Frankie Hi Nrg. School Rocks!

Gli avevano chiesto una prefazione, per un libro su ciò che non funziona nell’insegnamento scolastico, e lui è andato oltre, componendo in aggiunta un brano su misura. Ovviamente un rap, visto che si tratta di Francesco di Gesù, in arte Frankie Hi Nrg. Il pezzo si intitola School Rocks!, e se l’inizio-ritornello può far pensare a una filastrocca non troppo ispirata (School rocks, la scuola spacca / tira su le pagine e la musica attacca / e capisci anche l’acca) il seguito alza decisamente il tiro, arrivando ad affermazioni di ben altro peso: «Sveglia, è ora di imparare ad imparare / Occorre la parola che a sentirla fa paura / Tratteniamo il fiato… Cultura».

Parole che di primo acchito sembrano rivolte solo agli studenti, ma che al contrario chiamano anche in causa i professori. Come spiega egli stesso in un’intervista rilasciata a Gino Castaldo, di Repubblica, «I due autori del libro, Antonio Incorvaia e Stefano Moriggi, quest’ultimo docente di filosofia della scienza, hanno creato questo testo in cui fondamentalmente si affronta un tema spinoso: la scuola è una rottura di palle? Se è così non può esser colpa di chi ci va, le ragioni vanno cercate altrove. Una è sicuramente nel fatto che manca l’interdisciplinarietà. (…) Una grave mancanza della scuola è il non collegarsi con la cultura pop. E invece per trasmettere un concetto di storia o di letteratura ci si può benissimo allacciare alla cultura pop. Un brano di Spinoza può essere capito anche se lo colleghi alla canzone di Tiziano Ferro. Il fatto di essere collegati al mondo circostante, in modo non formale ma sostanziale, sarebbe importante e anche più divertente».

Il collegamento tra Spinoza e Tiziano Ferro resta tutto da dimostrare – ancor più di quello prospettato in un passo successivo tra Platone e Lady Gaga (presumibilmente a partire dalla disinvolta bisessualità di quest’ultima, con le sue implicazioni transgender, e risalendo da lì all’idea platonica del maschile e del femminile come esito di una scissione ancestrale dell’essere umano) – ma sarebbe sbagliato limitarsi al singolo esempio e trascurare, fino a rigettarla, la tesi nel suo insieme. Nella sostanza, infatti, Frankie Hi Nrg coglie una carenza che esiste senz’altro, quella dell’incapacità di troppi insegnanti di correlare lo studio scolastico alla vita reale e agli interessi dei loro allievi, e indica una soluzione che sarà anche parziale, e irta di rischi quando si passi all’applicazione pratica, ma che per molti versi è da condividere.

La premessa, del resto, è ineccepibile. Tradizionalmente, e con le dovute eccezioni, la scuola non si pone affatto il problema di motivare gli studenti, dando per acquisito che essi saranno comunque costretti a dedicare almeno un po’ di attenzione alle diverse materie, non foss’altro che per evitare di essere bocciati. Le conseguenze, sul piano sociale, sono disastrose, oltre che risapute: moltissimi di quelli che pure sono riusciti a portare a termine il loro ciclo di studi, conseguendo il diploma di maturità o persino la laurea, non hanno sviluppato nessun autentico interesse per la cultura. E la spiegazione, semplice, brutale, e così spesso irreversibile, è che lungo tutti quegli anni trascorsi sui banchi (ovverosia davanti a una cattedra, coi relativi insegnanti) non c’è stato nulla che li abbia davvero interessati, e coinvolti.

Da che cosa è dipeso? Certamente da molti fattori, tra cui lo screditamento di una classe docente sottopagata e la capillare diseducazione insita nei modelli “vincenti” celebrati dai media, ma innanzitutto dall’aver dimenticato, o tout court ignorato, quello che è un principio cardine della comunicazione: il linguaggio deve essere adattato all’interlocutore. Corollario: per poterlo adattare bisogna sapere con chi si ha a che fare, in modo da conoscere i suoi punti di riferimento, i suoi criteri di giudizio (quand’anche inconsci) e i suoi codici di espressione.

Dice ancora Frankie: «ho avuto la fortuna di avere professori illuminati, bravi, e capaci di trasmettere questa idea della cultura. L’insegnante di inglese, quando si trattava di studiare Keats o Shelley, poeti romantici, si agganciava alla cultura contemporanea, allora c’erano i “dark”, gruppi come i Cure. Lei ci diceva: “Pensate a quanto Byron c’è nei testi dei Cure”, e questo ha fatto sì che io mi appassionassi».

Si potrebbero fare mille altri esempi, pescando nella musica rock. I Doors di Jim Morrison che riprendono, fin dal nome del gruppo, la celeberrima frase di William Blake sulle “porte della percezione”. Gli Emerson, Lake & Palmer che rifanno i Quadri di un’esposizione di Musorgskij. Patti Smith che trova in Rimbaud un precursore, un eroe ribelle e visionario, quasi un fratello astrale. E il filo conduttore, sempre, è che il passato torna a vivere con facilità, quando l’incontro col presente avviene nelle circostanze giuste. Nelle circostanze necessarie a far capire che si tratta di una meravigliosa opportunità, anziché di un obbligo, di un ossequio, di una sottomissione: le stesse cose che erano sembrate noiose ed estranee, fin tanto che erano rimaste nel cono d’ombra della cultura libresca, con quel sussiego che fa diventare insopportabile e polverosa anche la poesia più limpida e suggestiva, si riaccendono d’incanto. E se anche non si riaccendono, per una qualsiasi divergenza che resta insormontabile, è un commiato sereno e per nulla ostile, che potrebbe anche preludere a un futuro riavvicinamento.

Frankie Hi Nrg non è un ragazzino. Ha compiuto 42 anni lo scorso 18 luglio e il suo approccio, sia pure nei testi scanditi e cantilenanti dell’hip hop, è quello di chi vuole indurre a una maggiore consapevolezza. Ma in questo caso il rischio è che in una coppia di versi come «lo studio finalmente ti svaga / partendo da Platone e arrivando a Lady Gaga», i più recepiscano l’idea di svago, anziché quella di studio. Continuando a non capire che la curiosità iniziale è solo una scintilla, e che per mantenere il fuoco acceso, e irrobustirlo, e goderselo appieno, serve anche parecchia disciplina.

Federico Zamboni

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