A.S. Roma. Luis Enrique e il pressing alto…

Luis Enrique mi sta simpatico. Mi sta simpatico, soprattutto da quando all’intervistatrice che in diretta televisiva gli riportava le critiche “al progetto Roma” del direttore sportivo (se così si può chiamare) dei Semo Nasciuti Prime, tal Tare, rispose con l’ormai celeberrimo «Chi?». In quel momento gli ho voluto persino bene.

Ma il bene e la simpatia che gli voglio sul piano personale non mi fanno esente dalla considerazione che segue: qualcuno spieghi al mister che quello che lui chiama sistema di gioco non è un sistema, ma solo una tattica ultranota che va sotto il nome di “pressing alto”.

Chi sa di calcio sa, altresì, che il “pressing alto” è una tattica spericolata da usare solo in alcune, appunto, fasi di gioco. Quando, per esempio, stai perdendo una partita e tenti il tutto per tutto per riagguantare almeno il pareggio. Oppure a inizio gara, quando vuoi sorprendere l’avversario aggredendolo nella sua metà campo. Nessuno si sognerebbe mai e in effetti si è mai sognato di applicarlo per tutta la durata della gara.

Le controindicazioni, infatti, sono evidenti: il rischio di beccare la ripartenza, per un passaggio sbagliato, per un takle irrisolto, per un dribling non riuscito  è matematico… E siccome i gol, tutti i gol che si prendono e si fanno sono quasi sempre il risultato di un errore, la pratica del pressing alto, con la linea difensiva che si apposta sulla linea di metà campo e dieci giocatori che si riversano in quella avversaria è un gioco che quasi sempre non paga… Se non, appunto, in casi disperati o per sorprendere l’avversario in talune circostanze psico-agonistiche.

Luis Enrique, invece, ne ha fatto il suo credo calcistico: 90 minuti di pressing alto. E i risultati si vedono. Andatevi a riguardare tutti i gol presi dalla Roma quest’anno e vi accorgerete che in stragrande maggioranza hanno un’unica soluzione: errore nel possesso palla di un centrocampista, intercettazione dell’avversario e lancio oltre la linea di metà campo verso un paio di attaccanti che immancabilmente si trovano faccia a faccia con il povero Stekelenburg.

Ormai, Inter e Ranieri a parte, lo hanno capito pure i sassi come si fa a vincere contro la Roma: si aspetta il passagio sbagliato e con un lancio si va dritti in porta. Il Siena, ieri sera,  ne poteva fare 4 così.

E basta!!!

miro renzaglia

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