Se il sindacato è il tuo padrone

Metti  tre sigle sindacali del terziario: Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil; aggiungi la Confcommercio  ed avrai un prodotto finito: la Quas – cassa assistenza sanitaria quadri del settore commercio turismo e servizi.

Un prodotto che nasce alla fine degli anni 80, quando si ravvisa la necessità di fornire assistenza sanitaria integrativa ai lavoratori. Si costituiscono Fondi e Casse. Si nominano presidenti e si insediano Consigli di Amministrazione. E si decide anche di assumere del personale. Il metodo di assunzione è il più classico: chiamata ad personam senza valutazione delle esperienze lavorative e tantomeno titoli.

Così i componenti dei vari C.d.A  senza esitare, una volta insediatisi, cominciano a produrre domande di assunzione a firma dei parenti più stretti, prossimi, amici e amici degli amici.

Il metodo del “una mano lava l’altra” contagia anche la Confcommercio. I  rappresentanti della classe datoriale si rendono  conto che non basta essere “padroni” per governare, ma bisogna anche mettere i propri amici nei C.d.A  ed i loro parenti dietro le scrivanie del neonato posto di lavoro.

Fin qui nulla da strano. L’ assunzione ad personam in un Paese come l’Italia non è reato.  Però moralmente è vergognoso!

Così le mogli, i figli, gli amici dei componenti i vari consigli di amministrazione trovano “sistemazione”. Poco importa se chi non è parente o figlio o amico del sindacalista di turno non trova lavoro. Succede, si chiama Italia!

Ma cosa accade se i dipendenti, una volta saldata la cambiale di assunzione, si trovano ad essere vessati, minacciati nella loro qualità di lavoratori e lavoratrici, discriminati nei più elementari diritti contrattuali?

In una azienda “normale”,  in un Paese “normale”,   vi è la copertura sindacale; quando sorge il problema si informa il sindacato il quale provvede alla tutela del lavoratore. Esiste lo Statuto dei lavoratori.

Ma se il datore di lavoro è il sindacato stesso, cosa accade?

Accade che il lavoratore si trova scoperto e non può ribellarsi alle ingiustizie che si traducono in una  non corresponsione di superminimo, come stabilito da contratto; si trova   messo a tacere con ricatti morali ed economici quando vengono diramati ordini di servizio che offendono la dignità del lavoratore stesso.

Tante lotte vi sono state per la libertà sindacale e per la tutela del lavoratore, ma questo non vale per i dipendenti degli enti bilaterali. Non vi sono RSA. Non vengono nominati.

E quando il lavoratore chiede la possibilità di esercitare i propri diritti, attraverso la tutela sindacale, si sente rispondere che i rappresentanti dei lavoratori vi sono già. Sì, è vero. I rappresentanti sindacali dei lavoratori sono gli stessi componenti del consiglio di amministrazione.

Ecco il caso in cui il datore di lavoro è  controllore e controllato. Unico immenso Dio del sistema lavoro.

Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil, scendono in piazza per difendere i lavoratori del settore terziario. Organizzano manifestazioni di protesta, chiedono e aprono vertenze sindacale con la Grande Distribuzione – di cui si sono soci – però quando si tratta dei loro dipendenti non applicano ciò che vale per tutto il resto del mondo lavorativo.

Da cittadina che crede nel potere del sindacato, che crede nel potere del lavoratore come motore per l’intera economia, non posso che indignarmi. Indignata e mortificata.

La dignità del lavoratore non può e non deve essere calpestata da nessuno. Nemmeno dal sindacato stesso.

Tra tante richieste che si potrebbero fare in questo Paese io mi sento di abbracciarne, per il momento, una ed una soltanto: ridatemi il sindacato che si prodiga per i lavoratori!

Sabrina de Gaetano

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