Venti di repressione/2. Non ce lo meritiamo, ma…

Una macchina di tipo ‘familiare’ corre su una strada di provincia. Siamo in pieni anni Sessanta e l’auto sfreccia verso Latina, città molto giovane, fondata appena trent’anni prima. A bordo un adolescente dal volto stravolto, Accio, e un adulto, Mario Nastri, dirigente missino. Mario è molto duro con Accio, lo sgrida per via di una rissa che lo ha visto coinvolto a Roma. “Sai perché fai ste cose? – gli chiede Mario – perché non…”. La battuta è significativa ma non vado oltre. E’ una sequenza del film Mio fratello è figlio unico (di Daniele Lucchetti), liberamente ispirato ad un romanzo del latinense Antonio Pennacchi che tuttavia non ha gradito completamente la trasposizione cinematografica del suo Il Fasciocomunista.

Opinioni a parte, fuori luogo in questa sede, la battuta di Mario (Nicola Zingaretti) ad Accio (Elio Germano) nella sua brutalità è molto esplicativa di comportamenti, atteggiamenti ed azioni dettati spesso dalla frustrazione e dall’emarginazione dell’individuo.

Questi giorni di metà dicembre difficilmente verranno dimenticati dall’ambiente militante di destra. A Firenze il gesto criminale e sconsiderato di un pistoiese porta alla morte due persone, più una terza che finisce in condizioni gravissime in ospedale.

Un omicidio suicidio: il killer, Gianluca Casseri, si toglie la vita poco dopo.
Un caso di ‘nera’ , come i tanti che purtroppo abbondano sulle colonne dei giornali. Ma c’è qualcosa in più: le frequentazioni on line del toscano, siti di estrema destra, articoli e letture specifiche, una tessera di CasaPound e il pranzo è servito con un’intero ambiente bersagliato da quotidiani e TV, la cui obiettività sempre perisce di fronte alla necessità di ascolti.

La sera stessa a Roma i locali di Militia, formazione della destra dura, vengono perquisiti dal ROS e alcuni dirigenti finiscono in manette. Istigazione all’odio razziale, apologia di fascismo, associazione a delinquere e minacce i reati contestati ai membri dell’organizzazione romana. Manna dal cielo per i media e per l’universo della sinistra radicale; dannazione per chi con onestà e laboriosità si occupa di politica senza compiere gesti estremi.

Commentando le notizie ne nasce un piccolo dibattito. Ci si chiede cosa spinga a sopprimere due poveri disgraziati fuggiti dalla miseria, o quale sia il vantaggio di minacciare Fini e Schifani. Poi le considerazioni su libri, iconografie, miti e falsi miti del mondo della destra.

Da un lato chi condanna la lettura di autori come Evola, attribuendo a quei contenuti fascinazioni negative (forse per nascondere la scarsa preparazione in merito), dall’altro fantasiose disquisizioni su ciò che Almirante, Brasillach, il Barone o Mussolini avrebbero pensato di Casseri e Boccacci.
Chiacchiere appunto, che tuttavia palesano un malessere comune, cioè quello provato verso chi fa della cultura di un ambiente il suo refugium peccatorum.

I rischi che si corrono? Opere come Rivolta contro il mondo moderno finiscono per essere affrontatate senza uno spirito critico, lungi da logica e legittima contestualizzazione; recenti saggi quali Cuori Neri, La Fiamma e la Celtica, Fascinazione perdono il significato di ricostruzione storica e giornalistica per diventare oggetto di fomento e di emulazione di episodi cruenti, o di comportamenti inaccettabili.

Insana mitizzazione del passato, di quello più terribile e che più ha segnato una generazione di italiani. Esaltazione sconsiderata degli anni di piombo e di teorie fasulle fondate su complotti inesistenti; o ancora esemplificazioni del pensiero di Spengler. Il tutto perché non si è capaci di accettare il mutamento della società. Società che ancora abbisogna di spunti e riflessioni che è lecito cercare nel passato e nell’identità italiana ed europea, purché ricordando che il progresso economico, sociale, politico non lascia spazio a vagheggiamenti su ipotetiche repubbliche platoniche.

Deboli, spesso allo sbando, cercano nello studio approssimativo risposte che non possono venire da Brasillach o da Leon Degrelle: un autore può indicare un metro di giudizio o volendo può consigliare un modus vivendi. Certamente non si potrà pretendere di trovare tra le righe del Capo di Cuib un consiglio su come farsi notare, avere successo nella vita e nel lavoro, farsi accettare dagli altri. In Codreanu il messaggio base è la dedizione alla militanza e alla comunità, non il lasciarsi andare alla violenza gratuita e alla retorica fine a se stessa.

Ad inizio articolo ho parlato della cazziata di Mario ad Accio. Accio è sconsiderato secondo l’amico perché non ha una donna ed è represso. I repressi, nell’ambiente politico in primis, sono davvero tanti, ma purtroppo non si tratta solo dei rapporti con le donne, bensì di integrazione. Se gli immigrati devono imparare a rispettare le normative vigenti nel nostro Paese, molti individui hanno il dovere di inserirsi coscienziosamente nel mondo di oggi, lasciando da parte maghi, folletti, cavalieri e vendicatori, riflettendo invece sul fatto che il futuro di un’Idea e della sua applicazione reale debba seguire altre strade, magari più dure e faticose, ma entro i confini dell’onestà, del bene e del rispetto della Collettività.

Marco Petrelli

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