Norlevo: pillola del giorno dopo. Perché noi, no?

Alzi la mano la donna che non ha mai fatto la spiacevole esperienza di dover passare un’intera giornata a correre tra consultori, pronto soccorsi e farmacie di turno alla ricerca della tanto fantomatica Norlevo, la pillola del giorno dopo: la pillola che è stata e continua ad essere per tutte le donne del mondo una vera e propria salvezza dal rischio profondo di ritrovarsi coinvolte in una gravidanza indesiderata e di dover fare i conti con la terribile scelta dell’aborto.

Alzi la mano l’uomo che non ha mai fatto la spiacevole esperienza di dover accompagnare la propria amante/amica/moglie/compagna in questa trafila che assomiglia a una sfiancante via crucis. Perché il consultorio, spesso, è chiuso, o non c’è la ginecologa. Perché al pronto soccorso bisogna aspettare, e, dopo aver aspettato, sorbirsi anche il sermone della dottoressa: dottoressa che alla meglio porrà l’accento sulla concreta possibilità di finire stecchita a causa di un trombo (sì, è successo), e alla peggio sarà una “obiettrice” e non accetterà di fare la ricetta. E infine la farmacia: quelle chiuse, quelle di turno a chilometri di distanza, quelle che – guarda caso – non hanno pillole a disposizione, e indirizzano altrove. Insomma, un dispendio di tempo, energie, benzina, soldi (una sola pillola costa undici euro) e ansia di dimensioni notevoli. Dopo il sesso di ferragosto, poi, non ne parliamo.

Quale donna non ha desiderato avere a disposizione questa pillola con più facilità? Eppure, lo sappiamo bene, con gli ormoni non si scherza. Non si tratta proprio di una caramella, e neanche della pillola anticoncezionale, che contiene dosaggi decisamente inferiori. Pensarla a disposizione di chiunque nei supermercati, col rischio non indifferente che soprattutto le ragazze più giovani incomincino ad usarla come metodo anticoncezionale standard, può generare un po’ di preoccupazione. A rendere la questione ancora più complicata ci pensano, naturalmente, la Chiesa e i movimenti “per la Vita”, puntando (come è loro costume) sul tema dell’etica e dell’ideologia. Questo atteggiamento ha contribuito non poco a radicalizzare una questione seria. Una questione che riguarda la salute della donna, e che andrebbe vissuta e discussa con un minimo di ponderatezza.

Ma cos’è successo di nuovo, in questi giorni, da determinare una nuova accensione della miccia che infiamma ciclicamente le discussioni sul tema? La cosa davvero interessante è che non è successo assolutamente niente. O meglio, è successo che il nuovo governo Monti è stato indotto a non modificare nulla nell’impostazione della vendita della Norlevo. È successo che tanto i farmacisti quanto la Santa Sede (a confermarlo sarebbe intervenuta presso La Stampa una “autorevole fonte vaticana”) hanno fatto pressioni affinché il progetto di estendere la vendita dei farmaci di fascia C con ricetta medica nelle farmacie e nei supermercati venisse bloccata. Ovviamente, la “viva preoccupazione” della Chiesa riguardava unicamente la sua vacua riflessione a proposito del concetto di “aborto” e di “fine vita” (si suppone, in quegli ambiti, che la pillola del giorno dopo, avendo la possibilità di intervenire a concepimento avvenuto, potrebbe avere “effetti abortivi”, nonostante sia stata catalogata dalla Organizzazione mondiale della Sanità come farmaco anti-ovulatorio). Ma, al di là di queste odiose masturbazioni che tragicamente continuano a incidere in modo profondo sulla nostra realtà (basti pensare che il neo ministro della Salute Renato Balduzzi è presidente del MEIC dal 2002), è necessario guardare al risultato.

Sono destinati in fascia C farmaci di diverso tipo, non considerabili “essenziali” o “salvavita” e completamente a carico del cittadino. Sono farmaci, però, che possono avere effetti molto differenti per intensità e patologia di riferimento. Non è un caso che siano divisi in due sotto-categorie, una raggruppante i farmaci soggetti a prescrizione medica, l’altra quelli da banco o somministrabili “su consiglio”. Quelli soggetti a prescrizione medica possono essere destinati anche alla cura di patologie abbastanza serie: possono essere ansiolitici, antidepressivi, antipsicotici, anoressizzanti e altri. La domanda che sorge spontanea dunque è: saremmo davvero pronti a pensare di vedere prodotti di questo tipo in vendita al supermercato?

Alcuni dicono che è stata bloccata l’intera liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Non è esattamente così, perché il blocco è intervenuto unicamente per quel che riguarda i prodotti soggetti a prescrizione medica. Non si può, in questo caso, non convenire con il ministro Balduzzi nel momento in cui afferma che le modifiche nell’impostazione della legge sono volte «a sospendere o escludere determinati farmaci ove si verifichi che la loro somministrazione fuori dalle farmacie sia pregiudizievole per la salute dei cittadini». E non si può, al contempo, non convenire con i farmacisti nel momento in cui dichiarano che «in nessun Paese al mondo medicinali che richiedono la prescrizione medica sono venduti fuori dalle farmacie».

Però, esiste un però. Siamo davvero sicuri che la Norlevo debba rientrare nei farmaci soggetti a prescrizione medica? Sappiamo che dal 2002 una Risoluzione del Parlamento europeo sulla salute e i diritti sessuali e riproduttivi raccomanda ai governi degli Stati membri e dei paesi candidati di agevolare l’accesso alla contraccezione d’emergenza a prezzi accessibili. Sappiamo che Francia, Spagna, Svizzera, Stati Uniti, Regno Unito, Sudafrica, Algeria, Albania, Australia, Belgio, Cile, Danimarca, Finlandia, Grecia, Israele, Messico, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo, Svezia e Romania permettono la vendita della pillola nelle farmacie senza necessità della prescrizione medica. Perché noi no?

Un farmacista ha la competenza adeguata per informare una ragazza che ne abbia bisogno dei rischi che l’uso della pillola comporta, e per consigliarla adeguatamente. È possibile chiedere non di liberalizzare la fascia di farmaci soggetti a prescrizione medica, ma quanto meno di rivedere la lista? È possibile chiedere di evitare la via crucis? Purtroppo, per il momento, la risposta che ci rimanda il governo è abbastanza chiara e decisamente deludente: no, non è possibile.

Susanna Curci

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