Casapound. Sempre a proposito della lista di proscrizione…

Paura. Fastidio. Rabbia. Da giorni non è possibile provare altro, se ci si avvicina alla vicenda dei due senegalesi uccisi per mano di Gianluca Casseri. Una vicenda di brutta, bruttissima cronaca che, con le debite proporzioni, fa venire in mente Andres Breivik e la strage dei 98 di Oslo. Di mezzo c’è sempre la società multirazziale, la supremazia della razza bianca, un folle dotato di pistola, degli individui che costituiscono una minaccia all’integrità della razza stessa. O Columbine, come dice Piero Grossi, giovanissimo scrittore pieno di talento. Perché non è possibile pensare ad un disegno, né a condizionamenti così forti dall’esterno, perché non c’è odio peggiore di quello irrazionale. Vi risulta che a qualcuno in Norvegia sia venuto in mente di incolpare i partiti di estrema destra? Oppure pensate che per la strage di Columbine siano stati presi di mira gli estremisti repubblicani? No. In Italia invece cerchiamo i capri espiatori, come se Gianluca Casseri da solo non bastasse, e ricorriamo ad una nostra caratteristica peculiare: il neoantifascismo. Una sorta di specchio deformante, usato da anni ormai solo per tenere serrate le fila, che di volta in volta indica un nemico, poco importa se sia davvero una minaccia oppure no. L’importante è dar vita alla classica caccia alle streghe che altre vittime – anche se solo giudiziarie – è destinata a lasciare in eredità alle generazioni future. Altre vittime e altro odio, certo.

Così adesso c’è chi chiede la chiusura di CasaPound oppure chi, come Giulietti, Articolo 21 e il senatore Vita, chiede che Gianfranco De Turris venga cacciato seduta stante dalla Rai, reo di aver scritto le prefazioni di due libri fantasy di Casseri stesso. Come se scrivere le prefazioni ad un libro sia prova provata di correità nell’omicidio. Roba da far tremare le vene ai polsi a qualsiasi persona dotata di buon senso. Ma si vede che il buon senso, con il neoantifascismo, sparisce d’incanto anche nelle persone che teoricamente, dovrebbero esserne dotate. Tutti ad indicare il nemico Iannone, che mai ha parlato di superiorità della razza, e a dare del collega all’onorevole Borghezio che, a proposito della strage di Breivik e delle sue farneticazioni, ha detto: “Molte sue idee sono buone, alcune ottime. E’ per colpa dell’invasione degli immigrati se poi sono sfociate nella violenza”.

Come se fosse facile far fronte a simili idiozie, ci si sono messe anche le donne di un movimento dal nome ‘Femminismo a sud’. Loro, che dovrebbero ben sapere che la discriminazione può presentarsi sotto le più disparate forme, si sono inventate una lista di proscrizione. Una cosa un po’ alla ‘Lotta Continua’, che negli anni 70 pubblicava le foto i nomi e gli indirizzi dei fascisti da colpire, e che oggi si permette, grazie ad Adriano Sofri e a Gad Lerner, di dare lezioni di democrazia. Si rivolgono a tutti i componenti di questa sedicente lista, facendo una domanda: “glielo andate a spiegare voi ai morti senegalesi, alle loro famiglie, alla comunità senegalese, perché siete stati così gentili con quelli di Casapound?”.

Per le femministe del sud, o almeno per alcune di loro, la condanna è già stata emessa. Non è stato il gesto folle di un singolo squilibrato, ma la logica conseguenza – magari con un disegno ben preciso – di una precisa politica di Casa Pound e dello sdoganamento di certa stampa. Loro, a differenza del senatore Vita e di Giulietti e di Articoli 21, non dimenticano la questione degli immigrati, passata in secondo piano in questa intemerata neoantifascista. Nella loro lettera d’accompagno alla lista di proscrizione, le donne del movimento proscrittorio indicano tra gli strumenti di tortura degli immigrati, anche i Cpt (Centri di permanenza temporanea). Dimenticano forse che ad istituirli sono stati due compagni, neoantifascisti anche loro, come Livia Turco e Giorgio Napolitano – che prima è stato fascista, come quasi tutto il popolo italiano –, oggi venerato come il padre della nuova e sobria Patria.

Sono di sinistra, lo sono sempre stato con orgoglio. Perché ho sempre pensato fosse la parte della libertà, dell’uguaglianza assoluta di tutti, della solidarietà nei confronti degli immigrati, dei centri sociali occupati perché gli spazi sociali sono pochi, del garantismo perché meglio un colpevole fuori che un innocente in galera. E invece scopro che, almeno per alcuni, è la parte dei processi sommari, degli sgomberi e delle liste di proscrizione.

Concita De Gregorio, su Casseri, ha detto che era: «Troppo giovane per essere stato fascista davvero – quando il partito fascista, o almeno il Msi esisteva ancora – e però fascista di ritorno». Come se lei avesse l’età per aver partecipato davvero alla Resistenza. Come se questo fosse davvero il tema, come se non creasse indignazione che alcuni suoi colleghi sono stati esposti al pubblico ludibrio o al gesto di un folle, come se Fiume fosse uguale al Regime, come se il suo non fosse in realtà un antifascismo prezzolato e di ritorno.

Li vorrei vedere Lerner, De Gregorio, Vita e Giuletti sulle montagne a dirigere (o anche solo partecipare) i gruppi partigiani e a combattere con i fascisti, quelli veri, e con i nazisti. Che per rifarsi una verginità ‘compagna’, dopo aver votato un governo ultraliberista e di destra come quello capeggiato da Monti, hanno esposto ingiustamente un intero movimento e una lunga serie di colleghi.

Graziano Lanzidei

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