Storie di “resistenza”. Wir ist Mario Lupo?

Il famoso generale tedesco, il comandante degli Afrika Korps, Erwin Rommel, richiamando alle sue responsabilità il collega italiano generale Gambara, pare abbia usato un’espressione ironica, Wir ist Gambara, ovvero dov’è Gambara?

Una domanda semplice, schietta, ma che riassume  uno stato d’animo inquieto,  quello di un uomo  in apprensione per l’evolversi dello scacchiere militare sul fronte africano.

Gli ufficiali dell’ Oberkommando Luftwaffe  distaccati nell’Alto Lazio nella primavera del 1944, si saranno certo posti la stessa domanda in merito ad un ufficiale badogliano, misteriosamente scomparso sul finire di Aprile.

Strano preoccuparsi per un nemico in una guerra che, come noto, non risparmiava nessuno, in particolare i civili, schiacciati nella vicina Terni da devastanti e sanguinose incursioni aeree alleate.

Tuttavia la vicenda del partigiano ‘azzurro’ è un giallo che si inserisce in un contesto più vasto di faide politiche e violenze, nel quadro generale del terrore scatenato, anche in Umbria, dalle formazioni comuniste, implacabili nell’eliminare qualsiasi ostacolo si ponesse sulla strada della rivoluzione rossa.

La nostra storia comincia proprio a Terni,  l’indomani dell’8 settembre 1943. Il panorama umano e politico che si profilava 68 anni fa era agghiacciante: città incendiate dalle bombe, caserme  saccheggiate, soldati in fuga o deportati in Germania dall’ex alleato, furibondo per quel tradimento perpetrato nel momento più duro e difficile del conflitto.

Come in molte altre realtà italiane, a Terni gli ex ufficiali del Regio Esercito, tagliati fuori dai collegamenti col sud e con il nuovo governo installatosi a Brindisi, in attesa di ordini ed eventuali rifornimenti, riparano sulle montagne per poi, in un secondo momento, passare alle azioni armate.

Va da sé che la resistenza come oggi la intendiamo (e studiamo)  non fu fenomeno immediato: in territori privi di ogni autorità e controllo che non fosse quello germanico, la primissima reazione fu il dileguarsi  in attesa di tempi migliori.

Mario Lupo, un ufficiale dei Lancieri di Montebello, come molti suoi commilitoni salì in montagna nella speranza di un arrivo rapido degli anglo americani. Una divisione di paracadutisti avrebbe dovuto raggiungere Roma ed occuparla, ma poi un ripensamento del Maresciallo Badoglio prolungò le operazioni belliche.

Gli americani, incontrata durissima resistenza tedesca a Salerno, vedevano Roma sempre più lontana: di fronte a divisioni corazzate e di fanteria agguerrite e numerose, il rischio fu anche quello di essere ricacciati in mare.

D’altronde Salerno non era la Sicilia, conquistata con molti morti ma in tempi relativamente brevi. La posizione geografica della città campana,  più vicina alle linee di collegamento germaniche,  permetteva celeri spostamenti di truppe dall’Italia centrale e settentrionale.

Da Radio Londra, Lupo e la sua unità, la ‘Morbidoni’ ( inquadrata nelle formazioni ‘Patria e Libertà’), comprende la difficoltà della situazione; inoltre, il ritorno del fascismo, ora repubblicano, allontana ipotesi di una conclusione veloce della guerra.

Infatti, la RSI si instaura anche a Terni e, seppure in mezzo a mille difficoltà, il Partito Fascista Repubblicano si adopera per garantire supporto alle popolazioni sfollate dopo i bombardamenti, lavorando in parallelo per evitare requisizioni di risorse umane e materiali da parte della Wehrmacht.

Uno storico ternano, Vincenzo Pirro, in un’opera pubblicata nel 1994 dalle edizioni Thyrus, Terni e la sua provincia durante la Repubblica Sociale Italiana, descrive minuziosamente gli sforzi delle istituzioni locali nel tentativo di garantire ai civili e alle loro famiglie dignità e mezzi di sostentamento, tentando parallelamente di applicare quei principi di socializzazione cari a Bombacci e Mussolini.

Come emerso durante il convegno La Storia Mutilata, tenutosi a Terni il 4 Giugno scorso ed organizzato dal Centro Studi Nadir, gli uomini della ‘Morbidoni’ e i tedeschi giunsero ad un tacito accordo: ai resistenti l’impegno di confrontarsi solo con la GNR (Guardia Nazionale Repubblicana) e alla Wehrmacht l’impegno di limitarsi alle operazioni prettamente belliche, queste ultime maggiore preoccupazione per i tedeschi, con il fronte in rapido avvicinamento.

Un punto d’incontro che gioca a favore non solo delle parti in contesa, quanto degli abitanti del reatino e del ternano, terrorizzati dalle bombe e messi a dura prova da quattro anni di guerra.

Tregua destinata a durare poco, visto che presto si fa avanti una nuova unità, organizzata ed addestrata da ex prigionieri slavi ( in merito agli slavi vedi Un odio inestinguibile, M. Marcellini, 2009, ed Mursia e L’Umbria nella Resistenza, Sergio Bovini, Editori Riuniti, 1972), la Brigata garibaldina Antonio Gramsci.

Le due formazioni operano parallele, non senza difficoltà di natura ideologica e strategica.

Dopo la vittoriosa conquista di Poggio Bustone (10 Marzo 1944)  contro reparti della GNR, (che vedrà Lupo distinguersi in combattimento), i partigiani fucilano undici militi e alcuni civili. Qui l’inizio della fine, per Lupo e per gli abitanti di Poggio Bustone: i tedeschi incendiano il paese, il morale dei civili è basso poiché temono nuove rappresaglie in seguito alle azioni della Resistenza e Lupo comincia a nutrire sospetti sui comportamenti dei compagni d’arme.

Il 25 Aprile del 2007, Il Giornale pubblica un pezzo di Domizia Carafoli, Mario Lupo, il partigiano cancellato dalla Resistenza.

La giornalista afferma che, secondo ricerche condotte da Pietro Cappellari, le ultime notizie in merito a Mario risalgono all’assalto al deposito di Morro Reatino, il 25 Marzo 1944 (data molto vicina a quella indicata da Filipponi) , aggiungendo che, di lì a pochi giorni, la  ‘Morbidoni’ avrebbe avuto un nuovo comandante, Emo Battisti, nominato direttamente dalla Gramsci.

Come già trattato ne Falsi storici. Quei fascisti fatti passare per partigiani, Aprile è un pessimo momento per i partigiani. Leonessa, conquistata il 16 Marzo, cade due settimane dopo e, il 12 Aprile, un rastrellamento tedesco porta alla fucilazione di 296 ostaggi civili.

I resistenti scompaiono, si sbandano, per poi tornare a metà mese con direttive del PCI di trovare gli eventuali responsabili dei rastrellamenti dell’operazione Osterei. Tra le presunte spie anche la giovanissima Iolanda Dobrilla, violentata e brutalmente uccisa.

La Carafoli aveva affrontato anche la sparizione della ragazza, in un precedente articolo comparso nel 2006 sul medesimo quotidiano, spiegando come le epurazioni fossero mera ricerca di un capro espiatorio.

Dato questo da non sottovalutare. Lupo veniva dalla cavalleria e il ruolo di ufficiale gli imponeva di mantenere un comportamento consono, decoroso, onorevole. La giustizia sommaria della Gramsci non gli apparteneva, sostenendone anzi l’inutilità. In più era un comandante piuttosto noto e di coraggio, forse figura scomoda e difficilmente inquadrabile nei ranghi del PCI.

Non è escludibile, dunque, una sua eliminazione, poi spacciata per cambiamento di bandiera, come sostenuto inseguito dal comandante garibaldino Alfredo Filipponi nel 1947, durante il processo per l’omicidio di Maceo Carloni, altra vittima innocente di epurazioni politiche e che vedeva come imputati i quadri della Brigata ternana.

Nessuno nel dopoguerra si occupò di ricostruire gli ultimi momenti di vita dell’ufficiale, o comunque di ricordarlo come onesto combattente. Nemmeno Filipponi che, posto a capo della commissione per il riconoscimento dell’attività partigiana, eviterà ogni riferimento all’ex compagno, anzi modificando il corso degli eventi e attribuendo il merito della battaglia di Poggio Bustone unicamente ai suoi partigiani.

Il corpo di Mario Lupo non fu mai rinvenuto e certamente la storiografia resistenziale non ha aiutato, dribblando per decenni l’argomento.

Una faida tra resistenti? Non sarebbe l’unico caso in Italia, poiché più d’uno furono gli episodi di violenza tra le formazioni, come quelli di Porzus, nel febbraio ’45, oppure come l’assassinio del Capo di Stato Maggiore della 52^ brigata Garibaldi, finito in fondo al lago con la sua amante a guerra finita.

Wir ist Mario Lupo? Settant’anni di oblio che dovranno prima o poi vedere la luce. Di Lupo si ricomincerà a parlare solo negli ’80, con un formale riconoscimento da parte dell’ANPI, ma ciò non basta a rendere giustizia ad una figura non secondaria per il passato di Terni e Rieti, senza contare il supplizio riservato alla famiglia che, per più di mezzo secolo, non ha avuto notizie del proprio congiunto. Termino questo articolo con un appello: se qualcuno avesse documenti, notizie, foto, materiale inedito renda tutto pubblico, in onore della verità e del rispetto per la vita.

Marco Petrelli

.

.

.

Condividi
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks