Manifesto Heliopolis. Ci siamo…

Dopo averne parlato più volte, dal 15 ottobre Il libro-manifesto per una Nuova Oggettività, popolo  partecipazione  destino, può essere prenotato a   15 Euro presso la libreria online: www.antichilibrionline.com / mail:  libreriapandora@gmail.co / tel/fax:  0732-22882 della Libreria Pandora, Piazza Fratelli Rosselli, 5 – 60044 – Fabriano (AN).  Pagamenti :  Contrassegno,  Paypal, Carte di Credito, Conto Corrente Postale, Bonifico Bancario. Spedizioni:  La Libreria Pandora spedisce entro 24 ore dalla ricezione del tuo ordine,  dal lunedi al venerdi.  Gli ordini che riceviamo durante il fine settimana vengono evasi  il lunedì successivo. Il libro-manifesto successivamente sarà messo in distribuzione a  25 Euro.

La redazione

 

LIBRO MANIFESTO
PER UNA NUOVA OGGETTIVITÀ
POPOLO, PARTECIPAZIONE, DESTINO

Sandro Giovannini

 

Nel presentare il lavoro appena impostato più di un anno fa e sostanzialmente compiuto e tra poco in distribuzione, (15 ottobre) possiamo compiere alcune considerazioni, spero oneste e non trionfaliste.  Anzi speriamo sostanzialmente autocritiche, se sempre, siamo convinti, ci debba assistere una forte insoddisfazione per ciò che noi stessi raggiungiamo, anche con sforzo notevole, per ambire a sempre maggiori risultati.  Oltre 150 adesioni formali, oltre 90 contributi scritti riordinatisi naturalmente per “Argomenti”, a seconda di vocazioni ed attitudini.  Ma al di là del dato numerico che potrebbe significare molto e poco, assieme, ciò che conta è verificare se da questo sforzo, che non ha oggettivamente eguali comunque negli ultimi decenni, possa emergere una prospettiva di lavoro utile.  Nella Postfazione di Sessa, compiuta per necessità strumentali a circa ¾ del lavoro complessivo e quindi non includente la totalità delle sollecitazioni derivanti dai contributi stessi, ma che con grande capacità coglie gli elementi fondanti tale insieme di espressioni, viene definita una “identità plurale”, non come minus, ma come una speranza di “fuoriuscita dall’apatia al progetto”, con implicita una “forte motivazione inclusiva”.  Le prospettive sono le più varie “geo-filosofiche, estetico-politiche, psicologico-archetipali”, e questo oltre ad essere scontato è anche, a ben vedersi, una potenzialità spendibile in ogni campo, per articolazione e complessità.  Il tutto sostanzialmente perché si è saputo comunque “pensare in modo critico l’identità ideale ed esistenziale prodottasi nel corso della nostra microstoria”.  Proiettivamente, per usare ancora le sue parole: “felicità è agire” per riconoscere “le isole in arcipelago” e perché si riveli l’utopia come “sempre transitabile”.

Ora consideriamo quale è (ancora e sempre più) il nostro punto di partenza.  Una terra desolata ove le nubi della “smobilitazione ideale” ovvero della smobilitazione totale, operano trombonescamente e livide di rabbia contro ogni conato, prevedibile e sacrosanto, si opponga ad una deriva di fallimento totale prima spirituale ed animico e poi materiale ed economico.  I pochi (o molti?) che si potrebbero opporre ancora con dignità di vita alle spalle ed indipendenza dimostrata, spesso non vogliono più rischiare ulteriori delusioni o prevedibili fallimenti e così si ritirano in una torre ben difesa ed arredata, dalla quale fanno spesso solo singolari sortite preoccupate e rapidissime, sempre coraggiose ma perlopiù improduttive e certo non favorite dal mugghiante e dolorante contorno di sommersi e salvati ed a tutto ciò presiede una cupola mediatica, sorta di ripetitore osceno sulle colline, che racconta fandonie insulse e vellica i peggiori istinti di fine ciclo.

Potremmo anche sorridere amaramente ma ciò non ci esime dal combattere per ottenere ciò che vogliamo con tutte le nostre forze, riordinando gli animi, i pensieri, le fila, le utopie.  Lasceremo agli altri riscontrare, perché l’abbiamo già fatto noi, consapevolmente, ogni pericolosa caduta di livello, ogni monomaniacalità perdutasi per la tangente, ogni ingenuità velleitaria, per concentrarci sul possibile e sul giusto.

Diremo ancora di più e forse di peggio, e questo per avversari ed anche per amici:  ciò che ci preoccupa non è la nostra diversità interna, che ad un occhio meno arreso alla quotidianità e meno arroccato sul nomadismo e l’anarcoidismo che va oggi tanto di moda – ulteriore segno dei tempi –  non è metro di scandaglio profondo ma solo osservazione della tempesta superficiale, ma forse una relazionata eccessiva concentrazione (semplificazione?) di diversità reale, quella che ci dovrebbe condurre al primato ed alla vittoria, per gradi.  Per chi ha letto, parola per parola, i pensieri dei presenti ed anche degli assenti (da questa summa), di coloro che comunque potevano e dovevano esserci e non ci sono stati per disillusione, stanchezza od errata analisi d’inesistenti presunte differenze macroscopiche, lo spavento potrebbe anche non venire dalla diversità ma proprio dal contrario: cioè, al fondo, da un’accerchiata e dolente compressione del pensiero atto a creare il nuovo.  Ovviamente all’interno dei parametri antiglobalisti, antiusurocratici, anticonsumisti, antiespropriatorii e relazionalmente popolari, partecipativi, differenzialisti, olisti e destinali.  Tutti responsabilmente declinabili, ma tutti, per noi, invalicabili.  E ci sono, diffusamente o specificatamente, invece, indicazioni meravigliosamente concentrate ed antagoniste…

La necessità di una sorta d’urfuturismo – o chiamiamolo come vogliamo ma comprendendo endiadi ed ossimoro – quindi oggettivamente per principi espressi e per direzionalità scelte e soprattutto per stile d’essere – è quindi vitale e non solo spirituale, ideale, artistica, generazionale.  E dobbiamo figurarcela come estranea a tutti i parametri della usualità borghese accettabile attuale, ovvero quel qualcosa che sta tra l’eccellenza senza paragoni (ovunque si verifichi) e la scorrettezza estrema del pensiero non assoggettato – almeno in prima battuta – ad alcun limite, né di tipo umanistico né di tipo confessionale ed una vitalità ritrovata e luperca che non deve prendere esempio da nessuno perché nessuno è in grado di darci ciò che non ci appartiene già, almeno come ipotesi di lavoro.  Ogni volta nella storia in cui ci siamo accompagnati od affidati ad altro od ad altri siamo sempre miseramente falliti, prima o poi, perché la nostra vocazione è trovare la nostra strada da soli, in estremamente attenta ma perfetta autoreferenzialità, che è l’unico viatico, paradossalmente, anche per sopravvivere nel mondo globalizzato attuale.  Auguri a noi.

Sandro Giovannini

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