James Cameron fa riemergere dagli abissi il Trieste…

Il 26 Marzo 2012 sarà ricordato come una delle pagine più gloriose della storia della marineria. Alle 4 ora italiana di lunedì 26 un batiscafo per esplorazioni sottomarine di elevata profondità è riemerso sulle acque dell’Oceano Pacifico. Dalla torretta una telecamera immortala sorridente il canadese James Cameron, l’autore di pietre miliari del cinema quali Terminator, Titanic e Avatar.

La passione del regista per il mondo sommerso non è cosa nascosta: Cameron dispone di una piccola flotta di sommergibili, della quale fa parte anche il battello che stamane lo ha portato ad esplorare la Fossa delle Marianne, il Challenger, nome mutuato dal vascello inglese che ne negli anni Cinquanta servì da appoggio ad una spedizione britannica nel medesimo tratto d’Oceano.
In sessant’anni la discesa negli abissi delle Marianne è stata più volte ripetuta, tuttavia soltanto in due occasioni osservatori poterono guardare coi loro occhi lo straordinario mondo sommerso, sito ad una distanza dalla superficie che supera di gran lunga l’altezza dell’Everest.
Nel 1960 il Trieste, unità oceanografica della US Navy, raggiunse i meandri della Fossa scoprendo forme di vita capaci di resistere al buio più completo e ad una pressione che ucciderebbe all’istante un essere umano.La capsula che ha permesso alla coppia di scienziati, Jacque Piccard(1) e Don Valsh di raggiungere la Challenger Deep, depressione a quasi undici mila sotto la superficie.

Tre componenti assemblati dai cantieri di Castellammare di Stabia, da Monfalcone e dalla Società Terni consentirono agli americani di aggiudicarsi un primato per decenni rimasto imbattuto, fino al 2012 con l’esperienza vissuta da Cameron.I russi, sul finire dei ’50, si erano attribuiti il merito di una prima completa misurazione degli abissi. Tuttavia, in mancanza di dati con i quali effettuare un confronto, i sovietici non furono in grado di far leva su un’operazione che, con la tecnologia di allora, avrebbe garantito loro un prestigio pari o quasi alla successiva passeggiata di Armstrong sul suolo lunare.

In 15 metri di scafo era concentrato l’ingegno di un popolo di navigatori che riuscì, nei primissimi anni del secondo dopoguerra, a realizzare un prodotto ineguagliabile tanto da essere scelto dalla marina della prima potenza mondiale.(2)

La capsula, forgiata a Terni, era caratterizzata da due semicerchi temprati in olio e capaci di sopportare una pressione pari ai 110 MPa(3); plexiglas e luci al quarzo completavano il cuore pulsante di una macchina che ha permesso al mondo di avere informazione di una parte del pianeta ancora inesplorata, fonte di suggestioni, di fantasie e di sogni delle quali da sempre l’uomo si nutre quando è di fronte alla vastità dell’ Oceano.

Capostitpite di due famiglie di sommergibili (la Trieste I e II), il gioiellino made in Italy continuerà a svolgere importanti missioni per conto della US Navy quali ad esempio il ritrovamento del relitto del sottomarino nucleare USS Tresher, esploso di fronte alle coste del New England nel 1963; un suo fratello, il Trieste II, individuerà il relitto dello USS Skorpion, il ‘leggendario’ sottomarino atomico sparito nel 1968 e, secondo vecchi racconti di mare, affondato di fronte al Golfo di Napoli.Un pezzo di storia della marina il Trieste, ma della marina non solo americana bensì italiana. Castellammare, Monfalcone, Terni vantano, forse inconsapevolmente, la conquista di un angolo di mondo tra i più affascinanti e misteriosi, cinquantadue anni prima della blasonata avventura di James Cameron.
Se per il regista l’esplorazione del fondo degli oceani è una passione, per gli Italiani quel batiscafo fu il primo segno di un riscatto del proprio prestigio tecnologico ed industriale.

Gli italiani sono popolo ingegnoso quanto, però, di cattiva memoria. Forse per disinteresse, forse per superficialità dimentichiamo meriti ed invenzioni che hanno rivoluzionato il rapporto tra essere umano e natura. Il Trieste ne è esempio lampante, così come le componenti del ‘cacciatore di antimateria’ dello Shuttle Endeavour: quelle parti furono realizzate da studenti e professori del Polo Scientifico della facoltà di Ingegneria di Pentima (Terni), distaccamento dell’ UniPg. Peccato che, prima e dopo il lancio, l’attenzione di media ed istituzioni locali fosse stata molto limitata.
Marco Petrelli
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Note:
(1) Figlio di August Piccard (1884-1962), fisico svizzero che nel 1932 riuscì a raggiungere i 16 mila metri di quota in aerostato.
(2) La prima immersione del Trieste in una fossa marina fu nel settembre 1953, a largo dell’isola di Ponza (LT).
(3)1,5 tons per cm2
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