Ezra Pound. A chi appartiene questo nome?

In questi nostri sbrindellati tempi sembra che si faccia una grande fatica a dire la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità come Dio e Giustizia Giusta insegnano. Chi scrive non si sogna neppur lontanamente di averla in tasca, ma qualche osservazione in merito a Pound, CasaPound e dintorni vorrebbe farla.

Diciamo subito che comprendiamo l’imbarazzo di Mary de Rachewiltz, figlia di Ezra e vedova dell’egittologo Boris: che l’autore dei “Cantos”, un’opera letteraria “cruciale” nella cultura del Novecento, possa essere in qualche modo accostato (un “cattivo maestro”? magari un occulto “ispiratore”?) alla folle impresa di Gian Luca Casseri, simpatizzante della fiorentina CasaPound, è un pensiero insostenibile. Tenendo conto dell’impegno che Mary ha profuso in questi anni come attenta e scrupolosa curatrice della straordinaria eredità poetica paterna, illuminata in tutta la sua vastità. Dunque non riducibile a formulette d’uso (e abuso) ideologico-politico.

Mary, però, dal babbo ha ricevuto anche una grande eredità di stile, di libertà spirituale e di carattere: il che la obbliga prima di tutto a interrogarsi su quel che è accaduto a Firenze al di là di tutte le deformazioni polemiche, le strumentalizzazioni faziose e ignoranti (nel senso etimologico, anzi, ancor meglio, in quello di “voler ignorare”) e, soprattutto, il pressappochismo sommario con cui si cerca di manipolare l’opinione pubblica. Dunque, un “identikit” completo di Casseri, assassino e suicida, esaltato e depresso, scrittore notevole ma uomo pieno di contraddizioni laceranti (le due condizioni spesso marciano insieme), non sarebbe male farlo. Sulle pagine del “Corriere Fiorentino” ci ha provato lo scrittore, editore e psicoterapeuta Adolfo Morganti. L’ha letto, il pezzo, Mary de Rachewiltz, tanto per avere un “quadro” della tortuosa e morbosa personalità di Casseri? Un tipo del genere – colto, con vocazioni giustizialiste- fondamentaliste nonché tormentato e psichicamente turbato: una miscela davvero esplosiva- sarebbe stato un “soggetto a rischio”, un uomo capace di gesti estremi, in qualunque lettura “totalizzante” si fosse immerso: dalla “Bibbia” al “Corano”, dal “Capitale” di Marx allo “Zarathustra” nietzschiano e via elencando. I dèmoni dell’Assoluto incarnati nel Giusto che fa piazza pulita possono scaturire da qualunque approccio estremista ad opere comunque “estreme” nella loro capacità di coinvolgimento e di fascinazione.

Veniamo a CasaPound. Domande: chi sono, cosa vogliono, cosa hanno fatto finora?  Perché può darsi che, sì, non siano legalmente autorizzati ad appropriarsi del nome di Ezra e a sbandierarlo; ma una qualche “ragione” politica e culturale ce l’hanno. Scrive Mary che Pound non era né di destra né di sinistra. Verissimo. Ci piaccia o non ci piaccia, era fascista. Un mussoliniano convinto che – citiamo il profilo stilato da Andrea Rizzardi nell’ Edizione Garzanti dei “Canti Pisani”,- «sostenne il Fascismo con gli scritti e con le trasmissioni radiofoniche, anche quando la guerra ormai perduta e l’invasione dell’Europa avrebbero dovuto aprirgli gli occhi, scambiando fino all’ultimo la tragicommedia della Repubblica di Salò con la fondazione di uno Stato ideale».

Anche qui, ognuno può pensarla come crede, riguardo a giudizi di merito o di demerito: di fatto, Pound fu fascista fino all’ultimo e dopo il suo trasferimento in patria nell’ottobre del 1945, fu rinchiuso nel manicomio criminale di Saint Elisabeth, alla periferia di Washington, dove restò fino al 1959. Perché non lo processarono? Perché avrebbero dovuto colpirlo con una sentenza pesante: di fatto, tra il suo Paese e l’Idea, aveva scelto l’Idea.

Fosse vivo, Pound da che parte starebbe? Bè, probabilmente non sarebbe né di destra né di sinistra, ma un post-fascista, molto attento al “sociale” e al “solidale”, fieramente avverso al capitalismo, alle banche, all’usura, come sostengono di esserlo i ragazzi dei centri sociali che si fregiano del suo nome. Razzista? Non lo era.  I ragazzi di CasaPound lo sono? Il dibattito l’ha aperto qualche giorno fa Pietrangelo Buttafuoco che, intervistato da David Allegranti, ha tracciato il volto di una comunità vitale e appassionata, nella quale di razzismo non c’è neanche l’ombra. E allora? E allora è il caso di parlarne, no?

Mario Bernardi Guardi

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