London Calling…

London calling to the faraway towns
Now War is declared and battle come down

London Calling – The Clash

Guardando le immagini della sommossa di Londra, ci sorprendiamo a pensare banalmente a ciò che i Sex Pistols o i Clash cantavano trentacinque anni fa in “Anarchy in UK” o in “London Calling”: la devastazione che i giovani londinesi hanno causato a una delle capitali dell’Impero Occidentale non ha nulla di ideologico ma solo furia punk e gusto nichilista.

Non rivendicano diritti e democrazia, come i coetanei medio-orientali, né si oppongono al modello capitalista-globalista, come i loro fratelli maggiori a Seattle una decina di anni fa.

Vogliono solo distruggere, rubare, attaccare la polizia, vista come il gendarme di un potere distante e ottuso. Se ne fregano di ottenere qualcosa che non sia un bene materiale e possibilmente costoso.

Non c’è niente di nobile in questa rivolta, che però ci racconta tante cose.

Come l’Impero Romano implose su se stesso a causa delle pressioni barbare e della corruzione dei costumi, così l’Impero Occidentale sta rovinando miseramente su stesso per gli stessi motivi, solo che oggi i barbari non arrivano da oltre confine o da remote province, ma abitano già le nostre città, non sono incapaci di parlare la nostra lingua, ma anzi la conoscono, la parlano e la sintetizzano per adeguarsi alla nuova comunicazione digitale, più veloce, essenziale, rapida.

Questo è successo a Parigi nel 2005 come a Londra oggi. E crediamo sia solo l’inizio.

Su Il Fondo del 29 luglio 2009 scrivemmo:

D’altronde, la derubricazione del concetto di Cittadino, cioè di componente politico della Società dotato di diritti e doveri il cui scopo è quello di partecipare alle sorti della comunità in cui vive, a quello di Consumatore, cioè di micro-organismo economico che muove e compone il Mercato attraverso le proprie scelte, ha significato anche la trasformazione da soggetto agente in un contesto storico a oggetto passivo di analisi attraverso la segmentazione della popolazione, convenientemente selezionata in recinti di osservazione commerciale-comunicativa. Così suddiviso in categorie di mercato, si priva il moderno Cittadino-Consumatore della consapevolezza del proprio luogo di appartenenza. Non esiste più l’identità sociale, ma una molteplice e frammentaria identificazione nel prodotto acquistato. Uno specchio rotto che riflette mille volte la stessa immagine che si ignora.

L’assalto trasversale per età, etnia, educazione e ricchezza (o povertà) a negozi di abbigliamento e tecnologie, dimostra che l’obiettivo degli hooligans inglesi non fosse una rivolta contro il mondo moderno, né la rivendicazione di diritti negati, ma solo brama di impossessarsi a tutti i costi di ciò che gli uffici marketing delle grandi multinazionali ci hanno imposto per anni attraverso la “pubblicità emozionale”.

Londra 2011 è il cortocircuito di una società fondata sul consumo.

La reazione del Governo di Sua Maestà è stata la repressione e la censura, a dimostrazione che non si vuole mettere in discussione un modello di vita arrivato alla putrefazione sociale.

Il primo ministro Cameron, infatti, vorrebbe porre limitazioni all’uso di sms e social network, senza probabilmente sapere che l’informazione telematica ha capacità di mutazione più rapida del pensiero umano: per anni si è tentato di bloccare senza esito lo scambio illegale di musica e film, ci chiediamo come possano impedire lo scambio di informazioni sui nuovi sistemi digitali.

Sempre nello stesso articolo sopra citato, scrivemmo:

L’avvento dell’Era Automatica, dove tutto è ingranaggio del meccanismo sociale, ha portato al fallimento cerebrale dell’umanità e alla morte del Pensiero Critico che dagli antichi greci era giunto fino a noi. Linea piatta su cui tutto si posa come polvere. L’incapacità di analizzare la modernità ci ha condotto al vuoto Sistemico che non riesce a interpretare la complessità del nostro tempo. I cervelli ormai atrofizzati si limitano ad accettare formulazioni di pensiero solo dopo che altri hanno ingoiato, masticato e digerito qualcosa per noi, monosillabi e frammenti che combinati a seconda delle situazioni creano opinione e consenso. Da Eraclito ai Think Tank, i bidoni che contengono il Pensiero gelosamente custodito dai Guardiani della Stabilità.

Ad oggi, di fatto, non esiste ancora un’interpretazione critica sull’impatto che le nuove tecnologie hanno avuto sulle nostre vite, trasformando radicalmente i concetti di spazio e tempo, di socialità e informazione, di azione e comunicazione. Ai più basta dire che sono “bene” o “male” a seconda delle necessità. Ieri Barack Hussein Obama veniva celebrato per aver condotto una campagna elettorale hi-tech, oggi Cameron vuole chiudere Facebook!

Paradossi della modernità!

All’inizio del novecento, l’utilizzo civile e industriale dell’elettricità, lo sviluppo del traffico su rotaia e tutte le altre sconvolgenti scoperte, portarono progresso, entusiasmo e ottimismo nelle popolazioni occidentali. Quelle stesse scoperte furono usate nella prima guerra mondiale, nella quale generali e comandanti formati alla vecchia scuola militare mandarono al massacro un’intera generazione di europei per non aver voluto capire che la guerra era cambiata.

Oggi, filosofi e politici mandano al massacro sociale e civile una nuova generazione di europei incapace di pensare l’Essere e il Divenire.

La ruota del tempo gira velocemente, ci troviamo in un presente che è già passato, un futuro che non ci accorgiamo ancora di vivere, tutto scorre sotto i nostri stanchi occhi, incapaci di intendere quella che gli antichi greci chiamavano “aletheia”, lo svelamento, ciò che si scopre davanti a noi, l’essenza del nostro stare al mondo.

La conseguenza è l’esplosione inaspettata di una apparente follia che ci atterrisce, perchè non capiamo da dove arrivi e pretendiamo di negare che sia parte della nostra Società, attribuendola a qualcosa di allogeno che non ci appartiene.

E’ successo a Parigi, è successo a Londra. Ed è successo a Oslo.

Facile dar la colpa ad Al Qaeda, ai neo-nazisti, alle canaglie delle banlieau, agli scumbags di Tottenham. Meno facile rendersi conto che il male è dentro di noi, come un oscuro cancro.

In attesa che qualcuno sappia darci una spiegazione, osserviamo questa prateria delle idee, aspettando che qualcuno calpesti la prossima mina.

Alessandro Cappelletti

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