L’Ungheria di Orban. Un’anomalia europea…

Uno spettro si aggira per l’Europa. Ma non è il comunismo e non vaga minaccioso per l’Europa litigiosa e frammentata del XIX secolo. E’ lo spettro del nazionalismo che mina il progetto europeista di un’unica entità politica ed economica. Mentre i governi dei paesi sud europei rinunciano alla loro sovranità politica e quelli centrali impongono i loro  interessi sui restanti, nell’est europa un paese va controcorrente e riafferma la sua sovranità nazionale. Il riformismo magiaro che tanto preoccupa l’Unione Europea comincia con la seconda elezione del conservatore Viktor Orban, il cui partito di destra nazionale Fidesz ottiene nel 2010 i 2/3 dei seggi parlamentari.

Le prime misure del neogoverno non si discostano dalle classiche politiche economiche di destra: estensione dell’aliquota agevolata del 10% alle imprese con base imponibile fino a 500 milioni di fiorini (circa 1,8 milioni d’euro); introduzione dell’aliquota unica del 16% (rispetto al precedente sistema a scaglioni con due aliquote del 17% e 32%) per i redditi personali; abolizione della trattenuta del 30% sui pagamenti delle aziende ungheresi per servizi resi da aziende di paesi esteri non convenzionati con il governo; estensione dell’esenzione fiscale sul capital gain anche per le partecipazione qualificate mediante apporto di beni ; deduzione dalle imposte personali anche per un figlio a carico (1).

Qualche malumore ha invece destato l’approvazione nel luglio 2010 di una tassa ad hoc sulle banche (2) e la proposta avanzata lo scorso settembre di fissare il cambio nei numerosi mutui contratti in valuta estera a un tasso vantaggioso per favorire quel milione e mezzo di ungheresi che oggi si ritrova a pagare rate molto più onerose a causa del deprezzamento del fiorino (3).

Per i media occidentali andava tutto bene fino a fine dicembre, quando il Parlamento ha approvato la riforma della Banca Centrale che assegna al governo il potere di nominare i vice del governatore Andres Simor (in contrasto con Orban per la sua politica monetaria) più un terzo “commissario politico” e aumenta i membri del Consiglio Monetario (che decide sui tassi d’interessi) da sette a nove, con i nuovi aggiunti di nomina parlamentare (4).

La riforma ha lo scopo di influenzare la banca centrale verso una nuova politica monetaria che abbassi i tassi d’interesse per allentare la stretta creditizia ed avviare quindi una fase espansiva per l’economia nazionale.

A quanto pare ciò non va bene all’Europa, agli Usa e ai media occidentali, che hanno iniziato ad attaccare le riforme istituzionali fatte nei mesi precedenti.

Prima vittima del linciaggio mediatico è stata la nuova Costituzione che Orban, forte della maggioranza parlamentare assoluta, ha fatto approvare lo scorso aprile.
La nuova norma fondamentale  è improntata sul più spinto conservatorismo cattolico: viene abolito il nome “Repubblica Ungherese”, cambiato semplicemente con “Ungheria” per marcare le basi etniche magiare; viene affermato il matrimonio tra uomo e donna come fondamento della società, precludendo implicitamente le unioni omosessuali, e la difesa della vita fin dal concepimento; ma soprattutto viene concesso il diritto di voto alle minoranze ungheresi che vivono nei paesi confinanti (Slovacchia, Romania, Ucraina) a seguito del trattato di Trianon del 1920 che smembrò il paese sia territorialmente che demograficamente creando nella dottrina nazionalista il sogno di un ritorno alla “Grande Ungheria”, che trova appunto conferma nella nuova Costituzione.

Al riformismo magiaro viene anche rimproverata la riforma della giustizia che sopprime il Csm ungherese sostituendolo con un Ufficio alle dipendenze del Ministero della Giustizia, il cui presidente sarà però eletto dal Parlamento (5), e la stretta del governo sulla libertà d’informazione tramite l’istituzione di una organo di vigilanza a nomina governativa che dovrà sanzionare comportamenti mediatici “contrari all’interesse pubblico” (6).

E’ iniziata da questi presupposti la campagna mediatica contro l’Ungheria.  Qui in Italia troviamo la proverbiale professionalità della solita stampa, che pretende di rappresentare l’opinione pubblica magiara estendendo il dissenso di una manifestazione di qualche migliaio di persone all’intero popolo Ungherese (significativo il titolo di un articolo de Il Corriere della Sera) (7).

Se la stampa italiana è proverbialmente indecente, proverbialmente ottusi sono i nostri politici: iniziando da Alfonso Papa (8), che tornato in libertà dagli arresti domiciliari, tolto lo sfizio di una visitina a Lele Mora, si lancia in una denuncia delle riforme illiberali di Orban, forse dimenticando che la sua maggioranza voleva farne di molto simili; passando per la “futurista” Flavia Perina (9) che accosta la situazione attuale all’invasione sovietica del ’56 tralasciando la sottile differenza che, a differenza del governo di Orban, le armate russe non le aveva elette nessuno; finendo con il democratico Lapo Pistelli che paventa la minaccia del ritorno del populismo nazionalista (10).

Quasi tutto il mondo politico (tranne i partiti di estrema destra come Forza Nuova, il cui segretario già mesi fa parlava un po’ troppo enfaticamente di “Rivoluzione dei paesi dell’Est”) urla all’anomalia che il Paese magiaro rappresenterebbe.

Non conosco il motivo che ha impedito a questi cervelli di guardare la situazione da una prospettiva diversa da quella europea. Il riformismo di Orban è fastidioso sotto molto aspetti e su questo è d’accordo chiunque non sia un estremista conservatore, ma bollarlo come qualcosa di patologico è un atteggiamento frutto di un conformismo che nasce da una nuova filosofia storica che voglio definire teleoeuropeismo (dal greco tèlos, “fine” o “scopo”), ossia l’idea che le nazioni europee debbano per necessità storica tendere all’attuale processo d’integrazione europea accettandone gli inesistenti vantaggi e i numerosissimi svantaggi quali: perdita della sovranità politica, economica e monetaria e distruzione del tessuto economico nazionale per meglio adottarlo agli interessi di grandi aziende e banche europee.

Mi rattrista vedere che nessun politico o giornalista ponga la questione in questo modo. Basterebbe semplicemente dire che l’Europa così come oggi è fatta è astorica e patologica mentre la reazione magiara (e il movimento euroscettico in generale) è un processo con basi storiche, fisiologico poiché ha naturali radici nelle vicende nazionali. Insomma, la malattia è questa Europa, poco “dei popoli”, troppo “delle banche”.

Cristian De Marchis

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Note

(1) http://www.newsmercati.it/Ungheria__riforma_fiscale_per_le_imprese_e_le_persone_fisiche

(2) http://www.valori.it/finanza/articolo.php?id=2598

(3) http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20110913_00258_NE.shtml ; e vedi anche http://diblas-udine.blogautore.repubblica.it/2011/09/21/i-mutui-in-ungheria-fanno-tremare-le-banche-austriache/

(4) http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-30/parlamento-ungherese-riforma-banca-174535.shtml?uuid=AaJWNFZE

(5) http://www.nanopress.it/mondo/2011/10/06/riforma-della-giustizia-in-ungheria-i-giudici-verranno-scelti-dal-governo_P3878595.html

(6) http://www.altrenotizie.org/esteri/3692-ungheria-bavaglio-allinformazione.html

(7) http://archiviostorico.corriere.it/2012/gennaio/04/degli_ungheresi_alle_leggi_Orban_co_8_120104028.shtml

(8) http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20120104-ungheria-papa-pdl-silenzio-complice-su-orban-e-riforme-illiberali

(9) http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20120104-ungheria-perina-fli-come-nel-56-che-ne-dice-la-destra-italiana

(10) http://beta.partitodemocratico.it/doc/228648/ungheria-pistelli-europa-si-svegli-italia-torni-punto-riferimento.htm

 

 

 

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