Da Martone a Grillo. La parola d’ordine è una sola: mandare tutto in caciara…

Un giorno, dentro chissà quale ufficio di uno qualsiasi degli spin doctor che infestano la politica mondiale, ci si trovava in grande difficoltà. Si dovevano dare dei consigli a gente impresentabile e impreparata per far fronte ai ragionamenti stringenti e ai provvedimenti sensati dell’avversario. Il dibattito c’era la sera stessa, quindi tempo non ne rimaneva molto. Uno dei consiglieri, quello tutto genio e sregolatezza, forse l’unico che non avvertiva il peso della formalità e del gergo pseudoscientifico, l’ha sparata lì:  “mandiamo tutto in caciara”.

I suoi colleghi, alle prime, devono averla presa male. Loro lì, tra flussi elettorali, precedenti e punti deboli dell’avversario, a cercare di capire come poter trovare qualcosa di intelligente da dire, e il loro collaboratore lì a sparare a zero, forse in astinenza da nicotina o da chissà cosa. Lo guardavano cogli angoli delle labbra arricciati, con uno sguardo di schifo misto a ilarità. E poi l’illuminazione, magari venuta al capo o ad un altro socio dello studio. “Beh, non è una cattiva idea”. Così, o più o meno così, nacque la tattica del “buttarla in caciara”. E’ molto efficace, sia sul breve che sul lungo periodo. Nell’immediato ti consente di spiazzare l’avversario, di dire una cosa diversa dal solito e che comunque fa ragionare le persone, ti pone al centro dell’attenzione. Alla lunga, invece, ti consente di far uscire quell’argomento dal vertice della classifica dei temi del giorno. Perché l’attenzione, se si tiene alta l’attenzione e si sa manovrare con smentite e controforzature, si sposta sul soggetto. Berlusconi sono 20 anni che va avanti così. Bossi qualcosina in più. Senza voler mettere in mezzo Calderoli, Gasparri, La Russa e Di Pietro. Non c’è colore che tenga, non c’è ideologia che possa essere sopravvissuta, non c’è idea che regge. C’è solo la caciara.

Monti, consigliatosi con chissà quale professore, ha cercato di rivedere questa tecnica comunicativa primitiva ma efficace. Si è arroccato nel suo ruolo di Salvatore della Patria e ha retto per mesi, imponendo a tutti l’idea che fosse infallibile. Pericle, Ottaviano Augusto o Il Re Sole. Chiunque prova a opporsi a lui, anche con la tecnica della caciara, è destinato a fallire. Perché marchiato come antitaliano, come irresponsabile, come non disposto a fare i sacrifici. Non importa chi si è, cosa si è fatto, quanto si è sempre pagato. Importa da che parte si sta. Con Mario Monti o contro Mario Monti, tertium non datur.

Così sono entrati in crisi tutti, ma due categorie hanno risentito della Dittatura della Sobrietà in maniera particolare: i populisti e i berlusconiani. I populisti perché è evidente che le proposte pompose, quelle irrealizzabili, non hanno più tanto senso. Siamo in epoca di sacrifici, adesso vuoi pure il rispetto dell’ambiente? Credi che tutta l’Italia debba essere cablata quando c’è gente che non ha ancora il palo del telefono davanti la casa di campagna? Case biologiche quando siamo gli imperatori mondiali dell’abusivismo? E’ chiaro che ogni proposta fatta da Grillo e dagli altri, suonava un po’ come un peto ad un concerto di musica classica. Mentre i berlusconiani – badate bene, e non Berlusconi che ha capito di dover solo aspettare –, i suoi discepoli, quelli che vivevano di luce riflessa, scalpitano dietro le quinte, e tentano di buttarla in caciara in ogni modo.

Finché il solito genialoide non ha svelato ancora un altro segreto: “perché dire cose sensate? Perché non prendere e sparare a zero? Nell’epoca della sobrietà cos’è che crea più fastidio?”. L’insulto, ma l’insulto sparato a casaccio, che colpisce un po’ tutti, che crea indignazione.

Tanti hanno trovato l’affermazione di Michel Martone irritante. E non era possibile reagire in altro modo. Ma cos’ha detto di tanto nuovo? Sacconi in passato aveva tirato fuori un discorso antico. Di quelli che facevano i professori all’epoca in cui le scuole medie si dividevano due: le medie, appunto, e l’avviamento. Nelle prime ci andava chi poi doveva frequentare il Liceo, nelle altre chi era destinato agli studi professionali. Perché, secondo i professori e secondo Sacconi, c’era chi l’intelligenza ce l’ha (aveva) in testa e chi, invece, ce l’aveva nelle mani. Se uno fa l’operaio o l’impiegato o altro, che cazzo ci va a fare all’università? C’è gente che è fatta per studiare e gente che è fatta per lavorare. Questo ha detto Sacconi, ma in pochi hanno reagito con fastidio.

Poi è arrivato Martone che, come ogni allievo, si deve sentire in grado di superare il maestro. E ha alzato il tiro. Perché Sacconi l’aveva buttata in caciara in modo intelligente: nessuno si sentirà colpito, perché ognuno, dentro di sé, si chiamerà fuori. E infatti. Ma Martone, che come viceministro della Fornero piangente dice che non se la passa benissimo, deve aver tentato l’azzardo: o la va o la spacca. Se lei – la Fornero – dice che il futuro sono i giovani, io devo dire che ci sono giovani e giovani, che ci sono gli sfigati e quelli come me. Che io sono studiato e lo so che Miscél deriva da Michele che significa ‘Chi è come Dio’. E chi è come Dio, mica si farà fregare da una madonna piangente tarocca. Così ha ripetuto lo stesso concetto di Sacconi, ma abbassando la mira. “Se a 28 anni non ti sei ancora laureato, sei uno sfigato. Potevi andare al professionale, farlo bene, e saresti stato uno in gamba”. Tradotto: se l’intelligenza non ce l’hai nella testa ma nelle mani, che cazzo ci vai a fare all’università? Eppure, l’effetto è stato fragoroso, si è tirata fuori la sua somiglianza con Gramsci, destra e sinistra a metter il suo faccione sui manifesti. Tra qualche tempo, se ne uscirà con una cosa sacrosanta – “cercheremo di abolire la fame nel mondo”, “metteremo fine al conflitto israelo-palestinese” – e tutti lo riconosceranno (“questo mi sa che l’ho già visto, ma dove? Al Grande Fratello? Ah! No, è il fratello di Gramsci”), non si ricorderanno l’enorme cazzata detta in precedenza, e condivideranno la sua ultima posizione.

E andiamo invece a Grillo, il più bravo tra i populisti perché guida un popolo a suon di direttive ma non ha mai preso un voto che è uno. Fa vedere i suoi comizi a pagamento e s’è inventato una classe dirigente dal nulla che gli deve qualsiasi cosa e che, per questo, non è autonoma. Ma andiamo a lui. Diciamoci la verità, a Grillo nessuno se lo filava più. Le cinque stelle del Movimento, in parecchi, nemmeno sanno cosa significhino. Per fare una presentazione in 300 dentro una libreria, significa che o c’è qualche malumore tra i suoi fan oppure sapevano di non poterne portare molte di più. Meglio 300 posti pieni in una libreria, con 200 fuori ad aspettare, che 700 posti pieni e 300 vuoti in un palazzetto. E’ l’effetto scenico, coreografico. Poi dici Berlusconi.

Grillo lo sa e che fa? «Parlare del riconoscimento della cittadinanza italiana ai figli di stranieri, significa non occuparsi dei veri problemi degli italiani». Ergo è una cazzata. Dal lessico che usa si capisce che non apprezza molto la cosa. Non parlerebbe di figli di stranieri, ma di italiani nati da genitori stranieri. Come faccio io che sono favorevole. Si indigna il popolo del web, che ad indignarsi è campione del mondo, si aizza il suo personale popolo d’adoratori sul sito. Grillo conquista prime pagine di giornali e controgiornali, editorialisti che si sforzano di analizzare il perché e il percome del fenomeno Grillo. Chi c’è dietro, chi c’è davanti, chi c’è a destra e chi c’è a sinistra. Qualcuno dei suoi adepti, diventato consigliere regionale in Piemonte o in Emilia Romagna, viene invitato in televisione e fa la figura del superbo nerd. Fiat lux, si diceva una volta. Sia fatta luce. E luce fu.

Ora, alla caciara, come è possibile rispondere in maniera intelligente? Semplice, non si può. Dovresti ignorare le provocazioni dell’avversario, andare oltre, riprendere il filo del discorso. Ma non serve, se non a sparire dalla scena. Perché alla caciara puoi rispondere efficacemente solo con altra caciara, magari più efficace. Quindi se Martone dice che tu sei uno sfigato, tu puoi dirgli solo che lui è un coglione, lui ti dirà che tu sei, oltre che sfigato, anche stronzo, e tu risponderai che lui è un raccomandato di merda e così via. E con Grillo è tempo perso, tanto lui non ti risponde proprio. Ti ci parli suoi giornali, a distanza, finché va a lui. Per questo è forte. Perché dà risposte alla gente senza contraddittorio. Il funzionamento del suo Movimento, non è differente poi così tanto da quello del Pdl o di Forza Italia. Tutti dipendono da uno, uno dipende da tutti.

E’ la morte della dialettica. E’ la fine di ogni confronto che sia sano. E’ la tifoseria della politica. E’ l’intervallo pubblicitario tra una Repubblica e l’altra. E’ il marketing applicato al sociale, alle pari opportunità, alla cultura. Anche all’antagonismo e alla protesta e all’insorgenza. Conta più la ripresa della telecamera che la presa del Palazzo.

E’ il segno che se l’Italia, economicamente, è quasi morta, a livello culturale è stata già sepolta.

Graziano Lanzidei

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