Per farla finita con la Lega

La scorsa settimana Gianfranco Fini, nella convention dei terzopolisti ha lanciato l’idea di un nuovo governo alla guida del paese. Nuovo governo guidato da Roberto Maroni.

Un chiaro segnale alla Lega, da sempre ago della bilancia dell’attuale legislatura berlusconiana. Tra l’altro l’invito è stato rimandato al mittente e anche il PD, invitato a questo grande progetto di rilancio nazionale, ha glissato gentilmente affermando di non voler condividere niente con i membri dell’attuale governo. Anche il partito di Bersani però nei mesi scorsi non ha perso tempo per strizzare l’occhio al partito padano, sempre nell’ottica di far cadere Berlusconi, che non può fare a meno dei voti leghisti per tirare avanti. Anche gli inviti di Bersani però sono stati sempre rispediti al mittente, continuando il gioco del “sto dentro/sto fuori” a cui la Lega ci ha abituati.

Non ho particolare simpatia per la Lega. Poca centra la questione autonomista, dal momento che personalmente sostengo a livello l’europeo l’autonomia (o l’indipendenza) di diverse regioni come l’Euskal Herria o la Catalunya. Anzi come sosteneva De Andrè darei l’indipendenza anche al mio condominio se fosse possibile (così rispose, più o meno, quando per le sue tesi libertarie qualcuno lo additò come vicino al Caroccio). La Lega non mi piace innanzitutto per un’ “indipendenza” che storicamente non gli riconosco (in fin dei conti è il Sud che è stato colonizzato dal Nord e non viceversa) e sopra tutto poiché l’autonomismo leghista è prettamente a carattere economico/razzista. Non è di questo però che vorrei parlare, perché altrimenti apriremmo una parentesi infinita che poco centra con l’attuale situazione politica italiana.

Difatti la Lega oggi ha abbandonato completamente ogni velleità autonomista, adagiandosi tranquillamente a quei tanti discussi privilegi che “Roma ladrona” elargisce anche agli esponenti leghisti. Già questo basterebbe, e qui vuole arrivare il mio discorso, a rompere ogni rapporto (seppur presunto) di collaborazione con questo partito.

Facciamola finita con la Lega! Affermo questo poiché per molto tempo (e ancora oggi capita di ascoltarlo) gli analisti e gli osservatori politici l’hanno menata con la storia della “serietà del movimento leghista”, descrivendocelo come un partito “radicato sul territorio, vicino al popolo, che ha preso il posto e i metodi del PCI nel fare politica”. Ora non voglio negare che la Lega sia radicata sul territorio, ma da qui ne passa a farlo diventare quel partito quasi della “buona politica” che proprio per questo faceva dimenticare il suo razzismo e il populismo più sfrenato.

Dicevamo delle spinte autonomiste. Cosa ha fatto la Lega per il suo popolo del Nord? Citare i tre dicasteri aperti in questi giorni alla Villa Reale di Monza già basterebbe per comprendere la nullità del decentramento leghista fatto, per l’appunto, solo di apparenza. Come è apparenza l’inserimento dei comuni virtuosi nella “manovra lacrime e sangue” di Tremonti (riforma che ha visto tra l’altra comuni e regioni sul piede di guerra), come è apparenza anche la riforma federale considerata quasi una bufala e che non ha soddisfatto nemmeno la base leghista [leggi QUI e relativi articoli del sito sul federalismo].

Parlando della questione morale della politica nei riguardi della Lega si potrebbe aprire un capitolo enorme: il partito di Bossi che negli anni di Tangentopoli si presentava con il cappio in aula e che (insieme ad AN) più di tutti approfittò della corruzione della Prima Repubblica oggi si trova a dover tentennare fino all’ultimo per l’arresto di Papa e a prestare il fianco per l’utilizzo del tutto personale del Parlamento nel tentativo disperato di salvare Berlusconi dai suoi processi giudiziari (ultima news il “processo lungo”) in un paese che di tutto ha bisogno tranne che spendere il suo tempo appresso ai procedimenti giudiziari de Capo. Per non parlare, passando dall’etica alle spese della politica, della riforma costituzionale ideata da Calderoli che probabilmente non sarà approvata in questa legislatura, facendoci riflettere sull’orgoglio con la quale il leghista l’ha sventolata.

Insomma: vale ancora la pena correr dietro alla Lega? Probabilmente no. E i risultati elettorali delle amministrative scorse lo hanno dimostrato. Proprio in quell’occasione Bersani però non si fece attendere lanciando una proposta al Caroccio proprio nel suo momento peggiore a livello elettorale, non capendo niente del voto delle urne. Servirebbe, e qui sul Il Fondo ne facciamo da mesi un cavallo di battaglia, una vera alternativa non fatta di ribaltoni e di inciuci ma di un progetto politico alternativo e serio a Berlusconi. Che sarà pure finito (lui), ma sopportare i rutti di Bossi (o gli occhiali scuri di Maroni) per altri dieci anni, beh, quello sarebbe veramente chiederci troppo.

Simone Migliorato

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