Arrietty. Il mondo segreto sotto il pavimento

Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento, attesissimo nuovo lungometraggio dello Studio Ghibli, è stato presentato presentato fuori competizione un anno fa al Festival Internazionale del Film di Roma, suscitando buoni consensi della critica e spasmodica attesa negli appassionati.

Per una volta non diretto né dal maestro dell’animazione HayaoMiyazaki, né dal cofondatore dello Studio Isao Takahata, il nuovo cartoon della casa di animazione più famosa d’oriente, da pochi giorni nelle sale,  porta la firma di Hiromasa Yonebayahi (per lui è l’opera prima, anche se aveva lavorato, come animatore, ad alcune importanti produzioni dello Studio come La città incantata e Ponyo sulla scogliera) ed è un adattamento del fortunato romanzo per ragazzi The Borrowers – I Rubacchiotti, di Mary Norton, da cui era stato precedentemente tratto un film ( I Rubacchiotti, di Peter Hewitt) assai trascurabile.

La storia è stata trasportata dall’Inghilterra degli anni cinquanta al Giappone dei giorni nostri ed è ambientata in una casa dall’ampio e rigoglioso giardino in cui si nascondono dall’uomo tre omini ignorati dal mondo esterno. Sono mamma papà e una figlia adolescente, Arrietty, ultimi esemplari di una specie in via d’estinzione, i Rubacchiotti. Tutto quello che la strana famiglia possiede lo sottrae all’attenzione degli umani, che non possono certo accorgersi della sparizione di un dadino di zucchero, singoli biscottini, mini utensili e quantità risibili di acqua e gas. Un giorno Sho, bambino di 12 anni che deve sottoporsi a un delicato intervento al cuore, si trasferisce nella casa in cui si nascondono i Rubachiotti, in compagnia della zia e di un’anziana governante. I genitori di Arrietty le hanno sempre raccomandato di non farsi vedere dagli umani, considerati pericolosi, ma l’intrepida ragazzina, in un primo tempo timorosa ma spinta dalla curiosità, si convince a farsi avvicinare dal bambino solo e malato, con cui instaura un rapporto d’affetto e di fiducia. Ora però il mondo dei tre omini e a rischio, perché la governante progetta di catturarli.

Agrodolce fiaba per l’infanzia, Arrietty prende a prestito il romanzo della Norton per innestarvi le tematiche classiche – oggi si direbbe miyazakiane, ma non soltanto – che hanno reso celebri le opere dello Studio Ghibli in tutto il mondo. I temi della diversità, dell’amicizia, della natura madre e dell’armonia tra tutti i suoi esseri vibrano intensamente anche in questa storia carica d’atmosfere malinconiche e di quella magica rarefazione che aveva contraddistinto un piccolo gioiello di genere come Totoro.

Certo Arrietty non è Totoro, capolavoro indiscusso di Hayao Miyazaki e anime tra i più amati in Giappone, ma riesce a regalare quelle emozioni e quella sensibilità che hanno contraddistinto larga parte delle opere dello Studio. La presenza di Miyazaki (qui sceneggiatore) aleggia evidentemente sulla pellicola, anche grazie al lavoro di scrittura compiuto dal maestro insieme a Keiko Niwa. I temi della solitudine – Sho ha genitori distanti non solo fisicamente, nonostante la grave malattia – e dell’amicizia che rigenera e dona forza per superare le difficoltà della vita sono affrontati dalla pellicola con grazia e leggerezza, e portano ad un finale semplice e lineare, atteso ma potente, che commuove e rinfranca.

Consueto anche il monito al rispetto della natura in tutti i suoi elementi, tanto che l’opera non si lascia sfuggire la possibilità di lanciare messaggi d’amore universale e di rispetto e attenzione per le diverse specie che popolano il pianeta. Ecco che l’improbabile amicizia tra Sho e Arrietty ci riporta alla mente l’amore tra la pesciolina rossa dalle sembianze antropomorfe e il piccolo Sosuke, protagonisti dell’ultimo film di Miyazaki, Ponyo sulla scogliera, rafforzando e riaggiornando i motivi principi di un cinema che cerca sempre di valorizzare l’incontro, l’empatia, l’alterità, la reciprocità, l’elogio della diversità.

Le pregevoli le animazioni, l’ottima caratterizzazione del disegno, la colonna sonora ricca di fascino, curata dalla cantante e musicista bretone Cécil Corbel, contribuiscono a rendere Arrietty un’opera di assoluto livello che supera ampiamente, come del resto altri lungometraggi dello Studio, i confini di genere. La genesi della pellicola ha radici abbastanza lontane nel tempo: circa 40 anni fa Miyazaki e Takahata scrissero l’adattamento di The Borrowers; molto tempo dopo Miyazaki s’è ricordato di quell’adattamento e ha raccomandato al produttore di leggere i libri di Mary Norton, insistendo perché se ne facesse un film. «L’idea della storia sul ‘prendere in prestito’ (riferito al sottrarre oggetti, tipico atteggiamento dei Rubachiotti) è intrigante e perfettamente attuale – afferma il produttore riportando l’idea che ispirò Miyazaki –; l’era del consumo di massa sta per concludersi, perché viviamo in una brutta crisi economica e la possibilità di ‘prendere in prestito’ invece di comprare ciò che ci serve indica la direzione verso cui il mondo si sta avviando».

Da questa semplice e fulminante idea è nata Karigurashi no Arrietty,  pellicola che in Giappone ha polverizzato tutti i record di incasso e che è appena sbarcata nel Vecchio Continente per la gioia dei milioni di fans delle animazioni dello Studio Ghibli.

Federico Magi

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