Giovanni Fasanella e Mario Josè Cereghino. Il golpe inglese

(Raffaele Morani) «L’unica cosa che mancherà all’Italia è una totale libertà politica». Una considerazione inequivocabile di Winston Churchill che risale al novembre del 1945, e che riassume bene la politica seguita dai governi inglesi nei confronti dell’Italia nel corso del novecento, ricostruita nel  recente libro Il golpe inglese di Giovanni Fasanella e Mario Josè Cereghino uscito per l’editore Chiarelettere.

Il libro è il frutto della consultazione da parte dei due autori di una mole di documenti, riservati per decenni ed ora desecretati, custoditi negli archivi londinesi di Kew Gardens, la cui tesi di fondo è che  ogni volta che gli italiani hanno provato a decidere del proprio destino gli inglesi sono intervenuti pesantemente , anche attraverso l’organizzazione di piani eversivi.

Dal delitto Matteotti a quello Moro, passando per la morte di Mattei ed il golpe bianco di Edgardo Sogno, il motivo delle azioni britanniche, secondo i due autori, è da cercare nel timore inglese di perdere il controllo delle rotte petrolifere, “minacciate” prima da Mussolini, all’inizio appoggiato dagli ambienti conservatori inglesi (vedi ad esempio l’insabbiamento di alcune carte del delitto Matteotti che potevano danneggiare il dittatore italiano), poi violentemente osteggiato per alcune scelte poco gradite in politica estera, fino ad arrivare alla fine della seconda guerra mondiale. A quel punto, i britannici, a differenza degli americani, considerano l’Italia non “un paese che si era liberato dal nazi-fascismo combattendo al fianco degli eserciti alleati”, ma “un paese sconfitto in guerra e quindi soggetto alle leggi dei paesi vincitori”. Di conseguenza la politica di autonomia energetica, “filoaraba e terzomondista” del presidente dell’Eni Enrico Mattei, dei primi ministri Aldo Moro ed Amintore Fanfani, andava ostacolata ad ogni costo.

Se qualcuno pensa di liquidare le tesi degli autori come fantapolitica, farebbe bene a leggere il libro e mettere da parte i pregiudizi e le certezze inaffondabili, per scoprire ad esempio come un documento ufficiale del ministero dell’energia inglese del 1962, riportato nel libro, suggerisca come l’unico modo per intervenire a favore delle imprese britanniche all’estero e risolvere il problema rappresentato dalla politica di Enrico Mattei, grande minaccia agli equilibri energetici mondiali, sia di affidarsi “all’Intelligence piuttosto che al Foreign Office”. Infatti: «l’Eni sta diventando una crescente minaccia per gli interessi britannici» e pochi mesi dopo Mattei veniva assassinato in seguito al sabotaggio del suo aereo. Una semplice coincidenza?

Altra ossessione ricorrente nei dispacci governativi inglesi è rappresentata dai comunisti, da contrastare con ogni mezzo, ad esempio attraverso le azioni del partigiano Edgardo Sogno durante la resistenza, o il salvataggio del comandante della Decima Mas Junio Valerio Borghese  e di altri esponenti fascisti da riutilizzare in seguito, o a guerra finita “arruolando” giornalisti, intellettuali, e politici pagati per orientare l’opinione pubblica in funzione anticomunista e filoinglese. Fino al “golpe bianco” progettato a metà degli anni settanta da Sogno come estremo tentativo di risolvere il “disordine” provocato dalla crescita elettorale del PCI nel 1975-76.

Analizzando i documenti  della diplomazia britannica nel  1976, si può vedere chiaramente come dopo aver valutato l’ipotesi di un colpo di stato militare, al fine d’impedire l’ingresso dei comunisti nel governo italiano, viene preferita invece «una diversa azione sovversiva». Non viene specificato quale azione ma è inutile ricordare come giusto in quel periodo cominci nel nostro paese un’escalation del terrorismo delle Brigate Rosse, che culminerà col rapimento e con l’ uccisione di Aldo Moro nel 1978.

Moro è era molto osteggiato dagli inglesi sin dagli anni sessanta per le sue aperture al PSI prima ed al PCI dopo in politica interna, e per le politiche di “autonomia energetica”, le posizioni filoarabe e di attenzione ai paesi del mediterraneo in politica estera. Secondo Fasanella dopo l’omicidio di Moro nulla è stato più come prima, il sistema politico italiano basato sui due grandi partiti di massa DC e PCI si è avvitato su se stesso e non è riuscito a sopravvivere alla guerra fredda, ed «in questo vuoto si sono inseriti poteri oligarchici, lobby finanziarie e comitati d’affari che hanno occupato lo spazio della politica ed invaso quello dell’economia» con la grande industria di Stato «smembrata e svenduta alle banche anglosassoni». E l’Italia poco alla volta ha perso tutte le posizioni d’influenza che, da Mattei in poi, aveva conquistato nei confronti dei paesi del Maghreb e del vicino oriente.

Dal punto di vista delle conseguenze la morte di Moro per il nostro paese «ha provocato gli stessi danni di una guerra devastante».  Lo scenario delineato da Il golpe inglese è inquietante e può essere incredibile, ma forse la soluzione a tanti misteri d’Italia non è stata ancora trovata proprio perché si è privilegiata una certa lettura del nostro passato, e l’azione di alcuni attori interni ed esterni è stata volutamente sottovalutata, quindi ben vengano autori che oltre all’esperienza hanno anche un certo “coraggio” nel cercare di ricostruire il nostro passato e che non si accontentano delle risposte date finora da altri.

Raffaele Morani

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