Venti di repressione. Strane coincidenze…

Strano paese l’Italia. Una vera e propria anomalia nel contesto europeo (ed occidentale, forse…). Un paese dove sicuramente varrebbe la pena condurre un’approfondita indagine sociologica che porterebbe a conclusioni sicuramente dirompenti.

L’Italia è una democrazia a sovranità limitata; ovverosia, di fronte a tanto concionare di democrazia, diritti, costituzione e via discorrendo, al primo batter d’ali, il locale ceto politico si è letteralmente eclissato, demandando ad “altri” non eletti, il compito di governare. Questi “altri”, guarda un po’, vantano una lunga “militanza” tra le fila di ordinamenti bancari, istituzioni finanziarie et similia, il più delle volte, rigorosamente privati. Alla faccia quindi, del tanto paventato “conflitto di interessi” e del tanto invocato rispetto della Costituzione.

Ma, ad aggiungere un’ulteriore tassello a questo inedito collage di stranezze made in Italy, ecco l’improvviso riapparire della “belva nazi-fascista” sul suolo nostrano. Uno strano riapparire, proprio in concomitanza con quanto, molti gruppi e sigle antagoniste, vanno da un po’ di tempo a questa parte propagandando; e cioè la lotta senza se e senza ma ai poteri forti dell’economia e della finanza, identificati quali veri responsabili dell’attuale fase di crisi globale.Lotta al signoraggio, ad Equitalia, petizioni, conferenze, etc., sono oramai divenute pane quotidiano per molte realtà, relegando finalmente in secondo piano stupide e dannose contrapposizioni ideologiche.

Ma ecco il bello. Non appena si inizia ad alzare la voce, uno schizoide demente uccide a casaccio due giovani immigrati, togliendosi poi la vita. Un altro gruppetto viene invece improvvisamente tirato in ballo per storie di scritte, minacce e quant’altro. Mentre, in quel di Torino, un gruppo di facinorosi dà alle fiamme un accampamento Rom, a seguito di un falso allarme su un presunto stupro. Strano concatenarsi e verificarsi di eventi, in coincidenza di un periodo di crisi così profonda.

Che lo stroncare due vite innocenti sia cosa esecrabile, è fuor di dubbio. Ma non per questo si può immediatamente affibbiare ad un simile episodio una patente ideologica, solo perché l’assassino aveva avuto saltuarie frequentazioni  presso la locale sede di CasaPound. L’episodio ci richiama, invece, la triste emulazione di quelle decine di tragici episodi di cronaca aventi per protagonisti individui affetti da disagio psichico, che nel fare strage di innocenti cercano di trascinare nel proprio gorgo di folle disagio tutti coloro che stanno loro a tiro.

Episodi già visti negli USA, in Germania ed in Italia sinora limitati (si fa per dire!) alle terribili stragi familiari con suicidio finale. L’unica variante in certi casi della Norvegia e dell’Italia, sta nella fittizia colorazione ideologica degli eventi. Stessa musica per l’assalto al campo Rom in quel di Torino, anche qui frutto di una logica di emarginazione estranea a motivi di ordine prettamente politico. Ambedue gli episodi citati rientrano nell’ordine di un fenomeno tipico delle società post moderne, ovverosia il fenomeno della graduale perdita di senso delle vecchie categorie politiche ed il loro subire un’involuzione in un senso meramente settario, attraverso tutta una varietà di manifestazioni che comprendono tutte le sensibilità di una società. Si va dalla riscoperta del settarismo magico-esoterico, sino a quello mistico-religioso ed alle psico-sette, arrivando sinanco alle espressioni più settarie della tifoseria calcistica.

In questi casi, il più o meno espresso richiamo a simboli dalla forte valenza politica, quali quelli che si rifanno all’esperienza fascista o, ancor più, a quella nazista, è, il più delle volte, frutto di una cronica mancanza di certezze, piuttosto che l’espressione di solidi convincimenti ideali. In tutto questo contesto, quella degli arresti di Roma è la classica ciliegina sulla torta, posta lì, ad evidente testimonianza di una prassi dai nostri poteri forti, mai completamente riggettata.

Tenere determinate vecchie situazioni lì, in sospeso, salvo poi farle esplodere, con il maggior clamore possibile, al momento giusto, attraverso arresti, inchieste e via discorrendo, fa parte dell’antica strategia di un sistema che, al fine di distrarre l’opinione pubblica da più gravi e seri problemi, si tiene sempre in serbo delle “cartucce di riserva” da spendere al momento giusto.

I disordini di Ottobre, le bombette delle varie e misteriose sigle anarchiche, ora gli schizoidi malati di deliri mistico-razziali, gli arresti ad orologeria di Roma, tutto sembra far parte di un preciso disegno, volto a demonizzare ed intimidire la crescente e più che lecita, critica alla globalizzazione ed al liberismo imperanti. Per questo, ora più che mai, è necessario che tutti tengano gli occhi bene aperti, attraverso il rifiuto chiaro e netto di qualunque ambigua suggestione alla violenza, portata avanti da provocatori prezzolati al servizio dei soliti noti.

La prassi della democrazia diretta, attraverso il referendum, il voto plebiscitario, la concreta iniziativa politico culturale, isola automaticamente  provocatori d’ogni specie e tipo. Tutto questo, però, non ci esime da una quanto mai doverosa riflessione su un ineludibile aspetto della vita politica del nostro paese. Non è possibile che, ogni qual volta sorgano delle istanze di protesta o, comunque non conformi ai desiderata dei poteri forti, immediatamente si debbano avere delle quanto mai strane “ricadute” di ordine giudiziario. Per questo, sarebbe il caso di richiedere a gran voce l’istituzione di una commissione d’inchiesta per fare definitivamente luce su chi e cosa muova questo oramai stra-collaudato meccanismo all’italiana, ponendo fine, una volta per tutte, a tutte quelle ambiguità e zone d’ombra che, da più di sessant’anni macchiano ciclicamente la vita pubblica del nostro paese.

Da tutto ciò, ne trarrebbero sicuramente giovamento il senso di coesione di una comunità nazionale ed il miglior funzionamento della nostrana res publica, con buona pace di pupari, manovratori e complottatori d’ogni specie e risma.

Umberto Bianchi

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