Orazio Ferrara. Quei ragazzi tricolori

Orazio Ferrara è un autore che abbiamo già conosciuto con Memorie di un II capo della Regia Marina (Aviani&Aviani, Udine 2011), volume nel quale ha voluto raccontare ed ingiusta resa della piazzaforte italiana di Pantelleria. Dal 2010 Ferrara si è dedicato alla ricostruzione di eventi ed episodi poco noti della storia: dalle vicende di briganti e sanfedisti del Mezzogiorno, ai soldati di ventura in Africa nel secondo dopoguerra.

Ultima fatica editoriale  Quei ragazzi tricoloriI movimenti di destra e dintorni da Giovane Italia ad Avanguardia Nazionale (Aviani&Aviani, Udine 2011), biografia di un ambiente dalla fine della seconda guerra mondiale ai primi anni Settanta. Monarchici, Giovane Italia, Fuan, Giovane Europa, Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale: tante le sigle presentate e snocciolate dall’autore, al fine di comprenderne dinamiche di nascita e sviluppo, strategie, azioni e fine.

Quei ragazzi tricolori non vuol essere una ennesima cronistoria della destra italiana, quanto un’analisi dettagliata ed ‘interna’ di meccanismi che spinsero uomini e donne di età diverse a cercare alternative alla politica del MSI, considerata da alcuni, già a metà degli anni Cinquanta, troppo istituzionale e poco rivoluzionaria; nel contempo l’opera recupera esperienze e vicende umane talvolta sconosciute al grande pubblico, come i fatti di via Medina, cui il primo capitolo è dedicato.

Singolare che in Quei ragazzi tricolori trovino spazio i martiri napoletani del giugno ’46, adolescenti, studenti, impiegati, marinai caduti sventolando il vessillo sabaudo.

Singolare ma non del tutto inappropriato. Come accadrà in seguito a diversi militanti missini, le giornate di sangue del Giugno 1946 cadranno nell’oblio, pagine nere di una repubblica ancora agli albori, incapace di trovare una pacificazione anche tra le forze antifasciste.

Già, perché molti degli scugnizzi caduti in via Medina tre anni prima assaltavano i blindati ed i panzer tedeschi nelle strade bombardate del capoluogo campano.

Erano gli eroi delle Quattro giornate che, all’arrivo degli alleati, salutavano inneggiando a Vittorio Emanuele. Un embrione di resistenza civile, non frazionata dalla politica, fedelissima ai regnanti piemontesi.

Lealtà che pagò un alto tributo in vite umane, con gli ex partigiani inquadrati nei reparti Celere che aprono il fuoco contro inermi.

Una strage, non diversa da Portella delle Ginestre che, un anno dopo, insanguinò una piana della Sicilia e che non vedrà mai punti i suoi esecutori.

Tragedia nella tragedia, gli esecutori dei crimini a Napoli erano sotto gli occhi di tutti: giornalisti, carabinieri, Polizia Militare americana. Eppure quelle crudeltà sparirono dalla storia recente del nostro Paese, esattamente come succederà anni dopo per le vittime di un fervore antifascista che lasciò decine di ragazzi di destra nelle camere degli obitori o, i sopravvissuti, segnati a vita. Ecco allora il perché della presenza monarchica nel libro di Ferrara: di fronte all’ingiustizia l’indifferenza della storia, delle istituzioni e il silenzio dei cittadini.

Marco Petrelli

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