Di Giorgi… Un’altra storia all’Italiana

 

La politica non è una scienza esatta. Meno esatta è la scienza della politica, più c’è pluralismo, e maggiore sarà il grado di democrazia di un Paese. Poi c’è la governabilità e il consenso degli elettori e la dialettica degli eventi a determinare complicazioni esponenziali. Tant’è che ci siamo inventati di recente le soluzioni tecniche. Non importa che diventino una sconfitta della politica, introducendo un elemento matematico: col tecnico si fanno le cose che devono esser fatte, senza tanti giri e interpretazioni. Due più due col tecnico fa quattro, mentre col politico può fare tre o cinque a seconda dell’orientamento. Guardate il caso del debito pubblico o dello spread o della crisi internazionale. Ognuno diceva la sua: c’era chi negava, chi esagerava, chi cercava di avvicinarsi alla realtà. Poi sono arrivati i tecnici e la crisi è diventata una realtà ineluttabile, dai contorni ben definiti, dalle cause chiare. Solo i rimedi, ancora oggi, sembrano incerti. O qualcuno ancora non ha il coraggio di renderli noti. Col tecnico c’è più rigore, la politica si avvicina sempre di più alla scienza, diventando quasi matematica. A voler essere precisi, pure la legge, e le sanzioni, non dovrebbero essere un’opinione. Ma anche la legalità, nell’Italia di oggi, è diventato un concetto flessibile. Sarà che applicare la logica cartesiana, così come viene fatto nelle scienze, quelle vere, diventa a volte procedimento crudele. I precetti sono pochi – solo quattro – ma ti conducono verso l’esattezza: evidenza, riduzionismo, causalismo ed esaustività. Vale a dire: partire da verità elementari, scomporre il complesso in parti semplici, ricomporre il complesso, costruire rassegne generali. E in politica l’esattezza spesso non piace, soprattutto quando non conviene.

Evidenza

Il 28 e 29 Marzo 2010, Giovanni Di Giorgi contribuisce alla vittoria di Renata Polverini alla Regione Lazio, raccoglie 10.453 preferenze e viene eletto in consiglio regionale nella lista del Pdl, insieme a Claudio Fazzone, che poi lascerà il posto a Romolo Del Balzo e Stefano Galetto. Più di un anno dopo, il 15 e 16 Maggio 2011, lo stesso Di Giorgi viene eletto Sindaco del Comune di Latina, raccogliendo 40.076 voti (50,96%) e vincendo la sfida con Claudio Moscardelli. Durante le elezioni – c’è anche un video su YouTube a dimostrarlo – dice apertamente che se verrà eletto, si dimetterà dal consiglio regionale così come previsto dalla legge. Al suo posto entrerebbe Lillia D’Ottavi, detta Lilli, che ha raccolto 458 voti. Il 20 Maggio 2011, la commissione elettorale di Latina, dopo aver controllato i verbali, proclama sindaco lo stesso Di Giorgi. Da quel preciso istante, secondo la legge italiana, scatta l’incompatibilità tra le due cariche che ricopre ma le dimissioni non arrivano. Il 12 Luglio 2011 la Giunta delle Elezioni della Regione Lazio si riunisce ed arriva ad una decisione: la dichiarazione di decadenza da consigliere regionale di Di Giorgi. Il 6 Ottobre 2011, il Tar di Latina, con il sostituto procuratore Milliano, apre una indagine sulle irregolarità, denunciate dall’opposizione, durante le ultime elezioni amministrative. L’8 Ottobre 2011, Di Giorgi dichiara alla stampa che, proprio a causa del ricorso, non esistono le condizioni perché si dimetta da consigliere regionale. «L’incompatibilità tra le cariche di sindaco e di consigliere regionale, in sostanza, non si è ancora concretizzata poiché la carica di Sindaco non si è ‘cristallizzata’ ma è sottoposta a contenzioso». Il 22 Novembre, durante una conferenza stampa, Di Giorgi annuncia che si dimetterà da consigliere regionale. «La scelta era chiara sin dal momento della mia elezione: voglio lavorare per la mia città, nel rispetto del mandato degli elettori. […] Fino ad oggi non avevo optato poiché sulla mia elezione a Sindaco pende un ricorso del Pd. Io però la mia scelta l’ho fatta, la giustizia amministrativa faccia il suo corso». Le dimissioni di cui parla però riguardano solo la presidenza della commissione trasporti, tenuta fino a quel momento, e la remissione dello stipendio da consigliere regionale. Sul posto, dice nella stessa conferenza, deciderà il consiglio stesso. Il giorno dopo, il 23 Novembre 2011, prima della discussione della decadenza di Di Giorgi da consigliere regionale, il capogruppo del Pdl pone la questione relativa all’articolo 29 del Regolamento del Consiglio Regionale che, al primo comma, recita “le questioni pregiudiziali con le quali si richiede che un dato argomento non debba discutersi e le questioni sospensive volte a rinviare la discussione ad altra data o al verificarsi di scadenze determinate”. La mozione di sospensione, fino all’11 Gennaio 2012, data in cui probabilmente arriverà la pronuncia del TAR, viene approvata con 38 voti a favore e 20 voti contrari. Ad appoggiare Di Giorgi, che di fatto non decade da consigliere, c’è tutta la maggioranza – Pdl, Lista Polverini, La Destra, Mpa – più Futuro e Libertà per l’Italia che non fa parte della maggioranza, almeno fino a quel giorno, e che in campagna elettorale a Latina si era contrapposta a Di Giorgi stesso, candidando alla carica di sindaco Filippo Cosignani.

Riduzionismo

Giovanni Di Giorgi sapeva benissimo, fin da quando ha accettato la candidatura, che ci sarebbe stata incompatibilità tra le due cariche. Candidandosi con il centrodestra, che a Latina governa ininterrottamente dal 1993, sapeva anche che avrebbe avuto discrete possibilità di farcela. Da Maggio fino a Ottobre, data di accettazione del ricorso presentato da Moscardelli, non era sub judice ma non si è dimesso. Il momento del redde rationem è arrivato comunque, ma è stato salvato, almeno temporaneamente, dalla maggioranza che sostiene la Polverini, con la questione della sospensione. A questa maggioranza si è aggiunto anche il consigliere di Fli, Francesco Pasquali, eletto nel listone della Polverini. Durante il dibattito, pur potendo intervenire come capogruppo, non ha detto una parola. Non è dato sapere se sia entrato in maggioranza o abbia votato secondo coscienza, ricordandosi di quando era coordinatore nazionale dei giovani di Forza Italia. Un voto non scontato, visto che non era determinate. La votazione sarebbe finita 37 a 21, sarebbe passata comunque. Così, anche grazie a Pasquali e a Fli, i cittadini di Latina sono stati costretti a tenersi, almeno fino all’11 Gennaio 2011, un Sindaco/Consigliere regionale incompatibile de iure ma non de facto, sperando che per quel giorno il TAR decida di pronunciarsi sulla questione dei brogli alle ultime elezioni amministrative.

Causalismo ed Esaustività

Sulla questione Di Giorgi, c’è poco altro da aggiungere. Nonostante più volte, dal Pdl, si sia tentato di trascinare la questione dell’incompatibilità sul piano personale, appare evidente che si tratta soltanto di puro e semplice rispetto della legge. Non si sta discutendo se Di Giorgi sia capace di fare il consigliere regionale e il sindaco insieme (la capacità è personale, appunto). Magari sarà pure in grado di guidare una città di 120 mila abitanti e nello stesso tempo di lavorare al servizio di una Regione di 4 milioni di abitanti. Purtroppo la legge dice che non lo può fare. Anche la mia macchina può arrivare a 170 chilometri all’ora. Ma se mi beccano sull’autostrada, mi fanno la multa. Perché posso andare al massimo a 130. E poi lui stesso afferma di volersi mettere al servizio della propria città. La vecchia gestione, di cui fanno parte anche molti degli attuali consiglieri, l’ha ridotta sul lastrico ed è sua volontà cercare di invertire la tendenza. «Tocca rimboccarsi le maniche, che in Regione ci vada qualcun altro» arriva a dire, sintetizzando il contenuto della sua ultima conferenza stampa, ma poi lui stesso, il giorno dopo, vota a favore della sospensione. Perché non si dimette allora? Perché c’è un ricorso di Moscardelli sui brogli elettorali e quindi il suo incarico da Sindaco è sub judice. Cosa dice quel ricorso? Chiede il riconteggio delle schede, perché quello 0,96%  significa in numeri assoluti qualche centinaio di voti, le schede contestate sono molte di più, con gente che dice addirittura di non essersi ritrovata nemmeno il proprio, di voto, o quello dei genitori. Nel caso venissero provati i brogli, si arriva al ballottaggio. E Di Giorgi ce la potrebbe fare. Ma ce la potrebbe fare anche Moscardelli. La paura più grande allora, par di capire, è quella di rimanere senza cariche. Un’ipotesi remota, ma pur sempre un’ipotesi. Rimarrebbe la carica di consigliere comunale, capo dell’opposizione a Latina, seconda città del Lazio, ma evidentemente non basta. Sono convinto che in un Paese normale, la questione sarebbe stata risolta dallo stesso consigliere/sindaco incompatibile il 21 Maggio. In Italia no, perché anche la legge diventa opinabile, da piegare alle esigenze del momento. Meraviglia che a piegarsi a questa logica della legalità flessibile, sia un partito che della legalità fa la sua bandiera: Fli. Le elezioni amministrative hanno visto il partito di Pasquali candidarsi contro Di Giorgi, paventando in più di un occasione, in caso di ballottaggio, un appoggio a Moscardelli. Fli, insieme alla lista Pennacchi, si è attestata intorno all’1,05% con il candidato a sindaco, e al 0,69% come lista. Un flop, come hanno scritto in tutte le salse i media. Ma a questi voti, dopo l’ultimo congresso provinciale, Pasquali e tutti quelli di Fli, nel Lazio e altrove, sanno che si potrebbero aggiungere anche quelli di Marco Gatto e della sua lista Latina Capitale, rispettivamente 2,94% e 2,55%, visto che a Luglio – pochi mesi dopo le elezioni – lo stesso Gatto si è candidato alla carica di coordinatore provinciale, perdendo. D’altronde la ricomposizione benedetta da Potito Salatto, eurodeputato di Fli, che ha fatto da padrino a Gatto durante le elezioni in più di un’occasione, nonostante il suo partito fosse schierato altrove, si è già consumata durante lo stesso congresso provinciale. E il 1° Dicembre, a Frosinone, verrà suggellata la pace: Filippo Rossi e Fabio Granata, protagonisti dell’avventura Pennacchi – Fli a Latina, si ritroveranno insieme allo stesso Potito Salatto per la presentazione de Il Futurista, settimanale d’area. Così una votazione quantomeno strana di un consigliere regionale, vicino a Potito Salatto e allo stesso Gatto tanto da risultare sul cartellone di una iniziativa pubblica di una lista – Latina Capitale appunto – concorrente della lista Pennacchi – Fli, viene passata sotto traccia. Nessuno dice niente, né un comunicato né un’interrogazione parlamentare. In nome della ragion di partito. Con buona pace della legalità. E di Cartesio.

Graziano Lanzidei

.

.

.

 

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks