Giorgio Giorgerini. Il mio spazio è il mondo

 

(Marco Petrelli)  storico della Marina? Roba da pochi appassionati!  Questo è ciò che potrebbe sentenziare un qualsiasi cliente che, buttando un’occhiata sugli scaffali di una libreria, s’imbattesse ne Il mio spazio è il mondo di Giorgio Giorgerini (Mondadori, 2012). Sarebbe riduttivo, in verità, soffermarsi al concetto di ‘nicchia’, poiché la funzione della storia non è solo quella di educare al passato ma di suscitare un sano interesse, una curiositas che si sviluppi nella ricerca e nello studio di ambiti ed argomenti prima mai affrontati.

Succederà allora che figure come Sir Francis Drake (corsaro di Sua Maestà Britannica), che acronimi come RAMB (Regia Azienda Monopolio Banane), nomi quali Graf Spee, Kormoran, Penguin assumino ben altra connotazione anche agli occhi di chi continua a confondere il bagnasciuga con la battigia. Uno stile asciutto e senza retorica quello di Giorgerini che ripercorre pagine marinaresche tra le più gloriose, facendo rivivere al lettore lo spirito d’avventura dei documentari di Ambrogio Fogar, accompagnati da un tono cordiale e rasserenante, che ricorda quello di un altro grande documentarista, Leonardo Cortese.
Guerra corsara. Cosa significa?

In primo luogo è necessario specificare la differenza tra còrsa e pirateria. I pirati sono predoni del mare che, dall’antichità ai giorni nostri, assaltano il naviglio mercantile in modo indiscriminato, col solo scopo di trarne profitto. Il corsaro è ben altra cosa. Un tempo sovrani e principi concedevano ad abili marinai e ai loro equipaggi la lettera di còrsa, ovvero una sorta di contratto che permetteva loro di attaccare le navi di una potenza avversaria col fine di metterne a repentaglio la rete commerciale marittima e, ovviamente, di predarne il carico.

Sir Francis Drake contro le navi spagnole, ma anche Dragut, Barbarossa e Occhiallì, leggendari corsari barbareschi dediti al saccheggio delle coste europee e alla deportazione a Tripoli e Costantinopoli di cristiani di abitati rivieraschi ed isolani. Un caso eclatante quanto esplicativo dell’uso di flotte corsare per fini bellici risale al 1543, anno dell’alleanza tra il sultano turco Solimano e Francesco I di Francia, quando Khayr al Din, ammiraglio del sultano, raggiunge Marsiglia, attaccando e devastando le coste italiane, al fine di indebolirne le difese a beneficio dei francesi e, certamente, anche dei musulmani.

La guerra corsara affronta mutamenti e vede sorgere e tramontare grandi potenze marinare. Nel 1799 l’ Isola del Giglio fu attaccata per l’ultima volta nella sua storia dai corsari algerini i quali, malgrado in buon numero, verranno duramente battuti. Negli anni Trenta dell’ Ottocento, con la scusa di eliminare le ultime sacch di resistenza barbaresca, i francesi invieranno ad Algeri un corpo di spedizione. Nel giro di poco tempo Parigi sarà unica padrona di quella fetta di nordafrica sulla quale il tricolore d’oltralpe sventolerà per centoventi anni.

La mezzaluna scompare tra le nebbie della storia, ma altre bandiere accompegneranno audaci azioni in mare. Kriegsmarine (con le navi corsare Kormoran e Penguin) e Regia Marina (vedi mercantile armato Eritrea) attraverseranno tutti gli oceani del mondo colpendo navi alleate fino all’affondamento o alla cattura.

Il mio spazio è il mondo è l’ultimo di una lunga collana di libri dedicati al mare e ai suoi protagonisti. Giorgerini (docente di teoria del potere marittimo presso l’Università di Milano e consulente dello Stato Maggiore della Marina) ha dedicato anni di studi e ricerche ad un soggetto che, nella storia dell’uomo, ha avuto un ruolo primario.

Il dominio sul mare ha permesso la sopravvivenza, lo sviluppo e la crescita di imperi e nazioni, dal mondo antico all’era atomica. E anche oggi, nell’epoca dei satelliti, della geolocalizzazione e della comunicazione di massa, il controllo dei traffici sull’acqua mantiene un ruolo primario, tanto da spingere gli armatori ad equipaggiare gli scafi di militari o, in altri casi, di contractors, con lo scopo di proteggere equipaggi e carico dal più antico dei pericoli marittimi: la pirateria.

Marco Petrelli

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