Si fa presto a dire futurista…

Futurista. Se lo dicevi dieci-quindici anni fa, a molti veniva in mente solo Marinetti e il Manifesto del futurismo, e i successivi tam-tuumb, traack traack, pluff plaff, con tutta una serie di qualità allegate: coraggio, audacia, ribellione, temerarietà, velocità, passione. Marinetti su Le Figaro del 20 Febbraio 1909 parlava di “bellezza della velocità”, di poeti che si dovevano prodigare “con ardore, sfarzo e munificenza”, con una bellezza che esisteva solo “nella lotta”.

Il 6 Ottobre del 2007, quasi 4 anni fa, il futurismo ricompare a Fontana di Trevi. Graziano Cecchini dipinge di rosso l’acqua e regala una delle provocazioni più audaci che siano mai state effettuate in questo Paese: ridare colore e senso ad un monumento ormai diventato icona turistica e scaramantica. L’azione è rivendicata con la sigla di ‘Ftm Azione futurista’. Chi, vedendo le foto o le immagini in televisione, non è rimasto fisso, a guardare quel monumento che sembrava aver ripreso vita, che sembrava aver trovato un nuovo senso alla sua esistenza? Chi non ha apprezzato l’audacia, il coraggio e la temerarietà dell’autore? Cecchini l’hanno imitato pure in Messico, a dimostrazione che il gesto è risuonato fin lì. Così come il Manifesto, nel 1909, aveva creato scalpore e aveva trovato un palcoscenico di tutto rispetto.

Non lo so, non sono un esperto per dirlo, ma mi piace pensare che se fosse stato ancora in vita, probabilmente Marinetti sarebbe stato lì, sul bordo della Fontana di Trevi con Graziano Cecchini, a gettare il rosso nell’acqua e a nascondersi tra la folla per gustarne le reazioni. E sarebbe stato al suo fianco a svuotare i sacchi pieni di palline colorate a Trinità dei Monti. 500 mila palline colorate che cadono, rimbalzano e che trasformano il marmo e poi l’acqua della fontana, che provocano un incessante rumore, futuristissimo e assordante. E così, dopo l’azione futurista del 2007, se uno se ne usciva con l’aggettivo futurista, ti veniva in mente sempre Marinetti e poi lui, Cecchini, l’erede naturale.

E’ così che il futurismo, che troppi ritenevano morto e sepolto nei libri di storia, ha dimostrato di essere vivo e di lottare insieme a noi.

Non avrei mai immaginato che, dopo solo qualche anno, l’aggettivo avrebbe assunto i significati più disparati e le più diverse utilizzazioni lessicali. Da Cicciolina, con il suo ottimismo futurista, a Vasco Rossi, che addirittura ricopia il titolo del Manifesto, e fa una canzone che non è altro che copia della copia della copia di se stesso, dei propri eccessi e di un malinconico declino creativo.

C’è chi dice che la colpa, come ogni cosa in Italia, sia della politica. Lì sarebbe iniziata la produzione industriale del termine e la sua distribuzione gratuita. Venghino siòri venghino. Non serve più l’arte e la poesia, il coraggio e la ribellione. Non sarebbe servito più osare, stupire, dissacrare. Che la velocità vada in malora, e con essa la lotta e tutte quelle baggianate lì. Chi va piano va sano e va lontano, e le cose si possono sempre risolvere con pazienza e mediazioni calme e successive. Così i futuristi si sono moltiplicati, arrivando ad ossimori che farebbero impallidire anche il fasciocomunismo. Basti pensare a chi si definisce futurista moderato. Roba da calci alle palle, che Marinetti avrebbe dato e che Cecchini non dà perché è una persona pacifica o solo perché non ne ha l’occasione.

Futurista è diventato anche il pusillanime che esce e poi rientra, che rimane in attesa di un posto, che se lo fa lasciare libero così magari se ci ripensa non deve star lì a preoccuparsi di sgomitare, che si dichiara responsabile per vendersi con più charme. Futurista è chi pensa ai cazzi suoi, futurista è pure chi va dietro alle mode, chi cerca un posto al sole, chi cerca un posto, chi lo ha trovato ma ne vorrebbe un altro, chi non contava un cazzo e spera di contare qualcosa, chi contava e vuol contare di più, chi non sa contare, chi sbaglia i conti. Futurista è anche chi non vuol più definirsi fascista, futurista è chi non ce la faceva più ad essere compagno ma non ce la fa ancora ad essere fascista. Futurista è adesso troppo lontano dall’arte, troppo fioco per esser audace, troppo convenzionale per essere ribelle. Futurista è oggi chi, probabilmente, con il futurismo non ha niente a che fare.

Per questo, con Cecchini, il vero futurismo è stato costretto a diventare carbonaro.

Graziano Lanzidei

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