Anna Paola Concia e Ricarda Trautman in Concia da venerdì scorso hanno scelto di festeggiare la loro unione, avvenuta per ovvi motivi a Francoforte, in forma privata. Hanno invitato gli amici e le amiche, arrivati dall’Italia per Paola e da Colonia per Ricarda. Non nomi di grido o personaggi del movimento gay italiano chiamati apposta per il loro ruolo. Coloro che erano presenti, come Aurelio Mancuso, ex presidente di Arcigay e oggi presidente di Equality, lo erano in virtù dell’affetto e del legame con le due spose.
Eppure, proprio perché il privato è pubblico, quell’unione che in Italia non è ancora possibile, è diventata un caso nazionale. Paola e Ricarda hanno dato l’esclusiva della notizia a Vanity Fair ed è subito rimbalzata su gli altri media. Brave. E’ stata un’ottima scelta, perché l’esclusiva ha garantito molta discrezione e ha però permesso di dare il giusto risalto all’evento. Paola non voleva certo fare una provocazione. Si è voluta sposare per amore. E per amore si è voluta sposare Ricarda. Ma è questo loro amore, questo loro desiderio di felicità a fare scandalo. Giusto quindi fallo diventare anche un caso politico.
Ci auguriamo infatti che da oggi il loro amore sia elemento di ulteriore pressione nei confronti del Parlamento italiano, che non ha ancora legiferato sulle unione civili. Quando Ricarda verrà in Italia, godrà degli stessi diritti di cui Paola gode in Germania. Oppure non varrà neanche il suo nuovo cognome? Cosa succederà? E’ possibile che a questo punto venga chiamata in causa l’Europa, che dovrà rispondere a questa domanda: è possibile far circolare merci e denaro e non il libero amore? Non la felicità e i diritti? In attesa di dare battaglia, ribadiamo i nostri auguri alle due “spose”, sicure che la loro vita sarà piena di felicità e di tante soddisfazioni.
Angela Azzaro
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Anche se non è del tutto chiaro perché il matrimonio, un tempo rimesso in discussione anche da molti etero come istituzione, debba rappresentare un’ambizione per chi non rientra nella immagine tipica della famiglia nucleare borghese, spero sinceramente che le “nozze” tra persone dello stesso sesso, al di là dell’ostentato perbenismo che spesso coinvolge gli interessati, apra la strada ad un’apertura in Europa per i matrimoni poligamici, poliandrici, comunitari, incestuosi, interspecifici, a termine, con i defunti, e al resto che il repertorio del concetto ci può offrire.
In fondo, anche questo è un modo per portare avanti il programma marinettiano dell’abolizione del matrimonio stesso.
beh, in termini di contraddizione: Marinetti fu sposatissimo