Claudio Barbaro contro le banche. Ben fatto…

Il 21 dicembre 2011, in occasione della prima asta di rifinanziamento organizzata dalla Banca centrale europea, le banche europee hanno ottenuto circa 500 miliardi di euro di nuovi fondi per allontanare il pericolo di una contrazione del credito. Di queste nuove risorse gli istituti italiani hanno chiesto e ottenuto 116 miliardi concessi al tasso agevolato dell’ 1 per cento.[…]

INTERPELLANZA URGENTE SU CAPITALE MESSO A DISPOSIZIONE DALLA BCE PER LE BANCHE ITALIANE, on. Claudio Barbaro – FLI – 11 Gennaio 2012

Questo l’ incipit dell’interpellanza di Claudio Barbaro, deputato di Futuro e Libertà, dell’11 Gennaio, posta all’attenzione del Presidente del Consiglio e del Ministero dell’Economia.

Quasi cinquecento miliardi (489 mld) stanziati nell’ambito dell’operazione Ltro (Longer Term Refinancing Operations) ed erogata ad un costo inferiore rispetto al tasso di inflazione programmato: la Banca Centrale Europea accetta una riduzione del valore dell’investimento, permettendo tuttavia agli istituti di credito beneficiari di ridurre la pressione sui mercati obbligazionari e di contrastare la prevista recessione del 2012.

Sbloccare il credito. Questa una delle prime missioni che i beneficiari dovranno perseguire.

Nel suo intervento, tuttavia, Barbaro sottolinea che le banche italiane, beneficiarie di 116 miliardi, hanno investito gli stessi per l’acquisto di titoli del debito pubblico, dal rendimento ora molto elevato.

Ma non solo. Dopo l’allocazione dei 500 mld di euro di dicembre, Mario Draghi ha ricordato come nel I trimestre del 2012 scadranno circa 230 miliardi di obbligazioni emesse dalle banche private. Non c’è dubbio che il cospicuo aiuto europeo verrà in parte speso dalle banche per evitare indebitamenti e fallimento.

Il tutto in barba a cittadini ed imprese, in periodi di restrizione del credito, di bassa occupazione, di tasse elevate e di diminuzione del potere d’acquisto.

Va valutato anche un altro elemento, non di secondaria importanza. La Manovra finanziaria del Governo Monti, approvata nel dicembre del 2011, ammonta a circa 33 miliardi di euro (solo per il 2012). In virtù dell’allocazione dei fondi BCE a Intesa San Paolo, Unicredit e Monte dei Paschi spettano somme comprese tra il 7,5 e i 12 miliardi: in pratica tre istituti di credito incamerano quanto basterebbe al Paese per quadrare i conti, senza ricorrere ad una manovra che invece grava pesantemente sulle tasche dei cittadini.

Il deputato futurista punta il dito su questo aspetto, dai contorni piuttosto inquietanti. Il denaro della BCE è dei cittadini dell’Unione denaro, almeno in teoria, da canalizzare al fine di non compromettere l’economia e quindi la vita dei singoli negli stati membri. Eppure in Italia nessuna voce si è sollevata contro  una politica bancaria che non consente a privati ed imprese di accedere ad un capitale complessivo pari ad oltre tre finanziarie.

Barbaro evidenzia i rischi che potrebbero scaturire da una cesura del credito. Primo fra tutti il prestito a strozzo. Di fronte a bisogno immediato di liquidi un imprenditore e una famiglia si ritroverrebbero costretti a cercare vie ‘alternative’ quali l’usura, favorendo indirettamente la criminalità organizzata e arrecando danno alla Collettività tutta.

«Le crescenti difficoltà di accesso – prosegue Barbaro nell’interrogazione – rischiano di alimentare preoccupanti fenomeni come l’usura, che lo Stato deve tenacemente combattere in nome della lotta all’illegalità».

Singolare poi il silenzio del centro sinistra, schieramento fino a pochi mesi fa tra i più combattivi quando si trattava di mettere mano ai soldi degli italiani.

Silenzio radio. Per il Partito Democratico, tradizionalmente esterofilo, l’obbedienza ai dettami europei pare superiore al benessere comune.

Non ce ne accorgiamo ora. Durante tutto l’esecutivo precedente, il Pd ha palesato grande interesse per l’opinione che Parigi e Berlino avessero nei nostri confronti, con atteggiamento quasi servile verso l’UE. Ma si sa, scopo ultimo della sinistra italiana è stato liberarsi di Berlusconi, ossessione di uno schieramento concentrato più sull’attacco alla persona che non allo sviluppo di programmi e proposte.

Sarebbe interessante conoscere la posizione di Bersani, Bindi, Finocchiaro sui 116 miliardi ‘ormeggiati’ sulle banchine delle banche italiane, banche che hanno liquidato con grande facilità remore e preoccupazioni per le sorti dei connazionali, concentrandosi su una più cinica e redditizia logica di guadagno.

Di fronte alla grande possibilità di guadagno, le banche italiane hanno messo da parte remore morali e preoccupazioni per il nostro popolo, rifiutando di investire sull’iniziativa imprenditoriale nazionale, oggi più che mai in difficoltà, poiché impossibilitata a rinnovarsi e ad investire a sua volta su nuove risorse umane e materiali.

Irrorare il mercato di nuovi capitali potrebbe favorire una rinascita economica dei settori produttivi, permettendo l’aumento della ricchezza e donando fiducia e slancio ad investitori e correntisti, al momento estremamente preoccupati per il ruolo, ormai chiaro, del sistema bancario (italiano ed estero) nella crisi internazionale.

Fiducia, qualcosa in realtà molto più preziosa del denaro stesso. Un popolo sfiduciato e deluso dalle banche è un popolo che non deposita il proprio denaro, preferendo tenerlo con sé piuttosto che darlo in mano ad enti ritenuti a buon titolo responsabili della durissima situazione che viviamo.

Necessario, inoltre, che le istituzioni intervengano per chiedere delucidazioni ai beneficiari del fondo della BCE. Claudio Barbaro mette in luce il vero, terribile rischio di un blocco sistematico del credito, ovvero l’usura, nemica del cittadino come dello Stato, sia sotto il profilo criminale del gesto che sotto quello economico, con ingenti capitale che circolano senza controlli, in nero, senza che l’erario riceva un euro di tassa.

Salvare l’economia nazionale e bloccare potenziali fenomeni malavitosi. I 116 miliardi sono una speranza per un Paese che soffre di una disoccupazione alle stelle e che assiste al fallimento di attività commerciali, oberate da debiti e tasse.

I fondi della BCE rappresentano un ‘pezzo’ di futuro per l’Italia ed è ingiusto e inaccettabile che trarne vantaggio sia unicamente un’oligarchia finanziaria.

Marco Petrelli

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