Vita est militia super terram. E goliardia…

“Fino a tempi non sospetti all’Università si faceva goliardia e militanza”. Questa una frase ricorrente in alcune mie discussioni con un militante un po’ più grande di me, uno di quelli che visse la vita di facoltà sul finire degli Anni ’80, tra le prime puntate di Drive In, le canzoni dei Duran Duran e l’ultima fase dei terribili anni dello scontro politico, quegli anni che hanno segnato profondamente generazioni molto vicine a quella di chi sta scrivendo.
Sembra che tutto sia successo l’altro giorno. E’ vero, tempi non sospetti, anzi non lontani a dire il vero.

Poi un’evoluzione veloce, un cambiamento influenzato da nuovi stili e da nuove tendenze, ha ribaltato quel senso di patecipazione, di appartenenza ad un gruppo ad una comunità che, fino a vent’anni fa, coincideva con l’inizio del percorso universitario, primo grande passo dall’adolescenza all’età adulta.

Il 3 Novembre il Corriere Fiorentino riportava una roboante notizia: i goliardi ci sono ancora. Seguivano interviste ai capi degli ordini medicei, con impressioni sulla situazione attuale ed eventuali sviluppi. Goliardi, con alti e bassi, ci sono sempre stati. Certo è che nuove forme d aggregazione, la possibilità di nuovi intrattenimenti più a basso costo e a portata di mano di uno studente universitario hanno generato un progressivo distacco da eventi come il battesimo o le Feriae Matricularum, tradizionale appuntamento annuale di alcune piazze italiane.

Pur colpita da declino, malgrado la riduzione degli organici degli ordini, la Goliardia italiana ha avuto modo però anche nel 2011 di festeggiare la sua lunga storia (che affonda le radici nel Medio Evo) con l’appuntamento padovano. All’ombra del Caffé Pedrocchi e del Palazzo del Bo’ (sede del Rettorato patavino) , dall’ 11 al 13 Novembre feluche multi colori, tra passanti incuriositi, vecchi studenti, ora professionisti, che avranno assistito con un po’ di nostalgia nel cuore. E poi ragazzi con un’espressione di stupore misto a incredulità, ironia o incapacità di comprendere.

Incomprensione, d’altronde come dare loro torto? Università sempre più luoghi di transito certo non favoriscono il confronto, la conoscenza, una visione più totale dell’intero panorama della vita d’ateneo, con il fascino di ricordi ed esperienze

Volantinaggi, convegni, attività politica e non per anni hanno rappresentato il sale dell’iter di studio, dalla consegna del libretto alla corona d’acanto; erano parte integrante di un percorso nel quale la formazione non proveniva soltanto dai testi, ma dall’organizzazione della vita lontani da casa, dal senso di appartenenza ad una comunità, dallo sviluppo della capacità di analizzare un problema e saperlo risolvere.

Militanza. Essere militanti, perché parte di qualcosa, di una società che, pur nel cambiamento deve mantenere una linea valoriale, che non possa e non debba essere scalfita dal tempo.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, «odio gli indifferenti sosteneva» Antonio Gramsci, delineando un concetto, se vogliamo uno stile che dalla politica poi si riversa nella vita privata della persona, ovvero la spinta a dover occuparsi di ciò che lo circonda, a cercare nell’attività quotidiana un indirizzo in funzione della collettività della quale fa parte e ne è parte integrante.

I gruppi politici giovanili, le associazioni culturali, la stessa goliardia sono piccoli tasselli di un grande mosaico che è quello dell’impegno, della partecipazione che, va da sé, può avere sfumature diverse: dalla tradizione universitaria scanzonata ed irriverente, a principi più elevati.

«Vita est militia super terram» recita un passo della Bibbia. La militanza non è una noia o una cosa da poco, ma un passaggio fondamentale della vita del singolo.

Marco Petrelli

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