Italia. Radiografia di un disastro annunciato…

Mala tempora currunt, nell’Olimpo degli dei italiani: lo spread tra Btp e Bund lievita, Berlusconi osserva il crollo delle Borse da qualche residenza privata, magari cercando di capire quale passaggio della letterina all’Europa non ha convinto i mercati, i Radicali tentano di alzare il prezzo con la loro coalizione, Montezemolo parla di governo di salute pubblica, Napolitano dice tanto ma continua a fare poco e niente.

Nell’Alta Camera dell’Olimpo, dopo i Responsabili nascono anche gli Indisponibili, deputati che dicono di rendersi conto che non c’è promessa che tenga, se tutto crolla. Il Terzo Polo, invece, aspetta: che Casini capisca cosa è meglio fare per non stare altri cinque anni senza potere, e che Fini decida cosa fare nel prossimo futuro e se è il caso di affrontare la guerra con le Armate Brancaleone, pur al comando di qualche validissimo generale.

Se l’Olimpo piange, il Paese Normale non ride. Si lavora duramente per recuperare il recuperabile, dopo il disastro nelle Cinque Terre e nella Lunigiana. La disoccupazione cresce e il potere d’acquisto delle famiglie – se ce ne saranno ancora – si dice diminuirà di 2000 euro nel 2012. Si attende il varo del provvedimento per lo sviluppo, così deregolamentando i licenziamenti, tutti potranno trovare un lavoro, anche se per poco. E si attende la mossa successiva, depenalizzare gli omicidi per far diminuire la criminalità.

In tutto questo pazzesco bailamme, il centrosinistra sembra svegliarsi dal torpore, travolto com’è dall’ondata Renzi. La convention tenutasi alla stazione Leopolda sembra aver dato una scossa a tutto l’ambiente, sarà per questo che tutti hanno preso a parlar male del sindaco di Firenze. Tranne i Modem, che non sono un apparecchio che converte il segnale da analogico a digitale, ma una corrente del Pd capeggiata da quel giovanilista-filoamericano-espertodicinema di Veltroni. Orgoglioso di aver perso le ultime elezioni nella miglior maniera possibile, il Walter nazionale che ha deciso di non andare in Africa perché non era ancora finito il compito in questo Paese per SuperWalter, tenta di creare un evento mediatico degno del centrodestra per potersi accaparrare qualche voto. E poi non si sa mai, Renzi era portaborse di Lapo Pistelli e referente di Francesco Rutelli, quindi una porta nel Terzo Polo dovrebbe rimanere sempre aperta.

I Modem, galvanizzati dall’entusiasmo del loro leader, salutano l’avvento di Renzi un po’ come i Re Magi hanno salutato l’avvento di Gesù: portando in dono qualcosa. Sul palco della Leopolda, per cinque minuti a testa, sfilano Giorgio Gori, ex direttore del più prestigioso canale Mediaset, Alessandro Baricco, scrittore onnipresente forse perché è appena uscito un altro suo libro, e tanti e tanti altri personaggi, compreso qualche ex inviato de Le Iene, la trasmissione di Italia 1. Eppure, nonostante il modernismo ostentato e il triste ripetersi della scena del Salvatore della Patria che vive e lotta insieme a noi, qualche elemento di novità c’è. Lo riconosce anche la Bindi, che però non ha il coraggio di dire qual è, mentre Bersani preferisce far finta di niente, così non si potrà dire che s’è scavato la fossa da solo.

L’Italia non può più essere un Paese per vecchi. E visto che l’attuale classe dirigente non riesce a lasciare il proprio posto, conquistato in larga parte dopo la stagione ’68-’77, è giusto che le nuove leve provino a prendersi lo spazio che gli spetta con la forza della democrazia. E la differenza, al contrario di quel che sostiene Grillo o gli esponenti del Movimento a 5 Stelle, non la fa soltanto l’utilizzo del web – che poi a guardare il vero, anche il loro di web è gestito da una società privata e non da loro stessi – e la finta democrazia di un Forum o di un Blog. Le nuove generazioni sono preparate, aggiornate, hanno fatto una durissima gavetta e ancora continuano a farla. Probabilmente non si sentono rappresentate per intero da Renzi – io per esempio condivido molto poco di quel che dice – ma interpretano le parole del Savonarola targato piddì come un segnale: basta, ci siamo rotti le palle. Perché per anni, a sinistra come a destra, siamo stati torturati dagli appelli al nostro senso di responsabilità, al nostro senso del dovere, al nostro senso delle gerarchie. C’è presa poi la sindrome di Stoccolma, perché stavamo vivendo molto meglio di chiunque altro ci avesse preceduto su questa terra, tra agi e status symbol da acquistare a tutti i costi. Solo ora ci stiamo rendendo conto che questi agi, in realtà, sono soltanto catene imbellettate che ci tengono legati alla responsabilità, al dovere e alle gerarchie.

Forse non sarà Renzi a liberarci dal giogo, perché se uno si fa suggerire le politiche economiche da Ichino e Zingales, che già l’hanno suggerite al mezzo mondo che è fallito, vuol dire che a breve dovrà correggere il tiro. Tramite Renzi però si potrà finalmente creare quella coscienza generazionale che finora è mancata. Non so se si tratta di farsi dare un passaggio sul treno o di farne partire un altro ancora. So per certo che il segnale adesso è stato dato, ed è probabile che la politica non sarà più la stessa. Perché, al di là delle frasi fatte sui due mandati o sui costi della politica, la vera novità che arriva dalla Leopolda è lo ‘sciogliete le righe’. Forse adesso sarà possibile parlare di superamento degli steccati del Novecento e non sarà più una chimera la speranza di veder riposizionate le classi dirigenti in base alle idee e alle proposte e non agli spaventapasseri del passato.

Graziano Lanzidei

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