Jean-Pierre Améris. Emotivi anonimi

Una delle tendenze intime più occultate o dissimulate, per uomini e donne di qualsiasi d’età,  è quella di agire preoccupandosi del giudizio altrui. Cercare un modo, il più possibile accettato dall’altro, di modificare in maniera socialmente più giustificabile i propri comportamenti pubblici, fino a nascondere del tutto i più imbarazzanti tic, le più ingombranti manie.

Anche l’essere umano più sicuro in apparenza non è esente da questo moto spontaneo di protezione di sé rispetto al giudizio esterno, pubblico ma non sempre manifesto, che ci investe improvviso e che sovente mette a rischio la nostra salute emotiva. Figuriamoci coloro che vivono un’emotività precaria, per non dire incontrollata, come possono reagire a un mondo percepito come continuamente giudicante, anche quando  riposa.

Emotivi anonimi, diretto dal regista francese Jean-Pierre Améris, è una commedia romantica, da pochi giorni nelle sale italiane, che tratta con garbo e dolcezza proprio questo tema. È la storia di due persone assai emotive, Jean-René, proprietario di una fabbrica di cioccolato in crisi perché rimasta conservativa nel concepire i suoi prodotti, e Angélique, pasticcera di talento e fine cioccolataia, consumata però dalla timidezza nell’esporsi. La comune passione per il cioccolato li unisce e, grazie a un destino bizzarro ma tutto sommato benevolo, li mette in rotta di collisione, avvicinandoli pian piano e facendoli addirittura innamorare. Ma per due emotivi come loro l’avvicinamento per tutti più naturale è comunque un’impervia montagna da scalare. Tra qualche inevitabile gaffe e situazioni paradossali, i due non solo faranno coppia vincente sul lavoro ma troveranno anche, sia pur con qualche fatica, un’intesa relazionale destinata a funzionare.  Il film di Améris parte da un buono spunto di base, ovvero trattare in forma leggera un tema che, nella realtà di tutti i giorni, può essere davvero una zavorra insostenibile o fortemente limitante per chi soffre disagi relazionali forti come quelli proposti dalla pellicola. Emotivi anonimi parte anche discretamente, pur non promettendo molto di più di quello che in effetti restituisce, sia a livello visivo che narrativo, ma si scioglie in fretta in questa sua assenza di peso e di solida struttura, risultando fin troppo sfuggente anche nei momenti in cui il pathos romantico dovrebbe incidere maggiormente. Anche la parte comica, legata ai paradossi e alle idiosincrasie evidenti dei protagonisti sembra non poggiare su solidi appigli di scrittura, e non convince mai fino in fondo pur mantenendo una sottile gradevolezza d’insieme.

La commedia, bisogna premetterlo, non è comunque pretestuosa, non cerca inutili derive autoriali né virtuosismi di sorta ma resta ben ancorata al suo tema cardine e a una struttura narrativa facile facile, scegliendo in sostanza un  ritmo costante e uniforme. Lieve intermezzo vagamente surreale, è il canto di felicità della protagonista che si estranea per pochi istanti da ciò che la circonda per esprimere, in positivo, un’emotività che finalmente si libera e si scioglie, grazie all’amore.

Ma è davvero un rischio minimo e calcolato, quello di Améris, che non va l’oltre l’accenno di quel che poteva essere e non è stato, tenendo ben a distanza tentazioni alla Amélie (Il favoloso mondo di Amélie, commedia romantica e surreale francese del 2001, diretta da Jean-Pierre Jeunet e straordinario successo in tutta Europa), consapevole della difficoltà di entrare in un universo visivo-narrativo molto più complesso.

Dunque si procede in modo diretto, lineare e prevedibile, nonostante l’ottima vena dei due protagonisti (con due attori così, in effetti, si poteva osare di più) e la loro perfetta intesa, che dona sicuramente maggiore incisività alla pellicola, senza regalare sorprese ma eseguendo il compito con indubbia cura formale e con un attenzione al gusto medio degli spettatore che è assolutamente innegabile.

Emerge comunque l’interesse per il tema, e uno sguardo ravvicinato, sia pur fiabesco, su un mondo spesso abitato da solitudine e repressione di sé, da eccessivo istinto di conservazione e da paure  che possono sembrarci improbabili ma che, a guardare bene, non lo sono affatto. I disagi relazionali, i cortocircuiti comunicativi, le paure indotte da una società distratta e precaria e quelle ancestrali che portiamo con noi dall’infanzia diventano, amplificate dai potenti media contemporanei, una miscela esplosiva che mina le più elementari sicurezze.

Essere vittima di un’emotività difficilmente controllabile è uno dei nuovi mali del nostro tempo, perverso virus di un mondo che più progredisce nella cura dei danni fisici e anatomici tanto più è a disagio nel rapportarsi ai mali esistenziali che avanzano inesorabili nelle società ricche e opulente. Avvicinare queste evidenze affatto secondarie rispetto a problemi come lo spread e la crisi economico-finanziaria, anche grazie alla leggerezza del cinema di genere, di certo male non può fare. E poi Améris tratta il tema con grazia, misurando geometricamente anche la propria partecipazione emotiva, restituendo leggerezza e un pizzico d’incanto in una visione che, complessivamente, certo non eccelle per originalità ma che senza alcun dubbio non è mai stonata.

Federico Magi

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