Roberto Guerra. Futurismo per la nuova umanità

Roberto Guerra,
Futurismo per la nuova umanità. Dopo Marinetti: arte, società, tecnologia.
Armando Editore, pp. 97, EUR 10,00.

Un fantasma si aggira per l’Europa messa a sacco dalle pseudotecnocrazie finanziarie, piegata dalla senilità anagrafica e spirituale, espropriata di ogni residuo di sovranità ed autodeterminazione, ridotta a balbettare infiniti ma sterilizzati revival della sua creatività passata intanto che tagli e proibizionismi e ricatti strangolano sulle nostre terre la ricerca scientifica, storica, artistica, tecnologica, politica.

Questo fantasma è il futurismo. Qualcosa che ha una data di nascita, così come precisi e ben identificati genitori e precursori (foss’anche parzialmente rinnegati) nella ventata di superomismo ed entusiamo volontarista della fine dell’ottocento; ma che non troverà mai un certificato di morte, di sicuro non sino a che come la bella addormentata giacerà irrisolto quale Urfrage, come questione fondamentale che interpella l’intera nostra epoca, al di là di rimozioni, “recuperi” e demonizzazioni. Una domanda, una opzione, che riemerge potenzialmente in ogni angolo, come una Medusa che ti fissa, o forse un’Idra di cui non è possibile tagliare tutte le zampe; e di sicuro come un incendio che sotto le ceneri continua a covare, un incubo che non abbandona il sonno della political correctness filosofica ed artistica che continua a celebrare la sua egemonia.

Ma Roberto Guerra non appartiene certo al mondo del non-detto e del ritorno freudiano del rimosso. E’ una scintilla ben accesa, che incarna perfettamente il concetto marinettiano che la vita è arte, l’arte è comunicazione, e la comunicazione è attivismo, e che in questo agile libretto appena uscito per i tipi di un editore di un certo peso come Armando, che lo promettono ad un’ampia diffusione, trova il dovuto riconoscimento e consacrazione per una presenza nel panorama culturale italiano tanto frenetica quanto eclettica – per generi, temi, stili, ambiti, riferimenti… – che si situa anch’essa nella migliore tradizione del movimento di riferimento.

Sì, perché nella geometria variabile di un divenire caotico e di equazioni e sperimentalismi personali e di gruppo che si mischiano, si separano, si sovrappongono, si affiancano, un movimento esiste, anzi, dalla morte di Marinetti non ha mai smesso di esistere e tenacemente riemergere, consentendo così di realizzarne oggi la cartografia mitica di cui il libro, ricco in nomi, link, cronache, segnalazione di progetti ed iniziative, indicazioni bibliografiche, si compone, spaziando dalle provocazioni artistiche di Graziano Cecchini alla fantascienza connettivista alla continuità critica incarnata da Luigi Tallarico, dalla metapolitica transumanista rispecchiata dall’AIT o dalla rivistaDivenireGiulio Prisco, il fondatore dell’Ordine degli Ingegneri Cosmici, sino a correnti poetiche che trovano oggi canali privilegiati in Twitter o Youtube, magari applicando anche – contro l’estenuato e patinato ellenismo della cultura ufficiale – la regola spavalda dello scrivere prima di pensare, e pubblicare prima di rileggere, e riciclare e trasfigurare tutte le eredità, tutti i linguaggi semplicemente fregandosene delle norme o dei contesti e dei significati ricevuti. Alla ricerca, perché no, anche di quella Neue Sachlichkeit, Nuova Oggettività, che dà il titolo al volume delle Heliopolis già più volte discusso sul Fondo tra i cui autori ho avuto l’onore di invitare personalmente Roberto Guerra ed altri amici e colleghi (neo?)futuristi come Antonio SaccoccioRiccardo Campa, etc., che sono prepotentemente presenti anche in Futurismo per la nuova umanità attraverso le rispettive “parole ed opere” che Guerra vi echeggia.

Se è vero che come dice Stanislaw J. Lec «bisogna moltiplicare le idee al punto che non vi siano guardiani sufficienti a controllarle», le convergenze magmatiche che l’autore disegna nel libro – e in gran parte addirittura incarna personalmente -, di cui mi ritrovo io stesso a far parte, rappresentano davvero la grandiosa sfida e promessa di Guerra (nomen omen…) al mondo della stasi e della stagnazione passatista che minaccia di sottrarci definitivamente una possibilità di destino nel monotono rumore di fondo di una “decrescita” insensata e senza fine.

Stefano Vaj

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