La redazione de Gli Altri, risponde alle femministe del sud, a proposito della lista di proscrizione…

L’articolo che segue, a firma collettiva della redazione del settimanale Gli Altri, è stato pubblicato ieri sul loro sito [leggi QUI]

La redazione de Il Fondo

CASAPOUND
CI AVETE PROSCRITTO
MA NON CI OFFENDIAMO

Si snoda da qualche giorno in rete un dibattito più inquieto che inquietante. Ci interessa poco ma ci riguarda molto: parte infatti da un rinnovato anatema contro l’appello da noi firmato un paio d’anni fa a favore del diritto di manifestare per tutti. CasaPound inclusa.

Dopo la strage di Firenze il blog Femministe a Sud, già all’epoca del fatto uno dei più esagitati nel denunciare l’abominio, ha ritenuto opportuno squadernare un elenco di nomi colpevoli di aver “sdoganato” (sic) CasaPound. Ben 97 i “collaborazionisti” segnalati, alla stragrande maggioranza dei quali, tuttavia, può tutt’alpiù essere addebitata l’accusa di “intelligenza con l’amico”, trattandosi di giornalisti e intellettuali di destra o estrema destra, inclusi il Mario Merlino entrato nella storia in un lontano 12 dicembre, Maurizio Murelli e Gabriele Adinolfi.

Tra i reprobi propriamente detti, c’eravamo noi. C’era Ugo Tassinari, che essendo il più valido studioso di neofascismo in Italia è perciò stesso un mallevadore di stragisti. C’era anche una giornalista nostra amica, Alessandra Di Pietro, perfida sdoganatrice in quanto autrice di un’inchiesta sulle donne di CasaPound che non rispettava il precetto coranico in virtù del quale si ha il dovere di nominare gli infedeli accompagnando sempre l’immonda citazione con appunti fiammeggianti: “Ci tocca oggi parlare di questi scarti dell’umanità che inoculano nella nostra società il germe venefico del razzismo. Le lettrici capiranno da sole quanto penoso possa rivelarsi in casi come questo il dovere di cronaca per noi giornaliste democratiche”.

Il listone, che scremato dai fascisti amici di fascisti era per la verità un listino, costituiva senza dubbio un maldestro conato di lista di proscrizione. Abbiamo evitato di commentarlo, un po’ perché è bene non scendere al di sotto della soglia minima di volgarità consentita, un po’ perché, fasci e nicciani come siamo, abbiamo imparato da giovani che ci si identifica per i nemici che ci si sceglie ancor più che per gli amici con cui ci si accompagna.

Si è di conseguenza articolato su vari siti, da quello di Loredana Lipperini a quello di Marina Terragni, da “Se non ora quando” a diverse pagine Fb, una virulenta discussione non sull’opportunità o meno di stilare elenchi di cattivi intellettuali che spalancano la strada al nazismo in sosta armata dietro l’angolo, ma sull’aggressione violenta di cui sono state oggetto le povere femministe siciliane. Ma che tempi sono questi se una povera antifascista non può nemmeno pubblicare una lista di traditori e collaborazionisti senza passare per intollerante!!!

Essendo stati chiamati in causa, con nome cognome e in alcuni commenti anche con richiesta di pubblicare le nostre foto, ci teniamo a segnalare che riteniamo in effetti che il blog in questione avesse tutto il diritto di pubblicare quella lista: chi espone la propria firma sa o deve sapere quello che fa e accetta quindi di mettersi pubblicamente in gioco.

Ciò non toglie che quella pubblicazione fosse anche rozza, volgare, dogmatica, intollerante, superficiale, fanatica e pericolosa, non nei nostri confronti ma per il clima tribale che insiste nel cercare di creare. Però lecita.

Va bene così, compagne?

P.S.

Giusto per prevenire eventuali commenti su quell’appello e sulla nostra “responsabilità” per l’orrore di Firenze:

1.Riteniamo di aver fatto benissimo a chiedere la libertà di manifestare per tutti, se necessario lo faremmo di nuovo e degli anatemi coranici, onestamente, non ce ne può fregare di meno.

2.Quanto a Firenze, i più attempati di noi hanno da giovani denunciato con massima foga le responsabilità del commissario Calabresi nella morte non accidentale dell’anarchico Pinelli nonché difeso con altrettanta decisione il diritto dei brigatisti rossi a essere processati nel rispetto pieno delle garanzie. Non per questo ci siamo sentiti responsabili dell’assassinio di Calabresi e o della barbarissima esecuzione di Roberto Peci, né di quella di Aldo Moro.

3.Le nostre foto sono facilmente reperibili su Fb.

 

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