Paolo Barnard e la crisi economica. Del vedere giusto…

La  crisi avanza. Nella Borsa, nei media e soprattutto nella vita reale. Quotidiani, telegiornali e trasmissioni catapultano nelle nostre case i problemi che le persone comuni affrontano giornalmente: l’operaio licenziato, l’anziana che non arriva a fine mese, l’imprenditore suicida, ecc. ecc. in una continua escalation di drammi sociali che sembra non avere fine.

Davanti a questi traumi le onnipresenti soluzioni prospettate sono queste: 1) drastici tagli della spesa pubblica; 2) liberalizzazioni sfrenate; 3) riduzione dei diritti sociali, dal lavoro alle pensioni.
Lo dice Monti. Lo dice Draghi (1). Addirittura l’OCSE (2). E i Media ce lo ripetono ogni santo giorno tanto che ormai la gente non riesce più a concepire altre vie d’uscita: la soluzione è una ed è quello che sta facendo il governo. Stop. Tutto il resto è noia e non vale neanche la pena parlarne. Neanche se cinque economisti di fama mondiale tengono a Rimini un convegno per spiegare che è sbagliato massacrare l’economia con i tagli, che è assurdo ridurre la spesa pubblica ed aumentare le tasse in periodi di recessione. Insomma, per parlare della possibilità di altre soluzioni.

Tutto inizia lo scorso dicembre quando il giornalista freelance Paolo Barnard (3) comincia ad organizzare un convegno sulla Modern Money Theory (MMT) con lo scopo di creare una fetta di opinione pubblica consapevole dell’esistenza di un modello di politica economica alternativo a quello dell’austerità. Dopo mille peripezie organizzative, l’evento si tiene dal 24 al 26 di Febbraio allo Stadium di Rimini dove L. Randall Wray, Stephanie Kelton, Warren Mosler, Marshall Auerback e William Black, spiegano al pubblico (4) (5) la dannosità delle attuali politiche economiche per poi proporre come soluzione la MMT.

Di cosa si tratta? In poche parole si basa sull’assunto derivante dalla teoria cartista per cui la moneta non ha bisogno di essere convertibile (es. in oro) per avere valore. Di conseguenza sarà valida in base alla fiducia che gli utenti gli accordano per il solo fatto di essere creata dallo Stato di appartenenza. Come scriveva Keynes nel Trattato sulla Moneta “la moneta è una creatura dello Stato” (la cosiddetta “fiat money”). Lo Stato a sovranità monetaria stamperà quindi moneta per finanziare la spesa pubblica ed innalzare la domanda aggregata, fattore necessario per la crescita di qualsiasi economia..

Presupposto di tutto ciò è che lo Stato possa stampare moneta, ossia non abbia delegato questa facoltà a qualcun altro. In quest’ultimo caso infatti dovrà finanziarsi prendendo moneta dai mercati tramite l’emissione di obbligazioni i cui interessi saranno determinati dalla credibilità dello stato che li emette, ovvero dalla solvibilità. La situazione che si è creata con l’entrata in vigore dell’Euro.

Date queste premesse si arriva alla necessaria conclusione che l’Italia deve uscire dall’Euro per ristabilire la sua sovranità monetaria. Soltanto così potrà riprendersi dalla crisi spendendo a deficit per istruzione, sanità, infrastrutture e incentivi all’economia privata. Come l’Italia dovrebbero fare gli altri stati vittime della speculazione, in particolare gli stati dell’Europa del Sud che, secondo i relatori, sarebbero vittime di un complotto dell’Europa centro-settentrionale per distruggere la loro economia industriale e trasformarli in serbatoi di manodopera a basso prezzo dove delocalizzare. In quest’ottica sarebbe spiegabile (e farebbe rabbrividire) l’invito fatto da Giorgio Napolitano in occasione dell’incontro con l’ex-presidente tedesco Christian Wulff di riformare il mercato del lavoro e aprirsi di più agli investimenti stranieri (6) e altresì sarebbe spiegabile la telefonata con cui la Merkel invitava il Capo di Stato a liberarsi di Berlusconi (“si era offesa per il culona inchiavabile” direbbe invece l’antiberlusconiano medio).

Ho risicato un 23 all’esame di economia politica e non ho una conoscenza approfondita della materia né tantomeno della teoria keynesiana (alla base della MMT) e dei suoi sviluppi storici, quindi non intendo affatto stabilire la validità della MMT perché non ne avrei gli strumenti.  Però non serve una laurea in Economia alla Bocconi per capire che l’austerità non porta da nessuna parte. L’Italia è in recessione e quest’anno il PIL calerà dell’1,3% (7). La recessione non è una cosa buona (mi verrebbe quasi da dire “è risaputo” ma ad alcuni non sembra così scontato) e per combatterla occorre aumentare la spesa pubblica (la crisi del ’29 insegna).

Proprio lunedì scorso, il presidente dell’ANCI Graziano Delrio, in un’intervista al Messagero (8), denuncia le limitazioni di spesa poste dai patti di stabilità: «Siamo costretti a rompere il Patto di Stabilità. Siamo in piena recessione, le aziende hanno difficolta’ a trovare finanziamenti in banca e il Tesoro che fa? Impedisce di utilizzare la liquidita’ dei Comuni che hanno conti in ordine. Lo trovo sbagliato sul piano macroeconomico».

Paventando anche i pericoli di una riduzione degli investimenti per le infrastrutture: «La riduzione degli investimenti puo’ significare anche la mancata messa in sicurezza di un torrente o di una zona franosa. Se poi in quella zona arriva l’alluvione lo Stato va a rimetterci, certo non a guadagnarci. Alla fine della Fiera chiediamo allo Stato centrale un comportamento meno schizofrenico. Perché se il Patto di Stabilità e’ legge, e’ legge anche la tutela del patrimonio».

Le politiche di austerità dettate dalla BCE al governo Monti non porteranno a nulla di buono. Questo ormai è chiaro. Perciò è assurdo che non si possa aprire un dibattito su altre soluzioni alla crisi attuale ma si debba discutere e (in ogni caso) adottare soltanto ciò che viene stabilito da un vertice apolide e avulso dalle singole realtà nazionali. E’ una grave lesione della democrazia che nessun quotidiano, telegiornale o programma televisivo (aspettiamo Santoro giovedì prossimo) abbia pubblicizzato il convegno. Ma ancora più grave è che sia mancata la presenza di qualsivoglia partito, sindacato o associazione civile alla manifestazione di Rimini.

Vige un conformismo totale (se non totalitario): il martello di Goebbels insiste a ficcare nelle nostre teste fastidiosissimi “tabù” per saldare le sbarre di una gabbia mentale che ci costringe ad accettare il ridursi della qualità della nostra vita come un fatto necessario ed inevitabile. Un “Ubi maior minor cessat” all’ennesima potenza che, complice il fallimento della democrazia rappresentativa parlamentare, ci sottrae le scelte sul nostro destino e ci fa sentire impotenti di fronte al fatto compiuto. Compiuto da altri. Senza consultarci. Sulla nostra pelle.

Barnard ha avuto il merito di aprire uno spiraglio nella cortina di ferro che avvolge un’informazione divenuta ormai monotematica. E’ una breccia piccola, quasi insignificante, ma ciò non impedisce che si allarghi ulteriormente. Servono soggetti politici che diano rilevanza a queste posizioni in campo mediatico e le trasformino in un programma politico alternativo. E’ l’unica speranza di poter fermare la deriva autoritaria ed anti-sociale del progetto europeista. Il tempo stringe e la nostra vita peggiora di pari passo.

Cristian De Marchis

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Note

(1) http://www.pmi.it/economia/mercati/articolo/52988/liberismo-e-crescita-draghi-oltre-il-modello-sociale-europeo.html

(2) http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=161988

(3) http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=283

(4) qui i temi trattati: http://www.democraziammt.info/images/documenti/programma-dettagliato-summit-mmt.pdf

(5) qui alcuni interventi http://www.abruzzoweb.it/contenuti/rimini-summit-modern-money-theory-gli-economisti-in-campo-contro-lunione-europea/465500-323/

(6) http://www.repubblica.it/politica/2012/02/13/news/napolitano_rimuovere_ostacoli_investimenti-29800714/

(7) http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201202231451-ipp-rt10174-europa_in_recessione_brusco_stop_per_l_italia

 

(8) http://www.asca.it/newsregioni-Crisi__Delrio_%28Anci%29__contro_recessione_vogliamo_spendere-1128505-.html

 

 

 

 

 

 

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