Ezio Flammia. Storia dell’arte della cartapesta

Il libro sarà presentato, venerdì prossimo, 16 dicembre alle ore 17, al Museo Nazionale d’arte Orientale “Giuseppe Tucci”, Via Merulana 248 -00185 Roma da Valeria Cottini Petrucci (già direttrice del Museo Nazionale di Arte e Tradizioni Popolari di Roma), Ennio Bispuri (scrittore e critico cinematografico).

La redazione


Storia dell’arte della cartapesta – la tecnica universale (Arduino Sacco Editore, 2011)  di Ezio Flammia è il primo libro interamente dedicato allo studio dell’arte della cartapesta, un’espressione artistica che si può definire un’eccellenza della cultura italiana, frutto dello sperimentalismo rinascimentale.

Lo studio ha inizio dall’esposizione delle prime produzioni nelle botteghe toscane e termina con l’analisi di quest’arte nella nostra contemporaneità. Lungo il percorso storico, sono definiti i motivi che hanno, determinano l’espansione della tecnica in alcune regioni dell’Italia, in altre nazioni europee e negli Stati Uniti.

La cartapesta degli esordi raggiunge la sua singolarità materica attraverso le sperimentazioni di grandissimi artisti. Dalle botteghe di Donatello, di Antonio Rossellino, di Benedetto da Maiano e di altri scultori del Quattrocento toscano, uscivano copie di cartapesta ricavate da calchi di gesso o di terracotta. La produzione seriale era adatta a soddisfare le esigenze di culto e le necessità di una clientela di modeste condizioni economiche.  Moltissime di queste opere, per incuria, sono andate distrutte. La cartapesta era valutata una ‘materia vile’ poiché generata da umili stracci e, nel migliore dei casi, era considerata una delle espressioni dell’arte popolare per questo la documentazione di tutta la produzione è marginale e lacunosa. 

Nonostante i pregiudizi, la particolare duttilità materica della cartapesta ha affascinato eminenti personalità dell’arte e, per l’economicità della produzione, è stata utilizzata per la realizzazione di oggetti d’arte, dell’artigianato e dell’industria. Con questa materia, furono eseguiti cornici, manichini, globi terrestri e celesti, soffitti a cassettoni, decorazioni parietali, scenografie, apparati effimeri, pareti divisorie, ex voto, bottoni, casse d’orologi, tazzine da caffè (trattate con particolari resine idrorepellenti), maschere, astucci per occhiali, giocattoli, vassoi e persino per costruire una chiesa a Bergen in Norvegia; fu utilizzata, inoltre, negli allestimenti teatrali e in tutti gli apparati effimeri delle feste barocche, come quelli della cuccagna durante i carnevali, ma anche per gli apparati religiosi.

La cartapesta per i minori costi e per i tempi di produzione fu impiegata per i soffitti delle chiese, per nascondere le capriate e nei palazzi per abbassare i soffitti e rendere più confortevoli gli ambienti.

Nel museo delle Arti Orientali di Roma, nelle sale III e IX, si possono ancora ammirare due controsoffitti di ottima fattura. Dalla metà dell’Ottocento sino ai primi anni del Novecento i manufatti di cartapesta erano di moda, questo spiega la presenza dei due soffitti in ambienti aristocratici.

Dalla fine del Settecento sino ai primissimi anni del Novecento si costruirono mobili e suppellettili di ogni tipo, famosi sono i mobili in papiermâché eseguiti in Inghilterra nel periodo vittoriano. I mobilieri inglesi eseguirono gli ornamenti sui loro prodotti di cartapesta di stile orientale, d’ispirazione cinese (chinoiseries o china chippendale), in voga a quei tempi.  I manufatti di cartapesta, facevano la concorrenza alle cineserie (le mercanzie provenienti dalla Cina), per questo la cartapesta fu utilizzata per qualsiasi prodotto dell’artigianato e, ai primi del Novecento, fu introdotta nella produzione industriale d’Europa e degli Stati Uniti. Da qui la cartapesta fu definita “ La tecnica universale”.

Il successo della cartapesta nelle arti applicate fu dovuto essenzialmente alla economicità e alla rapidità esecutiva.

Lo studio nell’analizzare il materiale artistico di cartapesta che si conosce ufficialmente nelle chiese, nei musei ed in parte quello emerso durante la ricerca, in sporadiche collezioni di privati, vuole essere un richiamo non solo alle istituzioni, ma anche agli studiosi, ai possessori di opere di cartapesta, di non sottovalutare questa straordinaria forma d’arte legata alla scoperta della carta in Cina e che in Italia, attraverso Donatello, Antonio Rossellino, Benedetto da Maiano, Desiderio da Settignano, Jacopo Sansovino, Pietro e Ferdinando Tacca, Beccafumi, Bernini, Algardi, Angelo Gabriello Piò, Sanmartino, Angelo Viva e tanti altri, ha trovato la sua altissima trasformazione in valori d’arte.

La cartapesta oggi potrebbe essere un’opportunità di scelta professionale per chiunque voglia intraprendere il percorso di quest’arte, ispirato dalle esperienze del passato.

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