Casapound. Ariecco i partigiani (informatici)… Che noia…

Arriverà il giorno in cui Anonymous scenderà dal cielo e verrà a punire. A punire questo articolo, a cancellare questo spazio. Arriverà il giorno in cui i nuovi eversori informatici si abbatteranno furiosamente contro l’avamposto nemico, e ci insegneranno a tollerare il prossimo, a costruire insieme qualcosa di diverso, di nuovo. Ci insegneranno, a suon di “bannate” e oscuramenti, il vero significato della libertà. Arriverà la rappresaglia, arriverà la deflagrazione alla Svevo, che ripulirà il mondo.

Certo, Anonymous ha già colpito in questi anni, almeno così ci han detto.  L’ultima volta proprio ieri, sabotando  il sito internet di CasaPound: in fondo, come dice V, «c’è molto più della carne dietro questa maschera. C’è un’idea, e le idee sono a prova di proiettile».

Le idee, già. Idee stampate su volantini, idee copia-incollate su siti manomessi, idee pubblicizzate, ripetute, reiterate.  Perché la nuova era della dissidenza non conosce intoppi. La piazza di Santa Croce in Gerusalemme non ha più contorni  reali, o forse non li ha mai avuti. Ormai lo spazio della dissidenza vola lassù, sopra le nuvole, dove il cielo è sempre più blu, dove la materia non c’è. E così, la dissidenza prima dilaga, e poi punisce, rigorosamente dall’alto. La ribellione organizzata, applaudita e condivisa da tutti i settori, la disobbedienza  accolta dagli schiamazzi del volgo, e dai brindisi agli ultimi piani di Wall Street. La rivoluzione dai diritti riservati, che è portatrice sana di valori libertari un po’ distorti.

Si legge, sul comunicato di rivendicazione:

A tutti i cittadini, i ragazzi, i lavoratori, i migranti. Siamo Anonymous. Nel mondo il razzismo e l’autoritarismo non sono stati ancora sconfitti. In Italia, la loro roccaforte è CasaPound. Chiudiamola subito. Settimane fa abbiamo attaccato Radio Bandiera Nera, una delle principali sorgenti della loro disinformazione. Ne abbiamo interrotto lo streaming, abbiamo cancellato i loro contenuti, e soprattutto, abbiamo trasmesso un documento che mostrava le collusioni e la vera natura di Casapound. Ieri gli amici di padroni e banchieri sono usciti dalle fogne picchiando ragazzi e assaltando un corteo: 68 anni dopo le fosse ardeatine, non sono cambiati. Non possiamo più tollerare organizzazioni paramilitari nelle nostre città. Non possiamo permettere che la memoria venga infangata da dei servi. Oggi  Anonymous  chiude casapounditalia.org, contro ogni fascismo e ogni razzismo. Domani, vogliamo che venga chiusa CasaPound.

Siamo Anonymous
Siamo Partigiani
Non dimentichiamo
Non perdoniamo
Aspettateci

[LEGGI QUA]

 Ora, la questione non è la difesa di CasaPound, e delle sue politiche. Il punto è un altro. Azioni come queste, riducono gli ideali degli “hacktivisti” a ciò che meno ha a che fare con il cambiamento, e con la ribellione. Passino i valori antifascisti nella loro concezione ideale, il grosso problema è rappresentato dal modo di esercizio della propria personale Resistenza, deformata e approssimativa, che rientra perfettamente nella descrizione che ne fece Flaiano («In Italia esistono due forme di fascismo, il fascismo e l’antifascismo»).

Il dissenso col trademark, quello che partorisce Anonymous, o i sit-in a Zuccotti Park, è un brand, è una cricca adeguatamente inserita in una logica di “guerra dei pezzenti” che tutto fa tranne che fare le scarpe all’autorità. Già, perché in questo ciclone di stupri verbali, ci si ostina a considerare movimenti (discutibili o meno) come CasaPound, «roccaforti dell’autoritarismo». L’autorità del male, quella razzista.

Ora, non nego che alcuni esponenti di CasaPound lascino perplessi. Ciò che lascia perplessi ancor di più, però, è questa continua ricerca dello scontro a bassa intensità, della scaramuccia al vicino di casa, della rissa quasi a prescindere, rincorrendo il mito di quegli anni Settanta tanto rimpianti ed emulati soltanto nel loro profilo peggio riuscito, nel loro lato peggiore. CasaPound, con tutte le incongruenze proprie di qualsiasi movimento, ha quantomeno compreso l’inutilità dello scontro tra poveri. Probabilmente, potrebbe non aver ancora capito l’obiettivo della lotta, probabilmente potrebbe non aver capito molte cose. Sicuramente, ha capito con chi non fare la guerra: né col cittadino, né col lavoratore, né con lo studente, e in molti casi neanche col migrante.

Anonymous, al contrario, si presenta col viso dell’innovazione, con la padronanza di armi nuove ed incruente, ma col pensiero intriso di sangue. Un atteggiamento inutile e anacronistico, che fa leva su soffocate ideologie novecentesche, mai appassite anche di fronte allo specchio del fallimento. Si accusa con indicazioni generiche («Ieri gli amici di padroni e banchieri (chi?) sono usciti dalle fogne (dove?) picchiando ragazzi e assaltando un corteo(che corteo?): 68 anni dopo le Fosse Ardeatine, non sono cambiati»si batte duro e senza appello, si massificano reazioni impulsive. Maschere colorate, parole roboanti per voci che strillano e che accalappiano coscienze con la promessa di combattere per un mondo migliore, un nuovo mondo che andrà inevitabilmente a sostituire questa decadente realtà di cose. Almeno così dicono.

Il dramma è proprio questo: non c’è nulla di nuovo, nulla di inedito, nulla che incoraggi o che renda meno tortuoso il percorso.

Sigle, rivendicazioni verso il compagno di banco, ossequio verso il professore che strizza l’occhio. Uno sguardo sempre alla stessa altezza, l’altezza limitata di chi è incapace persino di arrivare all’altezza uomo: altro che futuro, questo è un flashback lungo almeno trent’anni, con tutte le aggravanti che possono evaporare dalla minestra riscaldata. Arriverà il giorno in cui Anonymous colpirà anche qui, godendo avidamente dei feriti lasciati sul tragitto. Perché, come scrive Svevo:

La vita attuale è inquinata alle radici […]. Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo […]. Ma l’occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c’è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca a chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l’uomo diventa sempre più furbo e più debole.

Bombe piovute dal cielo insomma, che partono sempre dalle mani sbagliate. Deflagrazioni continue, armi batteriologiche sparate nel mucchio: niente di nuovo, rispetto al consueto massacro quotidiano.

Nicola Mente

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