Lettera aperta alla ministra Elsa Fornero

Cara Elsa,

da donna a donna mi permetto di darti del tu, senza titoli convenzionali e lemmi di apparenza e falso perbenismo.

Chi ti scrive è una donna che vive ogni giorno le mille contraddizioni di una società, ma oggi non ti voglio scrivere della questione antropologica o degli usi e costumi che contraddistinguono questo nostro Grande Paese.

Oggi vorrei parlarti delle mie lacrime che, evidentemente, non sono e non saranno oggetto di scoop giornalistico. Nessuno zoom sulle mie ciglia, nessun commento di solidarietà. Io sono e rimango una donna del popolo, orgogliosa e fiera di esserlo.

In conferenza stampa volevi esporre la tua, la vostra manovra economica; volevi propinarci la solita minestra ma, cara la mia Ministra,  stavolta siamo noi a buttarci dalla finestra. E non è una metafora.

Ti scrivo da donna che vive in mezzo alla gente,  quella vera, che ogni mattina si alza alle 5 e tutta la notte non dorme poiché non sa come sbarcare il lunario. La rata del mutuo da pagare, le bollette rincarate di gas e luce, la tassa sui rifiuti  che non si producono poiché non si hanno i soldi per fare la spesa.

Dici che tutti dobbiamo fare sacrifici ed apparentemente te ne rammarichi. Hai dato l’impressione di chi è consapevole di mandare al rogo degli innocenti, ma non hai fatto nulla per fermare la mano del carnefice.

Capisco che non è facile per te, hai delle responsabilità, sei un Ministro non voluto dal Popolo Sovrano della Repubblica Italiana. Comprendo pure che tutte le lezioni di economia, che hai tenuto in tanti anni di insegnamento, sono state smentite dai fatti. Sì, cara la mia Elsa, prima di insegnare è necessario imparare!

Hai imparato cosa vuol dire sacrificio? Hai imparato cosa vuol dire sopravvivere oltre la soglia minima di povertà? Hai imparato come non si arriva a fine mese? Hai imparato come le banche spesso inducono a rivolgersi agli strozzini per dei prestiti? Hai imparato cosa vuol dire studiare su delle fotocopie perché non si hanno i soldi per comprare i libri di testo?

Una cosa è certa: sai piangere!

Non me ne volere, ma personalmente non credo che le lacrime di un Ministro possano salvare la mia tanto amata Patria. Le lacrime sono il primo sintomo del risveglio della coscienza, ma dopo a completezza dell’opera è necessario arrivare ai fatti. Fatti concreti.

Manovra “ lacrime e sangue”, ma necessaria. Ulteriore sacrificio per risollevare le sorti di un Paese sull’orlo del baratro. Queste sono le espressioni che ho sentito dalla viva voce del Nominato non votato Presidente del Consiglio.

“Bisogna stringere i denti” è l’espressione più usata da tutto l’arco costituzionale, da tutta la maggioranza che va da destra a sinistra passando per il centro. Tutti uniti verso un unico e comune obiettivo: le nostre lacrime!

Vedi, cara Elsa, non tutti sono in grado di stringere i denti poiché hanno già una dentiera consunta dovuta all’età. Anni di rinunce, mesi di logorìo fisico e mentale;  giorno dopo giorno lacrime spesso rimaste intrappolate in gola. Noi non possiamo permetterci il lusso di piangere. No! Non ci è concesso. Il pianto del Popolo fa male al Re!

Chi piange viene tacciato di demagogia, viene additato come debole e non reattivo, non collaborativo.

Orbene, se piangere con la schiena piegata per il duro lavoro spesso sottopagato vuol dire essere non collaborativi, allora mi faccio portavoce di tutto il Popolo debole e non reattivo. Orgogliosa di essere indicata come demagoga!

Ti abbiamo notato nei tuoi abiti taglio Chanel, col tuo stile sobrio e similsottomesso. Mai una parola fuori dalle righe, mai una gestualità eccessiva. Sempre moderata e commossa.

Ti abbiamo visto in compagnia dei tuoi nipoti a fare la nonna amorevole. Abbiamo tutti notato la tua parte delicata e femminile della “brava donna di famiglia”.

Sia bene inteso, non siamo un popolo di guardoni. Abbiamo notato e visto perché gli organi di informazione, la stampa, tutti i telegiornali, ci hanno propinato l’aspetto della brava Elsa come fosse uno spot.

Sguardo dolce, passo piccolo e leggero, nessun eccesso, sorriso lieve e delicato: la mamma del Mulino Bianco!

Elsa, ma tu non sei una controfigura del marketing: tu sei un Ministro della Repubblica. Dovresti innanzitutto badare alla Res-pubblicae, la cosa pubblica che riguarda tutti noi. Tutti noi Cittadini!

Cosa hai pensato realmente durante quelle inquadrature di lacrime?

Hai forse pensato a me, a noi che mandiamo avanti da sempre l’intera economia  di una Nazione che non pensa più alla res-pubblicae? Hai per mero caso pensato di rassegnare le dimissioni perché non vuoi renderti complice della morte civile – e spero non fisica- di un popolo, il tuo popolo?

Dimmi, Elsa, cosa hai pensato? Da donna a donna senza ipocrisia ed esclusione di colpi. Sei donna e sai bene che è nel nostro emisfero cerebrale non girare la testa dinnanzi al dolore!

Non parlarmi di spread e indici di borsa, parlami della tua coscienza. Come ti senti quando ogni mattino ti specchi? Cosa vedi dietro quell’abito taglio Chanel? Dietro la cartellina Louis Vitton, cosa vedi?

Perdonami se mi rivolgo a te, Ministra, con questo tono, ma sono arrabbiata. No, non è vero, non sono arrabbiata, sono incazzata!

Probabilmente non hai mai provato questo stato dell’anima; non sai cosa si prova a battere i pugni al muro quando non si ha nulla da mettere in tavola; non conosci il dolore  che si prova quando, camminando, per strada incroci gli sguardi spenti di tante donne e uomini; non vivi l’amarezza che pervade la parte più intima e nascosta, quando con un “vaffanculo” liberatorio decidi di ribellarti.

Elsa, ti stai perdendo un sacco di cose. Forse ti stai perdendo la parte più bella dell’intera esistenza: la Vera Vita!

Le cose più belle della vita non sono cose!

Quello che rende interessante l’intera esistenza è la capacità di guardarsi allo specchio senza provare ribrezzo e schifo.

Io riesco ancora a guardarmi allo specchio. E tu?

Affettuosamente tua…

Sabrina de Gaetano

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