Liberalizzare la corruzione…

A ciascuno di noi tocca di fare i conti, prima o poi, con la burocrazia.

Che si tratti di rinnovare una carta di identità, chiedere un permesso o un’autorizzazione, bisogna cominciare una lunga, assurda, trafila kafkiana tra uffici competenti e non competenti e con  impiegati competenti e incompetenti, con la sola garanzia iniziale di perdere tempo e denaro.

L’Italia del dopo guerra si è specializzata nella produzione di leggi e regolamenti che, negli anni, si sono accumulati l’uno sull’altro creando un dedalo legislativo ostile alle esigenze delle persone, impossibile da districare per qualsiasi comune mortale, richiedente o autorizzante che sia, spesso contraddittorio con se stesso. Per poter governare questo mostro, i partiti dell’allora arco costituzionale furono costretti a inventare uffici e sportelli, riempiti oltre modo da personale che, prima di tutto e indipendentemente dalle capacità, avesse la tessera di partito, e poi sindacato, giusta. La macchina statale fu così gonfiata a dismisura con ovvie conseguenze di costi inutili e competenze sovrapposte senza mai creare efficienza organizzativa e trasparenza verso i cittadini.

Il 24 gennaio a Milano è stato arrestato in flagranza di reato, un impiegato comunale, addetto al controllo delle insegne commerciali dei pubblici esercizi, che aveva appena intascato una mazzetta di cento euro (100 €!) per chiudere un occhio su alcune irregolarità. Qualche mese fa, sempre a Milano, furono scoperti alcuni vigili urbani disposti a rilasciare pass per handicappati in cambio della mazzetta. Sono episodi di una corruzione minore, piccole somme che commercianti, imprenditori, cittadini sono disposti a elargire per oliare un pochino i meccanismi della burocrazia ignorante o per evitare multe salatissime, dovute alla nostra cronica incapacità di rispettare la legalità ma anche all’impossibilità di osservare leggi che spesso sono sconosciute.

Una burocrazia così contorta non fa altro che alimentare questo circolo vizioso, perché chi rilascia permessi, rinnovi, documentazioni, autorizzazioni ha la possibilità di bloccare qualsiasi richiesta facendosi forza delle leggi esistenti e, mascherandosi dietro ad un presunto e mal interpretato rispetto della legalità, qualsiasi impiegato comunale, provinciale, statale ha i mezzi necessari per rallentare un’attività produttiva ad oltranza, fino all’esasperazione.

E’ in questa area grigia che nasce, in qualunque cittadino, la tentazione di sbloccare l’ampliamento di un’attività piuttosto che il restauro di una parte della propria casa, allegando ai mille documenti richiesti la  mazzetta risolutrice della tanto sospirata pratica ovvero: disinteressarsi delle vie ufficiali in carta da bollo e procedere nel silenzio dell’oscurità. Alla peggio, prima o poi, arriverà un condono.

Non è così che funziona?

Negli anni ’80 l’Italia entrò nel novero delle potenze economiche mondiali. Furono gli anni della Milano da bere, del pentapartito, dei nani e delle ballerine, dei paninari, degli yuppie che giocavano in borsa ma furono anche gli anni della corruzione sfrenata che portò a Tangentopoli.

Eppure, per essere banali e fastidiosamente borghesi, si stava meglio quando si stava peggio.

Nel pacchetto di liberalizzazioni del governo dei servi della servitù, ce ne dovrebbe entrare uno fondamentale per il vero rilancio dell’economia: liberalizzare la corruzione!

Una provocazione?! Mica tanto…

Alessandro Cappelletti

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