Per capire l’informazione…

Da circa tre anni leggevo le notizie sul sito-web di Repubblica. Accattivato inizialmente dalla serietà e l’imparzialità con cui si presentava il quotidiano, ho poi iniziato a cogliervi la frequente ipocrisia nonché la sostanziale faziosità e scorrettezza professionale, ricredendomi.

Ho perciò abbandonato l’idea manicheistica che esista un’informazione buona ed una cattiva: tutte le informazioni sono buone e allo stesso tempo cattive.

Fatto questo passo non mi costava niente cominciare a leggere regolarmente anche altri giornali con lo scopo di effettuare tra le varie notizie e i vari punti di vista una comparazione più ampia possibile. La scelta giusta per il mio scopo è quindi ricaduta sul paria dell’informazione, secondo certi ambienti di sinistra (nonché secondo la mia vecchia opinione): Il Giornale.

Venerdì scorso ho aperto il sito web del quotidiano e in cima alla pagina ho scovato subito un articolo degno di nota: una lista degli stipendi dei manager pubblici, in cui venivano elencate cifre da capogiro, da far sembrare un nullatenente anche il più ricco dei deputati [leggi QUI]. Il giorno dopo sullo stesso viene pubblicata una requisitoria contro i privilegi dei magistrati [leggi QUI] ed un rendiconto delle spese che la Camera dei Deputati sostiene nel pagare i vari stenografi, uscieri e commessi che sono circa tre volte più numerosi dei deputati e altrettanto privilegiati [leggi QUI].

In giorni di odio irrazionale verso la politica, il Giornale, anche se ha spesso e volentieri contribuito a fomentare, indica altre zone grigie di privilegi all’interno dell’ordinamento statale.

Mi è venuto spontaneo domandarmi perché Repubblica non faccia la stessa cosa, ma si limiti soltanto a dar risalto a quegli elementi strettamente funzionali alla battaglia anti-politica (il “precario di Montecitorio” che svela i segreti del palazzo, il “deputato Iena” che riprende di nascosto i colleghi, la senatrice che denuncia i prezzi del buffet, il parlamentare che vuole tagliarsi i vitalizi, ecc.).

Una risposta definitiva sul comportamento degli organi d’informazione caso per caso è difficile elaborarla a causa della complessità dei rapporti economici, politici e sociali, ma è comunque possibile stabilire delle linee guida generali da adattare in alcuni casi concreti.

Mi avvalgo allo scopo di due citazioni “guida”: la prima contenuta in un’intervista di Emil Ludwig a Benito Mussolini che, domandato in tema di libertà d’informazione nel regime, rispose «Con la libertà di stampa i giornali pubblicano solo ciò che vogliono veder stampato le grandi industrie o le banche, le quali pagano il giornale» [leggi QUI]; e la seconda contenuta nel capitolo primo del Manifesto del Partito Comunista: «il moderno potere statale non è altro che un comitato che amministra gli affari comuni della classe borghese» [Emil Ludwig, Colloqui con Mussolini, 1932].

Per rendere il discorso meno astratto userò come esempi pratici proprio alcune posizioni ed atteggiamenti di Repubblica e il Giornale.

Homo homini lupus

Innanzitutto va fatta una premessa generale. La società nazionale è composta da vari gruppi economico-sociali di diversa grandezza (molto sommariamente possiamo citare i  lavoratori dipendenti, i professionisti, i commercianti, la piccola imprenditoria, l’imprenditoria medio-grande, la grande imprenditoria, le multinazionali italiane e straniere e le banche, nostrane ed estere) che perseguendo lo scopo di massimizzazione dei profitti portano avanti dei loro interessi spesso contrastanti con quelli degli altri gruppi.

A fare da mediatore, ossia da “comitato d’affari comuni” a queste realtà economiche in contrasto è il “moderno potere statale” che nella sua forma democratica concede ad ognuno degli spazi politici (il Parlamento) e mediatici per affermare nella pratica i propri interessi. Tali spazi spariscono quando un gruppo è così grande rispetto agli altri d’assoggettare l’intera macchina statale. Ad esempio nella prima metà del XX secolo il processo di concentrazione delle grandi industrie pesanti e la simbiosi economica con i capitali delle grandi banche creò un potere economico così forte da distruggere le istituzioni liberali degli Stati più deboli (Italia e Germania) e sopprimere le libertà politiche degli altri gruppi.

Quando il filosofo inglese Hobbes scriveva la sua famosa frase “homo homini lupus” probabilmente non si rendeva conto di vivere in quello che lui considerava uno stato di natura relegato ad una frase umana pre-civile ormai superata.

La simbiosi editore-organo d’informazione

In una società massificata questi potentati hanno bisogno del consenso dell’opinione pubblica per valersene all’interno del “comitato generale d’affari”, ossia, nei regimi democratici, il Parlamento che si forma a seguito della massima espressione della volontà popolare, le elezioni. I giornali divengono il mezzo con cui influenzare l’opinione pubblica e non a caso la quasi totalità è di proprietà di grandi o piccoli gruppi economici.

Tuttavia, in che modo i giornali fanno passare i propri interessi particolari all’opinione pubblica tanto che spesso questi vengono accettati anche da chi ne subirebbe danno?

Il processo utilizzato è quello dell’universalizzazione del particolare, ossia impostare una battaglia politica, economica, sociale o civile partendo da un proprio bisogno contingente.

Per esempio: il citato articolo de Il Giornale contri i privilegi della magistratura nasce dall’esigenza di tutelare davanti all’opinione pubblica il padrone Silvio Berlusconi dai processi in cui è coinvolto; la stessa esigenza non appartiene a Repubblica, il cui editore Carlo De Benedetti è da sempre in contrasto con Berlusconi e ha tutto l’interesse ad esaltare la “separazione dei poteri” e difendere una delle forze che avrebbero potuto giudiziariamente farlo fuori. Oppure la campagna di Repubblica per la libertà d’informazione contro la “legge bavaglio” nasce dalla paura di vedersi amputati i mezzi per attaccare mediaticamente l’avversario (nel caso pubblicare intercettazioni compromettenti) mentre il favore de Il Giornale verso una “legge che tutela la privacy” è dovuto all’interesse di Berlusconi, allora al governo, di frenare gli attacchi mediatici contro di lui.

Come abbiamo visto dagli esempi sopra citati, principi generali come “lotta ai privilegi”, “separazione dei poteri”, “libertà d’informazione” e “tutela della privacy” sono stati utilizzati per coprire battaglie particolari.

Carattere nazionale ed extranazionale degli organi d’informazione

Fino ad ora abbiamo fatto esempi strettamente politici. Ricordando che ad ogni giornale corrispondono uno o più gruppi economici alleati (nell’azionarato o negli intenti), adesso vedremo il loro atteggiamento verso le altre categorie.

Prendiamo l’argomento dell’evasione fiscale: Repubblica da anni condanna questo fenomeno dando pieno sostegno alle politiche fiscali dei governi Prodi mentre di opposta tendenza è sempre stato quotidiano berlusconiano, molto più comprensivo verso gli evasori.

Come spiegare queste diverse posizioni?

Non ho citato a caso il favore di Repubblica verso Prodi, legato a De Benedetti da vicende personali (la più importante è il Caso SME, di cui il quotidiano fondato da Scalfari non parla mai). Di conseguenza Repubblica ha mutuato dall’ambiente finanziario europeo a cui appartiene Prodi, la sua visione sociale, che molto schiettamente consiste nel massacro delle classi nazionali (commercianti, piccola e media imprenditoria) di un paese per europeizzarlo il più possibile. E quale mezzo migliore per tale scopo se non l’oppressione fiscale (tralasciando il discorso sulle liberalizzazioni)?

Gli interessi economici di Berlusconi invece risiedono prevalentemente sul suolo nazionale, perciò Il Giornale sostiene le politiche fiscali meno severe dei governi di centro-destra che hanno consentito a Berlusconi di ottenere consensi elettorali dalle classi medie imprenditoriali e vincere quasi ogni competizione elettorale durante questi anni.

In Italia i giornali “extranazionali” puri come Repubblica sono pochi e per lo più legati al mondo finanziario. Prevalgono di gran lunga i giornali con orientamento economico favorevole ai gruppi nazionali. Alcuni invece (come il Sole 24 Ore o il Corriere) stanno a cavallo tra le due categorie.

Il Comitato comune d’affari, ossia “La Casta”

Riprendiamo la citazione di Marx. Se la politica è il comitato d’affari della borghesia perché viene continuamente attaccata da tutte le parti? Marx specifica “comitato comune d’affari” e in quel “comune” sta la risposta.

Nel parlamento non siedono soltanto i camerieri di un solo gruppo economico. Se così fosse ci sarebbe una dittatura politica e le battaglie contro “la casta” non avrebbero neanche motivo di esistere.

L’assemblea legislativa raccoglie la “comunità” dei camerieri dei vari gruppi borghesi confusi dall’etichetta di “onorevoli” e “senatori” come un corpus unico diviso non in rappresentanti di gruppi economici bensì in gruppi parlamentari. Si crea così la falsa idea di una nuova classe sociale parassitaria che vive come un parassita delle indennità statali.

I potentati economici avendo tutto l’interesse di coprirsi dietro questa finta classe paravento permettono che le loro case editrici pubblichino quel filone letterario che è iniziato con “La Casta” di Gian Antonio Stella e continua ancora oggi con molto successo a deviare il malcontento popolare dai veri centri di potere verso i semplici “camerieri”. Insomma sputano sui propri camerieri per non farsi sputare addosso.

Conclusioni

In che modo possiamo evitare di farci influenzare e comprendere veramente la società utilizzando l’informazione?

Quando si legge una notizia su un giornale bisogna innanzitutto sapere chi è il proprietario di quel giornale e quali interessi ha su quell’argomento. Successivamente si andranno a cercare le stesse notizie su altri giornali di orientamento opposto per vedere se ci siano divergenze o convergenze.

Nel primo caso assisteremo ad uno scontro tra gruppi e la nostra ricerca finirà lì, mentre nel secondo dovremmo domandarci il motivo della convergenza e indagare ulteriormente (di solito a opinioni di fonti opposte convergenti su un argomento corrispondono posizioni identiche di partiti opposti).

Questo è il motivo per cui ho iniziato a leggere anche Il Giornale.

Diffidate da chi vi fomenta a lottare perché un giornale possa liberamente scrivere ciò che qualcun altro ha interesse a pensare.

Lottate soltanto perché voi stessi possiate liberamente dire quello che veramente pensate usando possibilmente la vostra testa.

Cristian De Marchis

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