Made in Italy? Enrico Frare senza mutande…

Che i veneti non fossero nuovi a certe trovate pubblicitarie è un dato di fatto. Benetton per anni scandalizzò l’opinione pubblica con manifesti che, moralismi a parte, gli diedero grande notorietà. «Non importa che di me si parli bene o male, l’importante è che se ne parli» pare abbia affermato Oscar Wilde e, senza ombra di dubbio, l’azienda di abbigliamento nel nord est ha preso alla lettera le parole dell’autore britannico.

Enrico Frare, trevigiano, manager della E Group, ha scelto il Corrierone per una forma di spot destinata ad essere ricordata per lungo tempo. “Ogni giorno in Italia un imprenditore rischia di rimanere senza mutande” così recita lo slogan della pubblicità ideata da Frare, anche se il pezzo forte è la foto in cui posa in un nudo integrale, molto realistico. Niente trucchi da costumista, nudo naturale, come mamma l’ha fatto. Già, perché la pubblicità in questione non vuol promuovere una linea di lingerie, bensì denunciare lo status di molti imprenditori nostrani colpiti dalla crisi, messi sotto attacco dalla concorrenza sleale di nazioni come la Cina, oberati da una tassazione troppo elevata.

Delocalizzazione e sistema creditizio: questi i temi sui quali batte l’imprenditore di Treviso, sottolineando le grandi difficoltà incontrate dalle aziende che investono sulla qualità del made in Italy.  Linee produttive trasferite in paesi il cui costo della manodopera è minore, tassi bancari sempre più alti, mercati inondati da prodotti di bassissimo costo (e scarsa qualità), mettono in difficoltà la piccola e media impresa, in molte regioni perno dell’economia locale.

A questi problemi si aggiunge una diminuzione evidente del potere d’acquisto delle famiglie, che già di per sé faticano in molti casi ad arrivare alla fine del mese, perseguitate da mutui, rate, utenze e servizi pubblici peraltro non sempre all’altezza degli standard qualitativi. Taglio alle spese superflue, allora, puntando sulla convenienza e sul risparmio, piuttosto che sul marchio di fabbrica nazionale.

In tutte le città della Penisola fioriscono negozio gestiti da cinesi, pakistani, indiani. Accessori, scarpe ed abiti di discutibile fattura, realizzati in paesi in cui concetti come diritto del lavoro e salario minimo garantito sono ancora ignoti alla maggior parte dei produttori; eppure grande è la fortuna degli esercenti asiatici i cui negozi, aperti senza limite di orario, sono affollati da chi, volente o  nolente, si rivolge loro per sopperire all’aumento del costo della vita.

Tasse, mancanza di strategie volte a tutelare il terziario, un Mercato comune che non aiuta permettendo che surrogati di tipici alimenti italiani vengano realizzati e commercializzati in altri stati UE, rendono la vita impossibile a professionisti come Frare, ridotti in molti casi in mutande. Nudi, esattamente come nella foto del Corriere, che lancia rabbia ma anche desiderio di riscatto.

I pro e i contro del libero mercato, sistema economico ormai in piena crisi, contestato negli ultimi mesi da folle di indignati ai quali, oggi, si aggiungono anche gli imprenditori. L’impresa garantisce benessere e lavoro. In particolare quella familiare, diffusissima in Italia, sebbene non tutelata in primis dalle amministrazioni, incapaci spesso di trovare soluzioni e di elaborare strategie miranti a rilanciare l’economia locale. Poi, lo Stato, il cui maggiore intervento nell’economia garantirebbe alle piccole società maggiore ossigeno, evitando tracolli finanziari e licenziamenti.

Confindustria sottolinea l’importanza delle attività artigiane e medio piccolo imprenditoriali, non riuscendo tuttavia a cogliere i reali e più deleteri problemi che oggi incontra un imprenditore italiano.

Dopo i cavalli e i nudi artistici di Benetton, ora il nudo di denuncia che chiede aiuto al Paese perché l’attività industriale non venga abbandonata a se stessa.

Vista la situazione non facile in cui versa l’economia europea, il gesto di Frare, è quasi sicuro, non resterà circoscritto alla pagina di un quotidiano. Il professionista trevigiano ha lanciato un guanto di sfida a banche e politici. Sfida che, per amore del Made in Italy e per il nostro futuro, ci si può solo augurare venga raccolto.

Marco Petrelli

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