Oslo. Facendo shopping con Tarja Halonen

Qualche giornao fa, dopo essere passato dalla posta centrale di Turku, mi sono avviato verso il mercato coperto. Dall’altra parte del marciapiede una signora si accingeva ad attraversare la strada. L’ho guardata e ho pensato: “assomiglia a Tarja Halonen, il Presidente della Finlandia”. Ci siamo incontrati sulla porta del mercato. Era proprio il Presidente. Vestita in maniera sportiva, con l’aria un po’ sbarazzina se ne andava a fare le sue compere. Non ho notato particolari misure di sicurezza. Dietro di lei, comunque distante qualche metro, è entrato un signore, forse un aiutante in borghese e dopo ancora un altro, sempre in borghese, forse una guardia del corpo. Probabilmente non erano i soli, perché sulla soglia del mercato hanno salutato una coppia, poliziotti anche loro? In quest’epoca di folli in libertà, le misure di sicurezza sono perfettamente comprensibili e giustificabili, anche se la Signora Halonen girava per le boutique del mercato apparentemente sola.

Mi è venuta in mente una scena che viene regolarmente ripetuta al TG1 quando si fa riferimento a Silvio Berlusconi in una notizia del giorno, e cioè, appunto, ogni santo giorno. Il primo  ministro compare sorridente, nel suo elegante abito blu, saluta con la mano. Non si sa chi, perché la folla festante non si vede. E’ contorniato da un nugolo di guardie del corpo. La scena, ogni volta che la vedo, mi colpisce e la trovo intrigante, sapendo che Berlusconi, da buon venditore di  aspirapolvere qual è stato in gioventù, sa vendere molto bene la propria immagine.  Nulla è casuale, soprattutto al TG1 di Augusto Minzolini, suo megafono nell’ammiraglia della RAI. Qual è dunque il messaggio che si vuole trasmettere con questa immagine? Da una parte, è ovvio, si desidera far vedere il primo ministro sorridente, quasi giocosamente allegro, in un periodo di crisi economica e politica, e si sa che uno dei messaggi fondamentali del premier è il buongiorniano “allegria!” Che importa se la borsa va a picco, se l’UE ci considera uno degli ultimi della classe, se la BCE ci impone le sue decisioni come fossimo scolaretti discoli? c’è Lui, Silvio, sorridente e ottimista. “Ghe pensi mi”. Possiamo andare a dormire tranquilli dopo il TG della notte. Ma perché trasmettere l’immagine del Nostro, attorniato da tanti poliziotti? Mi pare una contraddizione stridente. Ma, a pensarci bene, il motivo c’è. La scena di Silvio circondato dai pretoriani serve a riaffermarne il potere. Come l’imperatore romano, anche lui dispone di questo simbolo della potestas, che è la scorta, la quale non serve, agli occhi dell’osservatore (stavo per dire consumatore) per confermare che le misure di sicurezza sono efficaci (magari dopo lo scontro con la Madonnina milanese il rischio è aumentato), ma per sottolinearne la posizione di potere. In altre parole, come i pretoriani indicavano l’autorità cesarea, così la ridondante scorta di Silvio indica che è lui il massimo detentore del Potere in Italia. Infatti, sempre scorrendo le immagini del TG1 (altri telegiornali italiani, per mia Fortuna in Finlandia non ne vedo) ci accorgiamo che il Presidente Napolitano è sempre solo, al massimo dietro di lui si staglia un corazziere, ma è un’immagine di prammatica cui siamo abituati, appartiene al folclore quirinalesco. Napolitano viene dunque colto nella sua solitudine, come se non avesse seguito, e come non contasse molto, di conseguenza non c’è bisogno di proteggerlo.

Berlusconi dunque lancia un nuovo stile, quello della corazzata Potemkin che naviga, ben fornita di difese, nel mare della politica (tralascio l’associazione di idee che a questo proposito ne farebbe il ragionier Fantozzi).

Inaffondabile a tempeste (politiche) e ad attacchi (dipietristi). Un messaggio che non rappresenta una novità, ma nuovo è il modo di propagarlo. Infatti tradizionalmente il Potente ha amato farsi cogliere nella sua “democraticità”.  Stringe le mani, bacia i bambini, si ferma a chiacchierare con la vecchietta un po’ sorda.  I gorilla ci sono, ma non si notano,  basti pensare al Presidente Obama come viene mostrato nelle news. Questo appartiene alla propaganda tradizionale.

Diverso è il caso della genuina “democraticità”.  Nelle Mille e una notte e nella novellistica medievale occidentale, è frequente il ricordo del Potente che si mischia, non riconosciuto, alla gente comune per conoscerne gli umori, e provvedere di conseguenza con quella sovrana giustizia che solo i Re posseggono. Ve lo immaginate Silvio che cerca di passare inosservato? Impossibile. La sua immagine deve essere continuamente sottolineata, rimarcata. E lo stesso fanno gli altri che con lui spartiscono il Potere. E questo spiega il proliferare di auto blu, che non servono solo a tarsportare rapidamente chi ha gravosi incarichi di governo, ma a sottolinearne l’importanza.  E lo stesso avviene con la scorta, pretesa da tanti personaggi minori della politica solo perché è uno status symbol. No blue cars, no party. Volevo scrivere: No escorts, no party, ma non sono sicuro che sia la corretta versione inglese per “scorta” e in ogni caso non volevo equivocare.

In Italia dunque il Potere si esibisce, oggi, con l’affermazione delle misure di sicurezza. Più sono, più ovviamente il  personaggio è rilevante (a parte il povero Napolitano). Ma se da una parte il cittadino resta ammirato da tanto Potere che esige tanta misura di sicurezza, questa scorta crea un muro invalicabile che separa la politica dalla realtà effettiva del Paese. E’ un muro strano, perché noi possiamo guardare dall’altra parte, e vedere un Re, pardon, un Presidente del Consiglio nudo, ma Lui non può vedere noi. Ma, infondo, a lui, che gliene importa?

Luigi G. de Anna

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