Monti, Merkel e Tacito… Era già tutto previsto

L’Italia è stata commissariata dalla Germania, più che dalla Francia. Ormai è un dato di fatto di cui non fanno mistero né politici né economisti e nemmeno commentatori, liberi o prezzolati che siano. Ennesima dimostrazione all’ultimo vertice europeo: Angela Merkel ha imposto delle misure che obbligano gli Stati ad esporsi alle fluttuanti speculazioni dei mercati (e degli speculatori).

Qualche commentatore – Oscar Giannino su tutti – ha provato ad azzardare un’ipotesi: si tratta di intento pedagogico. La Merkel, stufa dei nostri – e dei greci e degli spagnoli – ghirigori con sindacati e parti sociali, buoni solo a non farci prendere una decisione giusta che è una, con questa misura vuol dare una lezione definitiva. Come gettare un bambino dentro una piscina e lasciarlo lì, a cavarsela da solo, per vedere se impara finalmente a nuotare.

Nonostante Oscar Giannino, l’ipotesi non mi sembra sbagliata. Gli unici a ribellarsi al progetto merkeliano sono stati gli inglesi. Noi italiani abbiamo detto sì, facendo anche buon viso a cattivo gioco. Magari pronti a fare marcia indietro alla prima occasione utile. Perché abbiamo detto sì senza fiatare? Perché c’è Mario Monti, che è varesotto e nei confronti dei teutonici ha sempre avuto un po’ d’ammirazione. E perché noi tutti, noi popolo pagante insomma, nei confronti dei tedeschi abbiamo sempre avuto un complesso d’inferiorità.

In Germania, la Volkswagen si è ripresa grazie ad investimenti seri, mica come la Fiat, lo Stato sociale nonostante tutte le crisi di questo Mondo continua a funzionare, mica come l’Inps e gli altri accrocchi nostri, e le fonti di energia rinnovabile ci sono davvero e funzionano, mica come da noi che li riusciamo a fare sempre nei posti sbagliati. Addirittura anche gli operai si sono accontentati di rivedere al ribasso i loro salari, fa niente che rimangano più alti che da noi. Hanno fatto l’accordo con la Svizzera per tassare i capitali all’estero, non aspettando come noi il 2017 quando i capitali all’estero, o almeno in Svizzera, non ci saranno più. Abbiamo accettato la lezione, insomma, perché ci viene da un Paese composto da persone precise, ligie al dovere, grandi lavoratori, gente valorosa e coraggiosa. Almeno così si dice da secoli.

E a dirlo siamo stati noi per primi. Fu Poggio Bracciolini nel 1455 a riportare alla luce, stampandolo, uno scritto fino ad allora sconosciuto di Tacito, la Germania, ancor oggi terrore di tanti studenti liceali e universitari. Un famosissimo scrittore latino, tra i più apprezzati storici dell’antichità, che parlava di una popolazione fino ad allora ritenuta composta da gente rozza, incivile e bevitrice, definendola incorrotta, leale, valorosa, dai semplici costumi. Esattamente così come li vediamo noi oggi. Fu un terremoto culturale e antropologico di dimensioni gigantesche. L’opera Germania venne scritta per l’imperatore Traiano ma poi scomparve, censurata dentro qualche monastero o gettata alle ortiche da qualche scrivano. Poi arrivò Poggio, la rimediò da qualche parte, e la storia – anche la nostra – cambiò radicalmente.

Dice: “vabbè, ma può un’opera sconvolgere tanto una popolazione?”. Beh, basti pensare che all’epoca non c’erano social network, non c’erano tv, settimanali o mensili, niente Grandi Fratelli o altre mode. All’epoca usciva un libro e riusciva a modificare, molto più pesantemente che oggi, gli “orizzonti d’attesa dei lettori”. E’ evidente che c’è stato un prima Bracciolini (o Tacito) e un dopo. Nel 1500 compare per la prima volta il termine Deutschland, perché i tedeschi stessi, fino ad allora, al massimo avevano azzardato un deutschen landen (Paesi tedeschi). Nel 1505, con tutto quel parlare che si faceva di Sacro Romano impero, Wimpfeling attribuì alla Germania anche Carlo Magno – che fino ad allora era stato ritenuto da tutti francese – attraverso il suo Epitome Germanorum. Nel 1517 Martin Lutero attacca sulla porta della Chiesa le sue tesi in contrasto con la dottrina cattolica e nasce la Riforma e il protestantesimo. Dice: “e tutto questo grazie a Bracciolini?”. Si, lo possin’ammazzà.

N.B.: Poggio Bracciolini morì a Firenze nel 1459, solo quattro anni dopo aver pubblicato la Germania di Tacito. Il manoscritto venne ritrovato casualmente nel monastero prussiano di Hersfeld. Nel 1426 l’umanista entrò in contatto con un monaco proveniente da Hersfeld che cercava appoggi presso la curia romana. Lui, Bracciolini, era segretario personale di Tommaso Parentucelli, il futuro Papa Niccolò V. “Non c’è problema” disse Poggio ma in cambio si capiva che voleva qualcosa. Il monaco fece un elenco di codici conservati presso il loro monastero. E saltò subito agli occhi quest’opera, De origine et situ Germanorum, ad opera di Tacito, fino ad allora sconosciuta. Solo con l’elezione di Niccolò V al soglio pontificio fu possibile inviare qualcuno fino ad Hersfeld. Poggio Bracciolini affidò l’incarico ad Alberto Enoch d’Ascoli. Il codice venne smembrato, perché nel frattempo era morto Niccolò Quinto ed era diventato Papa un Borgia, Alfonso, col nome di Callisto III. Ma la Germania venne riportata alla luce. Si vede che era proprio destino, compresa la Merkel.

Graziano Lanzidei

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