In difesa di Maurizio Azzollini. Anni Settanta: il coraggio dell’oblio…

(Miro Renzaglia) I ricordi sono animali bicefali.  Con una testa ti possono aiutare a non cadere negli errori già commessi; con quell’altra, ti possono tenere prigioniero  nel loro labirinto.

Prendiamo il caso di Maurizio Azzollini. A sedici anni, credendo che fosse giunto il momento di cambiare il mondo con le armi, prese una pistola e, nel corso di una manifestazione, sparò contro la polizia. Non uccise nessuno. Lui. Invece qualcun altro dei suoi compagni, sì. E a morire fu l’agente Antonio Crusta. Immortalato in una delle icone più note degli anni di piombo, Azzollini fu riconosciuto, catturato e condannato. Per la sua partecipazione a quel tragico e dannato episodio, scontò cinque anni di galera, più altri di libertà condizionale. Da quella esperienza, ne è uscito un altro uomo: convinto che la vera rivoluzione si fa avvicinando il prossimo, e in particolare gli ultimi, nei suoi bisogni di redenzione sociale. Ha studiato, ha vinto concorsi pubblici, si è impiegato e impegnato nei servizi sociali, ha raggiunto il grado di funzionario nel comune di Milano e, con la recente elezione del Sindaco Giuliano Pisapia, per le competenze acquisite e riconosciute, è stato nominato Capo di Gabinetto del Vicesindaco del Capoluogo lombardo. Un percorso, il suo, non solo lineare ma esemplare di recupero attivo di un uomo che da adolescente aveva sbagliato.  Dov’è lo scandalo?

Lo scandalo è nell’altra testa del bicefalo-ricordo: quella che ferma tutto sull’immagine di Azzollini che a volto coperto, gambe divaricate e con la pistola tenuta a due mani, spara. In aria, ma spara. E da quell’immagine non schioda. Non basta sapere che per quel disgraziato gesto l’adolescente abbia pagato. Non basta nemmeno sapere che abbia riconosciuto il suo sbaglio e che si sia reinserito positivamente nella società e che lavori perché altri giovani non commettano i suoi stessi errori. No, non basta. Così, per esempio, il dolore dei familiari delle vittime  si paralizza nel rinnovare ogni giorno il lutto subito. Così, sempre per esempio, quelli che della stessa generazione di Azzollini si sono tenuti prudentemente fuori dalle utopie e dalle scosse degli anni 70, possono ergersi a giudici morali di fatti che nemmeno li ha riguardati e/o  toccati da vicino. Così, ancora per esempio, i custodi e le vestali del ricordo ad ogni costo continuano a sentirsi importanti nel ruolo che si sono autoassegnati: esegeti della memoria a comando del calendario funebre. Così, infine, la società e la vita di un paese, di una nazione rimangono dentro la prigione del passato che non passa.  Con guasti immensi.

Chi scrive è uscito vivo per puro miracolo da un attentato compiuto, molto verosimilmente, da ex compagni di Azzollini mai individuati. Recentemente, su Facebook, ho espresso il desiderio di poter incontrare chi mi ha sparato. Non per vendicarmi, non per chiedere una giustizia retroattiva che non mi interessava nemmeno all’epoca del fatto, ma per ringraziarli. E ringraziarli per tre motivi. Il primo: mi hanno impedito di commettere errori simili ai loro o di perseguire quelli, forse meno gravi ma non per questo meno stupidi, che avevo già commesso. Il secondo: che proprio in quella circostanza ho compreso l’assurdità della guerra in-civile fra rossi e neri. Ma il motivo più importante è il terzo: per riuscire nell’impresa di non darmi alla vendetta, ho dovuto imparare l’arte dell’oblio.

Solo allora, infatti, ho compreso fino in fondo le parole di Friedrich Nietzsche: «La serenità, la buona coscienza, la lieta azione, la fiducia nel futuro dipendono, nell’uomo come nei popoli, dal fatto che si sappia tanto bene dimenticare al tempo giusto, quanto ricordare al tempo giusto».

Ora, a me sembra che negli ultimi decenni abbiamo ricordato pure troppo. Con esiti, sarete d’accordo, non proprio felicissimi per tutti. Forse, sarebbe il caso di sperimentare l’altra via: quella dell’oblio.

miro renzaglia

.

]]].

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks