Avanti tutta. Torna il baratto

In questi ultimi periodi la crisi è palese, non solo la si percepisce ma la si sente a pelle. Sulla nostra pelle. Non esiste settore che non sia stato toccato dall’economia ormai in fase calante. Fabbriche sull’orlo della chiusura, forza lavoro in crisi. Il terziario lancia l’allarme, il precariato cresce. Crollano i ponti e non soltanto dell’economia europea, ovunque disastri anche ambientali. In questo scenario si sviluppa e cresce il baratto.

No, non siamo nel medioevo e questa non è una landa desolata: è l’Italia. Baratto distratto sei tu che mi hai sedotto, cantava Renato Zero nel 1979 testo più che mai attuale. Tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati sedotti dal baratto. Tutti almeno una volta nella vita abbiamo scambiato le figurine panini e le sorprese dell’ovetto Kinder.

Beni e servizi in cambio di altri beni e servizi senza moneta. Senza denaro, senza banche, senza economia, senza padroni. Tutti liberi di scambiare lecitamente ciò che riteniamo opportuno. Cicorietta in cambio di uova. Sì! È questo il baratto che abbiamo letto nei libri di scuola. Un agnello in cambio di una fisarmonica, come abbiamo visto nel film Padre Padrone dei fratelli Taviani. Realtà ormai lontane, eppure così  vicine ed attuali.

Negli anni ci siamo abituati alla Banca del Tempo dove ogni socio mette a disposizione dell’intera comunità di “banchieri temporali” le proprie competenze. La sarta mette a disposizione qualche ora del suo tempo, la casalinga insegna a cucinare le torte di mele, il giardiniere cura il giardino. Così le esperienze vengono scambiate, barattate con quello che più necessita.

In effetti non trovo nulla di nuovo sotto questo cielo, è tutto un dèjà vu. Ed in questa pellicola riavvolta ci siamo abituati anche ai G.A.S “Gruppi di acquisto solidale”. Quasi  ogni città, della nostra “libera” Repubblica,  consta di almeno un gruppo di acquisto solidale.

«Gruppi che senza scopo di lucro si sono costituiti al fine di svolgere attività di acquisto collettivo di beni e distribuzione dei medesimi, senza applicazione di alcun ricarico, ma con mere finalità etiche e di solidarietà sociale e di sostenibilità ambientale». Così recita l’art. 5 comma 47bis dell’Emendamento alla Legge finanziaria, approvato lo scorso 5 novembre in Commissione su proposta della Senatrice Loredana De Petris – capogruppo dei Verdi in Commissione agricoltura- .

Sostanzialmente questo Emendamento chiarisce il ruolo dei G.A.S in merito agli aspetti fiscali,  ovvero vi è l’esenzione dal regime I.V.A e dall’imposta sul reddito per le attività di acquisto collettivo e pertanto l’attività che i soci svolgono è da considerarsi NON COMMERCIALE. Il testo è in attesa di approvazione definitiva  da parte del Parlamento.

Un passo avanti è stato fatto in questo jungla di spread e indici di investimento economico. Si torna indietro per andare avanti? O forse sarebbe il caso di dire che non abbiamo inventato nulla di nuovo. Tutto esiste già.

Ci siamo adattati allo scambio anche dei voti in Parlamento, ci siamo abituati alla zuppa di cipolle in cambio di un ricamo della nonna, ma ancora non ci siamo assuefatti al baratto della vacanza. Il baratto nel settore turistico è per molti una novità, ma ho appreso in questi ultimi giorni che “La settimana del baratto nei B&B” è ormai alla terza edizione.

Oltre 300 B&B sparsi  su tutto il territorio nazionale, isole comprese, mettono a disposizione le loro strutture ricettive a chiunque abbia voglia di fare una vacanza gratis. Senza pagare, senza moneta, senza dinero. Si offre ospitalità in cambio di beni e servizi all’interno della struttura. Le richieste sono tante e vanno dalla manutenzione, al giardinaggio, al ricamo, alla cura della casa.

Una settimana in un B&B confortevole in pieno centro barattato con un quadro; un fine settimana in piena campagna senese in cambio della cura del giardino e della pulizia della struttura.

Ottima iniziativa, direi, se non fosse che probabilmente ci troviamo di fronte ad un caso di evasione fiscale. L’artigiano che offre la propria opera non viene retribuito in moneta . Non ci sono ricevute fiscali e fatture. Il titolare della struttura che ospita l’artigiano non dichiara al fisco assolutamente nulla, però deve comunque comunicare  alle Forze dell’Ordine la presenza degli ospiti così come è previsto dalla legge.

E non finisce qui. Il titolare deve inviare i dati statistici dell’ospitalità all’EBNT – Ente Bilaterale Nazionale del Turismo – che provvede ogni semestre all’analisi ed alla diffusione attraverso il Dipartimento del Turismo. Percentuali di presenze, per così dire turistiche, che aumentano nonostante la crisi.

Quindi la crisi non esiste? I B&B sono pieni alla stregua dei ristoranti? In apparenza è così, ma è evidente che i dati vengono falsati con questo giochetto della finta fratellanza e del baratto “equo e solidale”.

La materia è vasta e i labirinti delle normative possono indurre in errore, quindi trovo  necessario fare un distinguo tra l’attività ricettiva esercitata in forma occasionale e quella svolta in forma imprenditoriale. Tutti i B&B che esercitano la loro attività consistente nella ospitalità in forma occasionale e non continuativa godono dell’esenzione I.V.A.

Al contrario nelle strutture  dove si esercita attività imprenditoriale costante e continuativa, l’imprenditore possessore di partita Iva, rimane  con l’attuale regime fiscale dell’imposta sul valore aggiunto e pertanto dovrebbe  essere sottoposto  a normali e formali controlli tributari e finanziari.

Inoltre gli esercenti che utilizzano il Web  hanno l’obbligo, secondo il DPR 404/2001, di indicare nella homepage i riferimenti della P. Iva al fine di non incorrere in possibili sanzioni. Attori principali del controllo: l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza.

Per correttezza d’informazione mi sono documentata sul portale de “Settimana del Baratto 2011”. Ho spulciato tra le varie sezione e sottosezioni della pagina web ed ho notato che parecchie strutture – oltre 300 – attuano il baratto tutto l’anno, quindi non soltanto in occasione dell’evento. E di queste, molte non hanno nemmeno la partita iva sebbene svolgono attività continuativa.

A questo punto mi sorge una domanda: ma i “controllori” non si accorgono di nulla? Certo, potranno sempre dire che il Web non è luogo per tutti. E’ vero! Però i Tg nazionali, ed ancor più i telegiornali del servizio pubblico, sono seguiti. Ed è stato proprio un servizio, mandato in onda qualche giorno fa al tg2, che ha acceso il led del mio neurone.

Mi era sembrato oltre che strano anche imbarazzante che un tg nazionale mandasse in onda un servizio della durata di ben 9 minuti sulla “settimana del baratto”.  Esercenti intervistati con naturalezza nei loro lussuosi B&B. Un chiaro esempio di marketing pubblicitario.

Già! A costo zero, ma sottoforma di informazione, si faceva pubblicità alla struttura. Una pubblicità che dura tutto l’anno , rigorosamente esentasse. Il baratto post-moderno: moneta sostituita o moneta evasa? Lascio a voi la risposta.

Sabrina de Gaetano

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