Tra navi e nevi. Come ti distruggo il Bel Paese

Certo, una nevicata di queste proporzioni a casa nostra non s’era mai vista. Neanche una così impressionante frequenza di fenomeni meteorologici, quali frane, allagamenti, esondazioni, con tutti loro carichi di lutti, tragedie e, non ultimi, di rilevanti danni economici. E’ vero: i cambiamenti climatici innestati dalla nefanda ed incontrollata azione dell’ occidentalizzato “homo faber”, stanno ora presentando il proprio salato conto. Però in Italia le cose assumono sempre l’aria della beffa, della “sola” tirata sulla pelle di malcapitati ed ignari cittadini, della tragedia che poteva sempre e comunque esser evitata.

Partiamo dall’ultimo esempio citato, ovvero quello delle frane e delle alluvioni che, assieme a catastrofici fenomeni pluviali, sembrano presentarsi con sempre maggior frequenza sul nostro paese. Sarno, Scaletta Zanclea, Giampilieri, Genova, Cinque Terre, (solo per citarne alcuni) non sono eventi casuali, bensì sono legati alla pluriennale ed incontrollata azione dell’uomo sui locali ambiti idrogeologici. Grazie ad inesistenti autorità pubbliche in Italia negli anni “d’oro”, a cavallo cioè degli anni 60 sino a quasi oggi, si è potuto edificare impunemente quasi ovunque, disboscando, incendiando, scavando senza alcun riguardo per i delicati equilibri che colà si andavano toccando.

Un esempio solo: in molti luoghi si è costruito accanto o addirittura sui letti di corsi d’acqua, spesso e volentieri deviati in canali artificiali lasciati poi riempire di scorie e masserizie, in quantità tale da consentire, al verificarsi delle prime pioggie serie, l’immediata esondazione di quei corsi d’acqua che avrebbero poi travolto quelle stesse abitazioni allegramente costruite nei propri letti. Senza parlare poi, delle catastrofiche frane, diretta conseguenza di un incontrollato e pluriennale disboscamento. Ma d’altronde, si dirà, gli italiani sono un popolo di artisti, architetti e costruttori, dotati di senso d’improvvisazione, in grado per ciò stesso di dar libero sfogo alla propria geniale creatività laddove meno ci si aspetterebbe: su colline, monti, cocuzzoli ed addirittura pendici vulcaniche, come nel caso dell’abusivismo edilizio nel parco del Vesuvio.

E poi scusate, volete mettere lì una sana colata di cemento per creare più strade (mal tenute) per più macchine, più traffico e…più smog nelle nostre città? Sapevate che il contributo dei tubi di scarico delle auto (oltre a quello generoso delle varie industrie…) ammonta a più del 40% del totale di quelle emissioni, responsabili dell’effetto serra?

Il bello è che da noi, anziché varare piani per una radicale rettifica del pubblico trasporto attraverso una razionale rete di metropolitane e treni leggeri, sulla falsariga di quanto accade in Francia o Gran Bretagna, per costruire una o due linee di metro si impiegano decenni, durante i quali le necessità per cui quelle linee erano state costruite si decuplicano, lasciando i problemi irrisolti e consegnando “de facto” al libero arbitrio dei cittadini-automobilisti le sorti dei nostri polmoni e del clima. Più smog meno salute, più piogge più effetto serra, in Italia sicuramente moltiplicato dall’uso dell’automobile (meglio se ingombrante, tipo SUV…) anche per andare alla toilette. Più effetto serra più catastrofi. D’ogni tipo e genere, bufere di neve incluse. Qualcuno parla già di masse di gelo in spostamento verso sud, a causa del graduale scioglimento della calotta artica.

Verità o esagerazione? Sta di fatto che, anche nel caso dell’emergenza neve le cose, a Roma e non solo, sono state gestite con, a dir poco, leggerezza. Al momento della bisogna, spargi sale, squadre addette alla rimozione del ghiaccio, mezzi pubblici per raccogliere coloro che avevano lasciato la macchina per la strada, sono incredibilmente mancati. Le polemiche, gli scambi di accuse, tra il sindaco di Roma ed il responsabile della Protezione Civile non hanno però sminuito la portata e la gravità di quanto accaduto a Roma e dintorni, dove i cittadini sono stati praticamente abbandonati alla mercè dei capricci del tempo e dove una città, a detta di tutti, una capitale europea, è stata praticamente “chiusa per ferie”, a causa della manifesta incapacità degli “addetti ai lavori” a gestire l’emergenza.

Questo, per non parlare di quanto accaduto con il naufragio del “Concordia”, con una specie di città galleggiante naufragata a cento metri dalla riva, con un mare praticamente piatto, a causa dell’italico vizio di eseguire stupide circonvoluzioni sotto costa, i cosiddetti “inchini”, effettuati nonostante esista uno specifico divieto in materia di navigazione sottocosta per i grandi natanti. Divieto, a cui sembra le varie marinerie italiote non hanno mai fatto troppa attenzione, anzi. Ed a rimetterci sono sempre e comunque vite innocenti con lo sgradito correlato dei danni ambientali.

Potremmo ancora continuare con decine di casi del genere, con il loro portato di tragedie e lutti. Tutti però accomunati da una vistosa leggerezza, da una sbalorditiva incapacità e da un sinistro alone di corruzione che, come un velo funereo, aleggia su tutte queste vicende. E qui arriviamo finalmente al nodo dell’intera “vexata quaestio”. Corruzione ed incapacità, in Italia sembrano le due facce diverse di uno stesso problema. E cioè quello di non volere o di non sapere fare le cose a dovere. Una malattia questa, che sembra accomunare in modo trasversale tutte le formazioni partitiche nostrane ed a cui a tutt’oggi non si riesce a trovare una valida soluzione.

Meritocrazia. Questa parola in Italia non si conosce, o la si recepisce in un’accezione puramente virtuale. Da noi tutto viene tuttora concesso per parentado, greppia o appartenenza a strutture clanico-lobbistiche di vario genere. Si fa un gran parlare della (giusta!) fuga di cervelli nostrani verso lidi stranieri, USA in particolare. Tutto questo non è senza conseguenze per l’intero assetto di un paese. In un simile scenario è normale, fisiologico che dalla gestione di una pubblica amministrazione sino al pilotaggio di una nave, tutto sia molte, troppe, volte demandato a persone inadatte alla bisogna.

Democrazia diretta non è solo uno slogan. E’ voler leggere le cose in un’altra ottica. Quella della partecipazione allargata che porta alle pari opportunità, ma anche alla meritocrazia, al normale e giusto premio delle eccellenze e ad un maggior ricambio di opportunità per chi ha voglia di fare. Senza dimenticare la giusta e dovuta protezione ai più deboli. E badate bene, questo non è liberismo, è voler ristabilire quel sacro senso di “iustitia” che ha sempre fatto grandi e spinto in avanti le comunità.

Premiare e responsabilizzare, dunque. Premiare al massimo i volenterosi, i capaci, gli ingegnosi. Responsabilizzare tutti, ma anche e specialmente chi desidera assumersi responsabilità di grande respiro. Ed allora dunque agire di conseguenza, per cui chi sbaglia paghi, dimettendosi senza appello. Gli amministratori locali, i politici non sanno gestire le emergenze che vanno profilandosi?Che si ritirino senza esitazione. E se non lo fanno di propria volontà, che sia il popolo attraverso lo strumento elettorale a farli sparire dalla scena.

La cosiddetta Seconda Repubblica, nata all’insegna dell’innovazione e della discontinuità rispetto alla Prima, si è rapidamente trasformata in un colossale Porcellum, in un gorgo di nomine e sottonomine oramai apertamente caldeggiate da poteri forti, interessati unicamente al mantenimento dello status quo, alla faccia dei problemi e delle aspirazioni della gente. Per questo motivo, gli eventi tragici e le crisi che, a mò di convulsioni attraversano il nostro paese e l’intera Europa, forse arrivano al momento giusto, per pungolare dolorosamente un’opinione pubblica addormentata da decenni di buonismo catodico a buon mercato.

Umberto Bianchi

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks