dura giorni e giorni. Permetti che seguo er rugby? Permetti che me tengo informato sul risultato de Nuova Zelanda – Inghilterra? “Quanto j’amo fatto male? Quanto l’amio asfartati?”. “’Na cifra. Ciavevano le lacrime gli inglesi. Me devi crede”. So soddisfazioni post colonialiste, che ne volemo sapè noi in Italia? Permetti pure che m’emparo la danza de guerra dei maori?

In Italia il rugby lo praticano in pochi. E quei pochi so’ delle pippe, perché ce dovemo tanto girà intorno? Forse bòni solo a fa la pubblicità de qualche prodotto. Che noi manco ce pensamo alla Nuova Zelanda o all’Australia o al Sudafrica. Noi se famo er Sei Nazioni. Tutte squadre europee, nun è vero che so’ le sei mejo Nazioni ar mondo, nun ve fate sempre inganna’ dalla pubblicità, al massimo so’ le mejo Sei Nazioni d’Europa, ma vale più pell’altri che pe noi, che arrivamo sempre, o quasi sempre, ultimi. Dovemo spera’ tutte le volte che c’è ‘na Nazione più pippa de noi. St’anno è stata la Scozia. La prossima volta chissà, incrociamo le dita. Che nella bacheca, pe’ quanti n’amo vinti, nun c’entrano più i cucchiai de legno che se danno all’ultimi classificati. Diciamo pure che ciavemo fatto er servizio, coi cucchiai de legno. Ed è forse per questo che in Italia, più che nelle altre Nazioni dove se gioca a rugby, la cosa ha preso ‘na vena decubertiniana da fa schifo. Pronta a scompari’ al primo successo. Semo delle pippe e la buttamo sur fairplay.

Ma visto che al rugby non se lo incula nessuno finché non c’è l’appuntamento colla Nazionale – er fatto che questi cantano l’inno a squarciagola ve lo risparmio, ma sarebbe interessante – capita che la gente, quelle due volte all’anno, viva momenti d’esaltazione. Pronti poi a crollare davanti al nostro naturale istinto da ultras. Prima della sfida colla Scozia, sui social network era tutto ‘n florilegio de foto cogli uomini in gonna. “Adoro la cornamusa”. “Simpatici gli scozzesi”. “So’ amiconi”. “Se semio sfonnati de birra Prima der Tempo”. E’ bastata ‘na partita, ‘na vittoria più che altro, che ha relegato i simpatici uomini in gonna all’ultimo posto, al posto nostro, pe’ scatenà la Bestia che c’è in ognuno di noi. “Anacapito ‘ndo ve lo potete mette er cucchiaio de legno, scozzesi demmerda” era il complimento più gettonato. Con punte tipo “Tanto Braveheart era ‘n pupazzo” e “Zampognari che nun siete altro”.

Morale della favola: se la sportività è frutto solo della propria incapacità a giocare, non se tratta de sportività: se chiama mediocrità consapevole. Perché basta ‘na vittoria agli spareggi da ultimo posto, pe’ inizia’ ad insulta’ l’avversario manco se stesse a gioca’ er derby. Dice uno che so 90 anni che il rugby non è presente alle Olimpiadi. E secondo me non è un caso, non è manco n’ingiustizia. Se sarà schifato pure De Cubertin, a sentì sparà tutte le cazzate che sparano di solito i rugbisti pe’ fa’ piace’ il loro sport a più persone. Ma hanno fatto n’errore grave. Tocca’ l’Olimpico quando dovrebbe gioca’ la Magica.

Graziano Lanzidei

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