Spesa pubblica. “Ai tagli, ai tagli…”

Il prossimo che parla ancora di tagli e sprechi e razionalizzazioni… metto mano alla rivoltella… luoghi comuni reiterati a questa maniera non solo perdono di significato… ma sono davvero un insulto, oltre che all’udito di milioni di italiani perché il suono è davvero sgradevole, anche alla loro intelligenza. Prima eravamo un popolo di poeti, santi e navigatori… poi di commissari tecnici, presidenti del consiglio… oltre che di magistrati forcaioli sempre pronti a comprendere le ragioni del parente/amico coinvolto disgraziatamente in una brutta faccenda ma pronti a puntualizzare che non è colpa sua ma dell’amico stronzo che lui ancora tollera perché è troppo buono e generoso e profondamente cattolico.

Poi la caduta in basso… noi italiani, gloriosa progenie di geni e matematici e artisti e legionari  e letterati nonché paraculi senza eguali, ci siamo trasformati in un popolo di grigi e mediocri ragionieri. Girare con calcolatrice alla mano e approssimare i costi di gestione dello Stato, se non addirittura della Comunità Europea, è ormai una moda. L’ufficialità ci sarà quando se ne occuperà anche Alfonso Signorini nel suo prossimo show autunnale. Conti che, come nel gioco del telefono, si modificano passando di citazione in citazione. Tutti a fare i calcoli di quanto si risparmierebbe tagliando a destra e a manca… che i tagli lineari di Tremonti è una barzelletta al confronto di quelli che fa, tutti i giorni nel tinello di casa mentre aspetta che sia pronto il soffritto del macinato per aggiungerlo al ragù, la casalinga di Voghera… “via la tredicesima”, “e la pensione? A che ti serve, se nemmeno sei sicuro di arrivarci”, “fotocopia su carta già fotocopiata che, non ti preoccupare, si legge uguale”… e poi, con la favola dei dipendenti pubblici fannulloni, forse non ci pensiamo poi tanto, ma ci prepariamo la bara anche noialtri, lavoratori dipendenti… a loro sì e a noi no? E perchè mai?… e non ridano nemmeno i piccoli imprenditori e gli artigiani, agnelli sacrificali pure loro, che si credono… che poi, con questa mattanza nel pubblico, voglio vedere l’efficienza Brunetta adesso dove se la mette… roba che se fosse successo ad uno di noi, quello che è successo a loro nel corso degli anni… avoglia a fare i fannulloni.

Abbiamo gettato il cervello all’ammasso un po’ tutti, senza distinzioni nemmeno tra i più illuminati… siamo un popolo di ragionieri, grigi e mediocri ma anche berlusconiani o antiberlusconiani, a seconda delle convenienze o delle conoscenze, che si insultano soltanto a colpi di parole d’ordine… “tagli alle pensioni”, “aboliamo le province”, “aumentiamo l’iva”… come se parlassimo della formazione della Roma o del bel tempo… come se avessimo gli strumenti per poter prendere decisioni del genere. Perché mica la classe politica fa da sola queste cose qui, e si prende le sue responsabilità… ci chiede il consenso, con tanto di firma e di autentica del notaio… così un domani, se qualcuno fiata e prova a dire che in effetti non avrebbe davvero voluto che le cose andassero poi così, coi tagli che chiamavano altri tagli e razionalizzazioni progressive, ti portano un foglio numerato con l’autentica del suddetto notaio e tanto di timbro del Ministero dell’Interno e, dopo una stretta di spalle e un sorriso ironico, ti concedono solo una domanda: “è tua la firma?”.

Sarebbe carino, magari tra 20 anni, che qualcuno facesse il lavoro che ha fatto Manzoni con gli untori… cioè descrivere le esagerazioni, le persecuzioni, le forcaiolate messe una dietro l’altra… della pletora di giornalisti e politici e cittadini e comici blogger e capitani d’industria – che non è più industria ma è finanza –  che se la prende con gli ‘sprecatori’… come se fosse una specie aliena giunta sulla terra ad affamarci tutti con lo spreco delle bic e della carta, con le stampanti una per ogni scrivania e i computer sempre nuovi… come se non fosse mai esistita e loro non ne sapessero nulla… loro i giornalisti, i politici, i cittadini, i comici blogger e i capitani d’industria – sempre più capitani d’industria che poi significa sempre più finanzieri spregiudicati coi soldi di azionisti ignari che pagano davvero in moneta sonante le loro speculazioni – che non passa giorno che non schiumino rabbia, sputino veleno, vomitino bile allegando alle loro argomentazioni tutta una serie di specchietti grafici sulle pagine interne a descrivere minuziosamente quanti dei nostri soldi vengono gettati via. Come se quelle cifre fossero un codice, che contiene decine di migliaia di nomi di affamatori del popolo.

Lo sanno che noi ci caschiamo, che ci siamo sempre cascati e ci cascheremo sempre. Se qualche anno fa un qualsiasi politico si azzardava a dire pubblicamente un verbo come ridurre, erano fischi o zampate alle palle. Ma adesso ci hanno ammansito e sferrano l’attacco finale. Stiamo lì, buoni buoni, ad aspettare che ci venga mostrato il nemico da combattere. Perché a noi non interessa capire qual’è realmente il problema – che poi sarebbe che siamo dei fessi, quando votiamo in particolar modo – ma vogliamo soltanto prendercela con qualcun altro.

In fila davanti ai banchetti, a parlottare con chi precede o segue sullo schifo generalizzato, qualcuno dei firmatari sono convinto che avrà pensato: “demoliamo le Province, chiudiamo le Regioni, e i Comuni uno sì e uno no… tanto che cazzo me frega, io lavoro al Ministero”. Ma tanto, prima o poi, toccherà pure ai ministeri. E poi alle grandi industrie, e poi alle medie, e poi alle piccole e via così.

Graziano Lanzidei

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