Scoop. Il Fondo pubblica “La lettera di Trichet”

Everyone was hangin’ out
(Tutti bighellonavano)

Hangin’ up and hangin’ down
(Rimandando e rinunciando)

Hangin’ in and holdin’ fast
(Indugiando ed esitando)

Hope our little world will last
(Spero che il nostro piccolo mondo durerà)

Ship of fools, ship of fools
(Nave di folli, nave di folli)

Jim Morrison

Da tempo segni si susseguono a segni. Le borse di tutte le piazze registrano indici negativi. Un’ondata di sfiducia, subito cavalcata dalla speculazione, fa addensare una nebbia sempre più pesante.

La Grecia piega la testa e attinge agli aiuti della comunità europea per evitare l’insolvenza. Il suo governo vara un piano di rientro da “lacrime e sangue”. Un terzo degli impiegati pubblici è espulso dal suo posto di lavoro, la sanità tagliata pesantemente, le agevolazioni fiscali drasticamente ridotte. La piazza s’incendia, scontri tra dimostranti e polizia a fatica sedati.

La Spagna dopo una lunga recessione, che fa da coda allo scoppio della bolla immobiliare, combatte con una disoccupazione che coinvolge un quarto della popolazione. Il suo primo ministro annuncia le dimissioni e la nazione si appresta a un periodo di transizione anticamera di un nuovo crollo.

Gli USA, alle prese con una crescita fiacca e con una disoccupazione crescente, si trovano costretti a fare i conti con uno stratosferico debito pubblico che costringe Obama a un lungo braccio di ferro con i repubblicani. L’incerta risposta politica, complice il declassamento voluto da Standard & Poor’s, porta Wall Street sull’orlo di un nuovo grande ribasso.

La Francia comincia a dare segni di slittamento e la borsa parigina affonda sotto i colpi del gossip finanziario che parla di un suo declassamento di lì a poco.

L’Italia sta a guardare. In fin dei conti è stata varata una prima manovra. In fin dei conti il Presidente del Consiglio ha minimizzato i fatti che, a suo dire, ci coinvolgono poco, visto che il sistema nazionale dalle banche, alle imprese, ai privati è solido, poco invischiato con le rischiose operazioni finanziarie e con i debiti che stanno travolgendo gli altri stati. Poco importa che i mercati non capiscono e che i capitali d’investimento esteri fuggono. Sono loro in difetto perché appunto non capiscono.

E tutto prende una brutta piega. L’Italia si trova nel mezzo di un attacco speculativo di grandi proporzioni e la BCE è costretta ad acquistare BTP per calmierarne il prezzo e gli interessi e a mettere sotto tutela il nostro governo, inviandogli una lettera con una serie d’impegni per attuare il risanamento immediato delle nostre pubbliche finanze.

Dopo un incontro con le parti sociali e qualche stanco balletto al contorno, alla fine viene il giorno del Giudizio. Il Dies irae si preannuncia in un’estate quasi lieve, fresca, con venti del Nord che rendono sottile l’aria. Non c’è afa, né caldo, nessun segno divino.

Il 18 agosto il governo si presenta alle aule riunite in seduta plenaria per esplicitare la gravità della situazione e per discutere le misure necessarie per varare una manovra bis.

Berlusconi si dichiara indisponibile a una patrimoniale. Non vuole attingere ai conti correnti, né al portafoglio titoli dei cittadini. Bisogna accelerare la revisione delle pensioni d’anzianità, modificare lo Statuto dei Lavoratori, sfrondare le prestazioni sanitarie, bloccare i trasferimenti alle regioni, alle province, ai comuni.

Per le pensioni propone d’innalzare il tetto per l’età di pensionamento delle donne, l’anticipo della quota 97 e da subito per tutti un’età di pensionamento di 70 anni. Tutti, dichiara, possono sperare in una vita assai più lunga che in passato.

Per lo Statuto dei Lavoratori, su suggerimento di Sacconi e Tremonti e memore dell’esempio di Marchionne, vuole una modifica che impedisca ai datori di lavoro di assumere con contratti a tempo indeterminato e che gli conceda libertà di licenziamento. I lavoratori trattino direttamente con il datore di lavoro le condizioni della loro rinnovata schiavitù.

Per la sanità chiede un innalzamento del ticket a 1000 euro a prestazione e l’abolizione di tutte le prestazioni ambulatoriali gratuite, codice rosso incluso, secondo i dettami di un liberalismo selvaggio che afferma che i malati indigenti, se non sono in grado di provvedere a se stessi, è meglio che muoiano subito e non siano un peso per le casse dello stato.

Per i trasferimenti alle regioni, alle province, ai comuni s’aspetta l’approvazione del blocco istantaneo di qualsiasi loro forma. Gli enti virtuosi sono capaci di migliorare i servizi ai cittadini gestendo meglio risorse più esigue.

Per l’evasione fiscale è già stato fatto il possibile, dopo che uno spot televisivo ha lanciato un appello agli evasori parassiti a rinsavire e a mettersi a pagare le tasse.

Anticipare. Anticipare. E’ questo l’imperativo categorico per il governo, insieme a tutti i responsabili. Il debito stratosferico cumulato in cinquanta anni, oggi bisogna estinguerlo seduta stante. Questo ci viene richiesto dalla situazione internazionale, perché deve essere chiaro che l’Italia è in stato di salute, migliore, nei fondamentali, del resto del mondo occidentale ma che l’infausta congiuntura  mondiale la costringe a degli aggiustamenti immediati.

Le opposizioni in ordine sparso si dichiararono contrarie e in disaccordo su tutto.

Bersani, innestato il suo disco rotto, dichiara che il governo deve dimettersi perché incompetente e inadeguato alla difficile situazione. In un gesto di estrema generosità si dice disposto a fare un passo avanti se prima il governo ne farà uno indietro. O viceversa. Un grottesco, inane balletto.

Di Pietro, sempre deciso a far arrestare tutti quelli che non sono d’accordo con lui, spinge per una manovra correttiva che contempli una forte patrimoniale e che non gravi nuovamente sulle solite spalle.

Per le pensioni le parti sociali sollevano proteste vigorose. La CGIL, accusata d’irresponsabilità da parte di Cicchitto, minaccia lo sciopero generale se si mette mano a quel capitolo. La CISL e la UIL si dissociano, come ormai da tempo hanno l’abitudine di fare, preferendo la sponda più solida, sicura e remunerativa della Confindustria.

Casini si dice pronto alla collaborazione ma indisponibile a rientrare nel governo.

Fini, Rutelli e gli altri si dichiarano allibiti.

Tutta l’opposizione è concorde nel chiedere, al Presidente del Consiglio, che sia resa nota la lettera che la BCE, per mano di Trichet, ha inviato e nella quale sono contenute le sue richieste a fronte dell’acquisto dei titoli di stato. Lettera che, per il suo contenuto confidenziale, Berlusconi si è detto indisponibile a rendere pubblica.

Su una cosa tutti sono d’accordo. Non si possono chiedere nuovi sacrifici ai cittadini senza mettere mano al capitolo relativo ai costi della politica.

E allora: dimezzare i parlamentari, ridurne i privilegi, le diarie, gli stipendi. Sforbiciare il parco auto di Camera e Senato. Sopprimere le province, abolire gli enti inutili. Mandare a casa tutti quei consiglieri che nelle aziende statali, parastatali e anche private vi erano stati collocati solo perché utili a qualche politico. Mettere mano alle pensioni con una riforma che le equipari a quelle di tutti gli altri cittadini. Cancellare i vitalizi acquisiti dopo solo un breve passaggio nelle istituzioni. Cancellare, una volta per sempre, i rimborsi elettorali che, aboliti con referendum popolare, erano stati reintrodotti solo cambiandone il nome.

Imboccare una via di sobrietà, fatta di sacrifici e tagli draconiani, per dare il buon esempio.

Il 18 agosto però è passato, così come sono passati invano, i giorni, i mesi, le settimane, i mesi precedenti. Veti incrociati, accuse reciproche, sgambetti, passaggi di schieramento, alleanze trasversali impediscono il varo della manovra.

Non basta nemmeno l’ennesimo richiamo bipartisan, da parte del Presidente della Repubblica, alla responsabilità per riuscire a sbloccare la situazione.

È allora che si presenta in aula Mario Monti che dalle colonne del Corsera ha invocato l’intervento di un’istituzione sovranazionale che, commissariando il governo e scavalcando le Camere, possa prendere quelle decisioni di cui nessuno vuole farsi carico.

Si presenta portando in mano un busto di cartapesta che a prima vista ricorda l’ultimo imperatore degli Asburgo.

“Signori, vi porto in effigie l’unica entità sovranazionale che, con la sua autorità indiscussa potrebbe risolvere tutte queste divergenze che voi, con tutti i vostri discorsi, non riuscite ad appianare. L’unica salvezza per tutti noi in tempi così calamitosi. Rendetegli omaggio”.

L’imbarazzo si unisce a risolini di scherno. Anche a Monti, uomo impassibile, razionale, lucido gli ha dato di volta il cervello. È proprio la fine!

Poi qualcuno, guardando bene i lineamenti del volto di quel busto, comincia, con una lieve apprensione, ad accorgersi che non somigliano per nulla a quelli dell’imperatore. Ricordavano quelli del Presidente della BCE, Jean-Claude Trichet, che, nello stupore generale fa il suo ingresso in aula.

Brandisce, nella mano destra, un foglio strappato e si dirige verso lo scranno del Presidente della Camera chiedendo la parola.

“Signori, vi porto personalmente la lettera inviata al vostro Presidente del Consiglio. Come ben sapete la BCE si è impegnata nell’acquisto di titoli di stato italiani per calmierarne il prezzo e l’interesse, a fronte di questo e per risanare definitivamente i conti dello stato ecco cosa si dovrà fare.

E’ stata costituita una società per azioni mista. Nel suo consiglio di amministrazione siedono rappresentanti della BCE, del governo francese e di quello tedesco. Persone che hanno dimostrato di poter far fronte alla crisi. In rappresentanza dello stato italiano è nominato consigliere Marchionne.

Il consiglio si è già riunito e ciò che ha deliberato è contenuto in questa lettera”.

E legge:

–          La patrimoniale colpirà tutti, con un prelievo forzoso del 30% su tutti i conti correnti, con un’aggiunta del 20% su tutti i redditi di qualsiasi forma

–          Le pensioni di anzianità sono sospese fino a nuovo ordine

–          Lo Statuto dei Lavoratori viene modificato. Non esiste più il contratto nazionale di lavoro sostituito da libera contrattazione tra le parti

–          Le prestazioni sanitarie sono liberalizzate. Nessun ticket sarà introdotto, i cittadini italiani pagheranno le loro cure integralmente

–          Le province sono di fatto abolite e licenziati o ricollocati gli esuberi, in Italia, in Francia o in Germania, alle condizioni che quegli stati riterranno più opportune

–          Gli evasori fiscali saranno passati per le armi sul luogo in cui sono stati arrestati

–          Alla Francia, a fronte dell’impegno a guidare il Ministero delle Finanze italiano, sono concesse la Valle d’Aosta e il Piemonte

–          Alla Germania, a fronte del suo impegno a guidare il Ministero dell’Industria e dello Sviluppo, sono concesse la Lombardia, il Triveneto e l’Emilia Romagna.

–          Alla BCE, per il suo sforzo economico e finanziario di sostegno, va il controllo diretto della Banca d’Italia

–          Per la sua costante attenzione e per le preghiere che non ha mai smesso di rivolgere a Dio, la Toscana, il Lazio e tutto il Centro Italia vengono affidate alle amorevoli cure del Santo Padre e vengono annesse alla Città del Vaticano

–          Il Sud viene offerto sul mercato, in asta pubblica, al miglior offerente, fatte salve le coste, fino a un chilometro dalla riva, che vengono prese in gestione da un consorzio di imprese private francesi e tedesche che ne garantiranno lo sviluppo turistico

–          Tutti i monumenti rilevanti del meridione vengono venduti all’incanto ed i ricavati serviranno per finanziare le società private di vigilanza addette alla sicurezza dei luoghi di villeggiatura.

–          È istituito il coprifuoco per evitare ribellioni sediziose e atti di vandalismo

–          Tutto questo ha validità immediata”.

Signori la seduta è sciolta. Potete tornare alle vostre attività”.

C’è silenzio sbigottito all’inizio, poi un brusio sommesso, poi i parlamentari cominciano a sciamare. Lo sgomento iniziale si scioglie in un senso di liberazione, nessuno di loro s’è fatto carico di questo boccone indigesto da offrire alla nazione. Tutti potranno fare la loro comparsata televisiva accusando la congiuntura internazionale, i poteri forti d’oltralpe, la speculazione finanziaria, gli avversari politici.

E con sollievo, facendosi aprire un varco dalle guardie del corpo tra la folla inferocita, raggiungono le auto blu per dirigersi verso i rispettivi luoghi di vacanza. Vacanze meritate dopo che il ferragosto è andato a puttane.

Con sollievo perché nessuno, neanche Trichet, nella concitazione del momento, se n’è accorto.

Nessuno s’è domandato perché la lettera, in cui sono contenuti i punti del risanamento, è strappata. Ed è strappata proprio dove si leggeva che tutti i costi della politica e dei politici italiani sono azzerati.

Sono salvi e questo gli basta.

Nessuno si chiede chi può essere riuscito a strappare, proprio in quel punto, la lettera di Tricher.

Ma questo non importa veramente a nessuno di loro che si apprestano, dopo le meritate vacanze ad andarsene in pensione con vitalizi d’oro, a garanzia del privilegio loro e dei loro nipoti per le prossime generazioni.

Ricchezza, pace e tranquillità. Per omnia secula seculorum.

Il resto è un peso morto ormai spremuto che consegnano senza nessun rimpianto ad altri!

Mi risveglio e nelle orecchie mi rimane un suono shakespeariano.

“Se noi ombre vi abbiamo irritato, non prendetela a male, ma pensate di aver dormito, e che questa sia una visione della fantasia. Non prendetevela, miei cari signori, perché questa storia d’ogni logica è fuori: noi altro non v’offriamo che un sogno; della vostra indulgenza abbiamo bisogno. Come è vero che sono un Puck onesto, se abbiam fallito vi prometto questo: che, per fuggir le lingue di serpente, faremo assai di più, prossimamente. Se no, chiamatemi bugiardo e mentitore. Per ora buonanotte, signori e signore. Non siate avari di mano: siamo amici, e in cambio Robin vi farà felici”.

Mario Grossi

 

Mario “vox clamans in deserto” Grossi

Frascati, 13 agosto 2011

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