Rugby. Mondiali in Nuova Zelandia

Musica maestro: venerdì 9 settembre si sono aperte  le danze del mondiale di rugby 2011 con Nuova Zelanda-Tonga, match inaugurale del torneo iniziato con le immancabili haka che le due squadre hanno intonato in segno di sfida e nel tentativo di intimorire gli avversari prima di giocare.

Alla “ka mate” degli All Blacks neozelandesi, i giocatori tongani hanno risposto con la “kailao”, e poi il campo ha deciso il vincitore di questa battaglia: la Nuova Zelanda.

Il rugby non è solo uno sport ma una battaglia combattuta secondo il rispetto di regole scritte e non scritte, secondo il vecchio detto ottocentesco che descriveva il rugby come uno “sport da bestie giocato da gentiluomini”, in quanto se non lo giocassero dei veri gentiluomini ci si farebbe veramente male. O, come recita inoltre il motto dei Barbarians, la celebre squadra ad inviti in cui tutti i giocatori del mondo vorrebbero giocare almeno una volta nella vita, solo per poter dire “c’ero anch’io” visto che da tradizione non vi è alcun compenso: «Il rugby è un gioco per gentiluomini di tutte le classi sociali ma non lo è per un cattivo sportivo, a qualsiasi classe appartenga».

Il mondiale si gioca in Nuova Zelanda, i padroni di casa anche questa volta partono favoriti, ma hanno vinto solo la prima edizione nel 1987, quando le mete valevano 4 punti, in rimessa laterale (touche) era vietato sollevare i giocatori per prendere il pallone, la prova televisiva per aiutare l’arbitro a decidere se convalidare le mete nei casi dubbi non era prevista, ma soprattutto il professionismo non esisteva ancora.

Molta acqua da allora è passata sotto i ponti, a parte le modifiche del gioco, sono cresciuti l’interesse dei media, fino a far diventare questo torneo il terzo evento sportivo più visto in assoluto dopo olimpiadi e mondiali di calcio, e soprattutto degli sponsor. Il business ed il professionismo adesso sono di casa, a parte alcune eccezioni e senza dimenticare che i compensi sono molto minori rispetto a quelli di altri sportivi, ma le tradizioni di una volta ci sono ancora e sono dure a morire.

Pensiamo ad esempio al semplice fatto che tutti i non rugbysti continuano a stupirsi quando racconto loro che i tifosi sono mischiati senza che succeda nulla di male, senza che via siano risse o cori o insulti verso i giocatori e i tifosi avversari, e nonostante il tasso alcoolico medio dei rugbysti non sia propriamente basso.

Inoltre, dopo la partita, anzi la battaglia di cui parlavamo prima,  in cui nessuno si è risparmiato, tutti insieme si va al terzo tempo, giocatori e tifosi, a festeggiare insieme, senza che ci sia bisogno ad esempio di una circolare come in altri sport, dove si è cercato inutilmente di imporre l’obbligo di salutarsi prima e dopo la partita.

In tutto il mondo del rugby il terzo tempo e altre cose che lo rendono affascinante accadono regolarmente da sempre, perché sono regole  non scritte, che vengono insegnate a tutti i giocatori a partire dalle giovanili in qualsiasi luogo ed in qualsiasi squadra.

Il mondiale si svolge ogni quattro anni, e anche questa volta come sempre gli All Blacks partono grandi favoriti, ma a parte la prima edizione, inspiegabilmente non riescono a conquistare la coppa del mondo, intitolata a William Webb Ellis, lo studente inglese che secondo la tradizione ha inventato il gioco nel college di rugby nel 1823.

Altre squadre dalla lunga tradizione e possibili favorite per la vittoria finale sono l’Australia (detti anche Wallabies) ed il Sudafrica (Springboks), mentre la Francia (coqs) e l’Inghilterra, sono capaci di arrivare al mondiale senza particolari risultati per poi risollevarsi e scombinare i piani alle tre grandi dell’emisfero sud.

L’Italia è partita per l’altro capo del mondo con l’obiettivo di riuscire per la prima volta nella sua storia a qualificarsi alla seconda fase del torneo, a cui accedono le prime due squadre di ogni girone. Tenuto conto che tra le avversarie dell’Italia c’è l’Australia che secondo i pronostici dovrebbe vincere tutte le partite del girone e arrivare così prima, l’Italia per riuscire a classificarsi seconda deve quindi battere Usa e Russia, squadre non proprio irresistibili, ma soprattutto l’Irlanda, squadra che nella speciale classifica dell’International Rugby Board occupa al momento l’ottavo posto precedendo gli azzurri di tre posizioni.

Sulla carta la nazionale d’Irlanda, che nel rugby è unita, parte favorita, ma il pallone è ovale e quando rimbalza va dove gli pare, dove meno te lo aspetti e anzi il più delle volte scombina i tuoi piani e sei tu che devi adeguarti. Hai visto mai che questa volta i “rimbalzi” siano buoni per gli azzurri, senza dimenticare però che nessuno ti regala niente.

Raffaele Morani

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